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la storia

Multata col telefono, querela i carabinieri: «Ma quale telefono, in mano avevo solo una zucchina»

I giudici d’appello però hanno confermato il verbale dei militari e hanno bocciano la tesi dell'automobilista di Corno di Rosazzo

12 Agosto 2026, 11:26

11:30

Multata col telefono, querela i carabinieri: «Ma quale telefono, in mano avevo solo una zucchina»

Una vicenda giudiziaria al limite del surreale, che pare uscita da una commedia brillante ma è approdata in aula davanti ai giudici della Corte d’Appello di Trieste, si è chiusa con la conferma di una pesante sanzione a carico di un’automobilista friulana. La tesi difensiva, già battezzata “la difesa della zucchina”, è stata respinta anche in secondo grado.

I fatti risalgono al 19 settembre 2020, quando a Ronchi dei Legionari (Gorizia) una pattuglia dei Carabinieri contestò alla conducente — una 38enne di Corno di Rosazzo (Udine) — di avere il cellulare in mano durante la marcia. Scattò così una multa da 320 euro.

La donna decise di non pagare e di intraprendere una battaglia legale, sostenendo una versione quantomeno singolare: non stava impugnando un telefono, bensì uno spicchio di zucchina fritta che stava portando alla bocca. A sostegno, la difesa produsse i tabulati della scheda telefonica per dimostrare l’assenza di chiamate in corso, evidenziando inoltre la presenza a bordo di un sistema vivavoce con comandi al volante.

Non solo: la conducente presentò anche una querela contro i militari, accusando il pubblico ufficiale di non aver riportato il vero nel verbale. Già in primo grado, però, il Tribunale aveva rigettato integralmente l’impostazione difensiva, sottolineando un elemento ritenuto decisivo: al momento della contestazione su strada, l’interessata non aveva formulato alcuna obiezione immediata, tirando fuori la versione dello “spicchio di zucchina fritta” soltanto in sede di opposizione formale.

Ora anche la Corte d’Appello di Trieste, come riportato dal Messaggero Veneto, ha confermato la decisione. Per i giudici, né la presenza di zucchine a bordo né la dotazione del vivavoce sono idonee a provare un errore di percezione da parte dei Carabinieri. La Corte ha inoltre osservato che i moderni smartphone possono essere utilizzati per attività — come l’invio di messaggi o la navigazione in rete — che non lasciano traccia nei tabulati delle telefonate.

Respinta, infine, anche la richiesta della difesa di effettuare un sopralluogo sul luogo dell’infrazione. Oltre alla sanzione originaria, alla 38enne è stato imposto il pagamento di quasi 500 euro di spese processuali d’appello. Nonostante il doppio stop, la partita potrebbe non essere finita: i legali dell’automobilista hanno già annunciato ricorso in Cassazione