la guerra
Il no di Trump fa correre Kiev: «Costruiremo da soli i nostri sistemi antimissile»
Il presidente americano nega nuove forniture belliche perché «servono anche a noi», mentre il Pentagono fa i conti con il dimezzamento delle scorte dopo la crisi con l'Iran
Di fronte alle crescenti esitazioni di Donald Trump nel garantire la consegna dei sistemi di difesa aerea Patriot, Kiev imprime una decisa accelerazione al proprio piano per sviluppare e produrre in autonomia intercettori antibalistici.
L’iniziativa si inquadra nel progetto paneuropeo Freya, varato dall’azienda ucraina della difesa Fire Point con lo scopo di realizzare missili alternativi ai PAC-3 di fabbricazione statunitense.
“L’Ucraina è in grado di produrre il proprio missile e il relativo lanciatore”, ha dichiarato con fermezza il presidente Volodymyr Zelensky, precisando che i partner europei e internazionali provvederanno a fornire i componenti critici, inclusi apparati radar e sensoristica.
La roadmap è stringente: l’obiettivo è conseguire risultati tangibili e capacità operative dispiegabili entro il biennio 2026-2027.
Una corsa alimentata anche dal recente colloquio alla Casa Bianca, durante il quale Trump avrebbe fatto sapere a Zelensky l’impossibilità di inviare ulteriori sistemi Patriot.
Il presidente statunitense ha giustificato la linea prudenziale ricordando che le riserve americane sono necessarie anche alla protezione del territorio nazionale — alla luce dell’intenso impiego di vettori da parte del Pentagono nel recente conflitto con l’Iran — pur escludendo qualsiasi scenario di reale penuria di munizioni a Washington.
Parallelamente, mentre l’industria bellica ucraina si riorganizza, Zelensky ha avviato una missione diplomatica a Belgrado per incontrare il presidente serbo Aleksandar Vucic, con l’intento di costruire un dialogo basato sul reciproco rispetto con un Paese storicamente vicino alla Federazione Russa.
Intanto, la pressione della guerra ibrida si manifesta nel cuore dell’Unione Europea.
In Germania, il Consiglio di sicurezza nazionale presieduto dal cancelliere Friedrich Merz si è riunito d’urgenza dopo il ritrovamento di un drone-bomba all’aeroporto di Lipsia, posizionato nei pressi di quattro aerei cargo della compagnia ucraina Antonov Airlines, uno dei quali era rientrato il giorno precedente dopo aver trasportato munizioni da Parigi.
L’allerta resta elevatissima anche per il sorvolo di altri droni sospetti sopra la base militare di Mechernich.
Se l’ambasciata russa a Berlino liquida l’episodio come una “provocazione orchestrata” per alimentare la russofobia, i rapporti dell’intelligence statunitense delineano un quadro ancor più fosco: Vladimir Putin, sotto pressione interna e in difficoltà sul fronte ucraino, potrebbe testare nei prossimi anni la determinazione e la coesione della Nato con un attacco informatico o una limitata incursione terrestre contro un Paese alleato.