Immigrazione
Ceuta riaccende la frattura Ue: audizione tesa alla Libe tra accuse e la diserzione di Madrid
Riemerge lo scontro su rimpatri, hub e controlli alle frontiere
L’emergenza Ceuta sembra via via rientrare, il caso politico in Europa è destinato a tornare a fare rumore. La commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni dell’Eurocamera ha infatti convocato per giovedì una riunione straordinaria sulla vicenda, rispondendo alle richieste arrivate nei giorni scorsi innanzitutto dalle destre, che puntavano addirittura ad una riunione straordinaria dell’Aula. Si tratterà, molto probabilmente, di un’ulteriore tappa della battaglia politica che, solo martedì, con la videoconferenza dei ministri dell’Interno dei 27, sembrava parzialmente rientrata. Uno scontro nel quale potrebbe emergere, ancora una volta, la profonda frattura che ormai divide i movimenti europeisti sulla migrazione e non solo. Con il Ppe spesso e volentieri allineato con i Conservatori e i Patrioti.
Non è un caso, forse, che i due ministri spagnoli invitati all’audizione - Fernando Grande-Marlaska e Elma Saiz - sembrano aver deciso di disertare la convocazione. «Si rifiutano di partecipare. Quando l’Europa chiede spiegazioni il governo spagnolo decide di non metterci la faccia», è stato l’attacco sferrato dal presidente della commissione Libe, Javier Zarzalejos. Parole che non possono prescindere da un dato: Zarzalejos è membro della delegazione iberica dei Popolari europei, la componente che forse più di ogni altra sta spingendo il presidente Manfred Weber verso posizioni sempre più vicini alle destre. A parlare agli eurodeputati saranno invece il commissario Ue agli Affari Interni Magnus Brunner e il presidente-sindaco di Ceuta, Juan Jesus Vivas, anche lui membro del Partido Popular. Toccherà probabilmente al solo Brunner provare a mantenere un equilibrio in quella che si preannuncia come una sessione ad altissima tensione.
Del resto, se nella videocall dei 27 l’Europa ha provato a congelare lo scontro tendendo nettamente la mano al governo Sanchez, sulle politiche migratorie è la linea dura sostenuta dalle destre e dal Ppe che, da tempo, prevale nei consessi Ue.
E' stato lo stesso Brunner a puntare il dito contro la regolarizzazione dei migranti attuata da Madrid nelle scorse settimane e additata come un 'pull factor' da diversi governi del centrodestra europeo.
Accuse che, tuttavia, secondo il Financial Times, odorano di «ipocrisia».
«Anche l’Italia, la Germania e altri Paesi che hanno accusato la Spagna di attirare migranti con la sanatoria hanno a loro volta legalizzato silenziosamente lo status delle persone giunte in modo irregolare sul proprio territorio», ha scritto il foglio britannico spiegando ad esempio che tra il 2022 e il 2025 "l'Italia ha rilasciato 590.700 permessi di lavoro agli immigrati attraverso il cosiddetto decreto Flussi".
All’Eurocamera Brunner ribadirà la linea della Commissione: rafforzare - anche attraverso i social - la sorveglianza delle frontiere esterne, accelerare sulla cooperazione con i Paesi terzi per i rimpatri, porre barriere fisiche se necessarie.
Gli hub nei Paesi terzi sono parte di questa ricetta ma rischiano di non esserne il fulcro.
Sui finanziamenti europei per gli hub la partita resta in salita, anche perchè si incrocerà con il dibattito sul bilancio pluriennale, che vede i Frugali sul piede di guerra.
E poi c'è la questione dei Paesi ospitanti degli eventuali hub, tutti da convincere.
Il premier del Montenegro Milojko Spajić attraverso i canali social ha già spento i rumors che vorrebbero il Paese più prossimo ad entrare nell’Ue come possibile sede dei centri.
«Qualora tale iniziativa venisse presentata, la nostra risposta sarà negativa, nell’interesse dei cittadini del Montenegro», ha sottolineato.
Con i Paesi dell’Africa - dall’Uganda al Ghana - la trattativa potrebbe essere altrettanto difficile. E, soprattutto, potrebbe essere costosa.