la polemica
La Germania pretende la resa dei conti: «L'Italia si riprenda i suoi migranti»
Berlino fissa la scadenza del giugno 2026 per i trasferimenti forzati mentre Roma fa muro per difendere i propri confini
Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato in vigore il 12 giugno 2026, deve già misurarsi con il suo primo, delicatissimo “crash test” geopolitico.
La Germania ha scelto questa fase di transizione per riaprire una storica frattura interna all’Unione, chiedendo ufficialmente che Italia e Grecia tornino a farsi carico dei richiedenti asilo transitati dai loro territori. Berlino pretende che, dalla data di applicazione del Patto, riprendano i rinvii verso gli Stati di primo approdo.
Dietro la mossa tedesca si celano tensioni politiche e dati poco lusinghieri. Secondo cifre ufficiali del Bundestag, nel 2025 la Germania ha inoltrato 35.942 richieste di presa o ripresa in carico ad altri Paesi membri, ottenendo 23.912 esiti favorevoli ma riuscendo a portare a termine solo 5.377 trasferimenti.
Già nel 2024, Eurostat registrava il primato tedesco per richieste in uscita (74.581) a fronte di appena 5.827 movimenti effettivamente eseguiti.
Per la politica di Berlino è una questione di credibilità amministrativa interna, volta a frenare i movimenti secondari e a disinnescare le accuse di chi ritiene che l’Unione non sappia far rispettare le proprie norme.
La replica dei Paesi di frontiera mediterranei non si è fatta attendere. L’Italia, che nel 2024 ha ricevuto il maggior numero di richieste di Dublino in entrata (42.807), si oppone con fermezza. Già nel dicembre 2022 Roma aveva sospeso l’accoglienza dei trasferimenti a causa della saturazione del sistema, un “limite materiale” che perdura. Nei primi giorni di applicazione delle nuove regole, l’Italia ha inoltre respinto le prime istanze inviate dai partner europei, un atteggiamento operativo rilevato e criticato dalla Commissione europea.
La Grecia, pur muovendosi verso una complessa normalizzazione amministrativa avallata da Bruxelles, resta al centro di gravi controversie. Nel 2025 il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha denunciato pratiche sistematiche di respingimenti sommari e violenti alle frontiere, mentre Amnesty International ha contestato la sospensione della registrazione delle domande d’asilo per gli arrivi dal Nord Africa.
Il Patto del 12 giugno introduce controlli accelerati e un meccanismo di solidarietà obbligatoria ma flessibile — che consente agli Stati del Nord e dell’Est di versare contributi finanziari in alternativa all’accoglienza — senza però rimuovere l’asimmetria geografica di fondo.
Con la macchina dei rimpatri cronicamente inceppata in tutta Europa, tra procedure complesse e intese poco efficaci con i Paesi d’origine, il braccio di ferro rischia di trasformare stabilmente l’Italia in una “zona cuscinetto” permanente.