la polemica
Il giallo dei 100 milioni alla Jc Electronics irrompe nella commissione d'inchiesta sul Covid: Conte all'attacco
L'ex presidente del Consiglio porta un verbale inedito alla procura di Roma e l'azienda di mascherine lo sfida a rinunciare all'immunità
Dopo una lunga serie di rinvii, l'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è presentato davanti alla commissione d'inchiesta sul Covid, da lui subito etichettata come un "plotone d'esecuzione".
L'audizione, protrattasi per oltre cinque ore, si è trasformata in un duro confronto politico, con l'ex premier deciso a ribaltare le carte fin dalle prime battute.
Conte ha infatti sfoderato una mossa inattesa: l'annuncio di aver depositato presso la Procura di Roma un plico ricevuto in forma anonima. Si tratta di un verbale del 2022 che, secondo la sua ricostruzione, aprirebbe nuovi e inquietanti interrogativi sulla fornitura di mascherine da parte della Jc Electronics.
Per "coscienza civica", ha spiegato, ha ritenuto doveroso trasmettere gli atti ai magistrati per fare luce sulla transazione dello scorso ottobre, con cui Palazzo Chigi e il Ministero della Salute hanno chiuso il contenzioso con la società riconoscendole circa 100 milioni di euro.
"Come si fa a dare 100 milioni a Jc Electronics prima del giudizio cautelare? Non avete trovato sei milioni per le mammografie", ha incalzato replicando alla deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri.
La risposta della Jc Electronics, guidata da Dario Bianchi — considerato il principale accusatore di Conte — è arrivata subito. L'azienda di Colleferro ha chiarito che il documento citato non costituisce affatto una novità ed è già stato superato al vaglio della magistratura. Richiamando pronunce favorevoli e la conformità dei dispositivi attestata da Inail e Agenzia delle Dogane, la società ha invitato Conte a rinunciare all'immunità parlamentare per sostenere le sue tesi nelle sedi opportune.
Il dibattito in commissione si è quindi allargato ad altri dossier sensibili. Esponenti del centrodestra, tra cui Galeazzo Bignami e Francesco Filini (FdI), hanno incalzato l'ex premier sul mancato aggiornamento del piano pandemico e sulle scelte in materia di vaccini.
Conte, che ha incassato il sostegno del Partito Democratico e dell'ex ministro Roberto Speranza, ha richiamato la responsabilità condivisa dei governi succedutisi dal 2006. Ha poi respinto con decisione l'accusa di ammiccare alle posizioni no vax: "Io non sono qui a prendere un voto no vax, li lascio tutti a voi".
La giornata si è chiusa con un passaggio sulle partite europee, dal Patto di stabilità al Recovery, che ha offerto a Conte l'occasione per criticare la linea del governo Meloni sul riarmo dell'Unione europea. Il primo round è terminato, ma il "secondo tempo" è già in calendario per lunedì 14 settembre.