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l'inchiesta

«Se te ne vai dalla Rai fai bingo»: quando Lavitola spingeva Ranucci verso la politica

Nelle indagini spuntano i retroscena sulle ambizioni del faccendiere mentre il giornalista nega ogni ipotesi di candidatura

12 Agosto 2026, 07:42

07:50

«Se te ne vai dalla Rai fai bingo»: quando Lavitola spingeva Ranucci verso la politica

La Procura di Roma prosegue l’inchiesta sull’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 ai danni di Sigfrido Ranucci, volto storico di Report, il programma d’inchiesta della Rai.

Nel fascicolo compare Valter Lavitola, al quale i magistrati contestano, in qualità di presunto mandante, il reato di strage in concorso, anche alla luce della perquisizione del 4 luglio 2026.

Secondo quanto riferito dall’ANSA, circa un mese prima dell’esplosione Lavitola avrebbe effettuato un sopralluogo nei pressi dell’abitazione del giornalista insieme a Gomes Clesio Tavares, indicato come intermediario con gli esecutori materiali.

Parallelamente all’aspetto penale, dagli atti emerge un intreccio di rapporti personaliChat private e tabulati telefonici delineano un legame di “estrema confidenza” e una “frequentazione stretta e abituale”, ben oltre la consueta dinamica tra un cronista d’inchiesta e una fonte.

Le conversazioni pubblicate dal Corriere della Sera mostrano un contatto continuo, costellato di sfoghi e confidenze.

Ranucci manifestava a Lavitola il proprio logoramento professionale e il clima percepito in azienda: “sono stanco”, scriveva in un passaggio. In un altro messaggio, riferendosi a dirigenti e ambiente Rai, il conduttore si lasciava andare a parole durissime: “Li odio. Sono falsi.”

Dal canto suo, Lavitola non mancava di dispensare consigli sulla carriera. Nel luglio 2024 lo spronava a lasciare viale Mazzini: “Sarebbe il momento di andartene.” Alla replica di Ranucci, secondo cui in Rai stavano “facendo di tutto per mandarmi via”, il faccendiere rilanciava con ipotesi politiche: “Faresti Bingo, e tra due anni fai il presidente.”

Ranucci ha poi chiarito, in Commissione di vigilanza e in un’intervista del 9 luglio 2026, di aver escluso in ogni momento qualsiasi candidatura o coinvolgimento in progetti politici proposti da Lavitola.

Ha tuttavia ammesso la frequentazione, spiegando che il faccendiere era stato ospite a cena a casa sua e che lo aveva aiutato a trovare una sistemazione per le vacanze al mare.

Per il giudice per le indagini preliminari, un indizio rivelatore della familiarità tra i due emerge da una telefonata del 17 aprile 2025: una donna vicina al conduttore, identificata con le iniziali L.C., chiamò direttamente il cellulare di Lavitola per farsi passare Ranucci, che in quel momento si trovava con lui. Lavitola rispose, la riconobbe e gli passò immediatamente il giornalista.

Un episodio analogo è registrato il 26 dicembre dello stesso anno, quando Ranucci, parlando con la donna, spiegò di essere “da Valter”.

Secondo il gip, questa triangolazione rivela una consuetudine priva di mediazioni, tipica di una frequentazione stabile e domestica.

Dalle chat traspare anche un’azione costante di persuasione e rassicurazione da parte di Lavitola: non solo lusinghe, ma tentativi di orientare le scelte del conduttore, con pressanti inviti a rafforzare la scorta e le misure di protezione personale. Un atteggiamento che, a giudizio degli inquirenti, sfiora il confine tra premura amicale e tentativo di esercitare un’influenza.

L’impatto reputazionale sulla Rai è stato immediato. Il 10 luglio 2026 la Direzione Approfondimento ha disposto la sospensione cautelativa delle repliche estive di Report, richiamando l’esigenza di tutelare il valore editoriale del servizio pubblico in attesa di piena chiarezza. Resta confermata per novembre 2026 la partenza della nuova stagione del programma.

Sul piano giudiziario, le posizioni si irrigidiscono. La difesa di Lavitola valorizza proprio la profondità del legame personale per respingere la tesi accusatoria: un rapporto così “stretto e fraterno” tra le famiglie renderebbe, a loro dire, illogica l’ipotesi di un mandato omicida.

L’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, ha annunciato invece una querela per diffamazione aggravata contro alcune ricostruzioni mediatiche, denunciando un ribaltamento dei ruoli che finirebbe per trasformare la vittima di un grave attentato dinamitardo nel beneficiario di presunti favori opachi.

Gli investigatori lavorano intanto su un ulteriore filone: accertare se, quante volte e per quali motivi Lavitola sia entrato nella redazione di Report, con l’obiettivo di chiarire in via definitiva la reale natura di un rapporto tanto controverso.