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Immigrazione

Ceuta, calma apparente nell'exclave spagnola: vittime non identificate, minori in strada e l'allarme per il tam-tam online

La città non si è ancora svuotata dopo l'arrivo di migliaia di migranti: 2.500 sono ancora lì, compresi tanti minori in condizioni critiche

05 Agosto 2026, 21:14

21:20

Ceuta, calma apparente nell'exclave spagnola: vittime non identificate, minori in strada e l'allarme per il tam-tam online

Fuori il caldo supera i 40 gradi, dentro l'hangar il termometro segna meno 5. Nell'ex ospedale militare di Ceuta, trasformato in una grande camera mortuaria di emergenza, dove sono in fila i corpi delle vittime dell'esodo in massa che giovedì scorso ha sconvolto l'exclave. Delle 79 salme recuperate dal 26 luglio, di cui 77 sottoposte ad autopsia, finora soltanto due sono state identificate, mentre prosegue il lavoro della ventina di medici forensi inviati per rinforzi dalla penisola.

Nei sudari bianchi, forse alcuni dei 'desaparecidos' di cui le famiglie non hanno notizie, a ormai sei giorni dall'esodo di massa alimentato dal tam tam nelle Reti. Le stesse ora inondate di foto di persone disperse, come Mohamed Afasi, ripreso in costume, scomparso in mare a 9 anni mentre tentava di doppiare la scogliera del Tarajal con sua madre.

Nell'exclave restano 2.500 migranti per i quali sono iniziati gli iter individuali di identificazione e valutazione delle richieste di asilo e protezione internazionale. «Le procedure amministrative non solo collettive, sono individuali e devono garantire al massimo i diritti», ha spiegato il delegato del governo a Ceuta, Miguel Angel Perez Triano. Ma la priorità, ha aggiunto, resta una: «che i minori escano dalla strada il prima possibile».

Bambini e adolescenti non accompagnati sono l’anello più fragile. In un primo registro, la polizia ha identificato 528 ragazzi, arrivati durante l’ondata migratoria, che sono stati trasferiti nei centri di accoglienza al collasso. Madrid ne ha fatti approntare nuovi in due istituti scolastici. Ma, secondo il presidente della città autonoma, Juan Jesus Vivas (Partito Popolare), non bastano per dare un tetto e un letto ai circa 1.100 migranti minori che stima si trovino ancora a Ceuta. Nascosti soprattutto nel quartiere di El Principe, uno dei più poveri e dove i residenti, oltre a dare loro acqua, cibo e vestiti, hanno improvvisato un registro artigianale, che ha già censito un centinaio di ragazzi, come riporta la Cadena Ser.

«La situazione è assolutamente insostenibile», ha detto Vivas, chiedendo «soccorso, aiuto e solidarietà» alle altre regioni iberiche. Mentre organizzazioni per l’infanzia e i diritti umani, tra cui Save The Children e la Plataforma de Infancia, reclamano lo stop alle espulsioni in massa, di bambini inclusi. E hanno chiesto in una lettera al governo di Pedro Sanchez di rispettare «l'interesse superiore del minore». Sollecitano identificazioni rapide, accoglienza adeguata e valutazioni individuali, oltre a garanzie contro eventuali rimpatri senza le procedure previste dalla legge.

Madrid richiama il meccanismo di redistribuzione obbligatoria dei minori previsto dalla normativa spagnola, ma il trasferimento verso altre comunità autonome resta al centro dello scontro politico con le regioni governate dal Partito Popolare e da Vox. «La legge deve essere rispettata da tutti», ha ammonito il vicepremier Carlos Cuerpo.

Sul fronte giudiziario, la Spagna cerca di ricostruire la dinamica degli arrivi in massa e delle morti: l’Audiencia Nacional ha chiesto alla Guardia Civil un rapporto anche su eventuali allarmi lanciati nei giorni precedenti dall’intelligence alle autorità, rimasti eventualmente inascoltati. Mentre resta alta l’inquietudine per i continui appelli sui social per nuovi 'assalti' all’exclave programmati per il 15 agosto. Cuerpo ha chiesto di «rafforzare i meccanismi di allerta rapida» contro il passaparola digitale e i falsi messaggi capaci di mobilitare migliaia di persone in poche ore.

«E' importantissimo mantenere una cooperazione rafforzata con il nostro vicino, il Marocco», ha anche detto il vicepremier, ricordando che quella in Nord Africa è «la frontiera d’Europa con la maggiore disuguaglianza di reddito».

Anche Rabat, che dal primo momento ha respinto le accuse di aver lasciato sguarnita la frontiera, ha aperto un fronte giudiziario. La Procura di Tetouan ha incriminato 25 persone accusate di aver favorito gli attraversamenti in massa verso Ceuta durante l’esodo del 30 e 31 luglio. Parallelamente, l'Associazione marocchina per i diritti umani (Amdh) ha segnalato che 52 persone sono state portate davanti ai tribunali marocchini dopo gli scontri alla frontiera di Melilla.