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Cisgiordania, l'assedio dei coloni israeliani a tre famiglie palestinesi. La svolta dell'ambasciatore Usa: «È terrorismo»
Nel villaggio a sud di Nablus, l’assedio a tre famiglie palestinesi diventa il simbolo di una pressione quotidiana fatta di servizi tagliati, paura e controllo del territorio
Le immagini mostrano coloni davanti a una casa palestinese, ma il cuore della vicenda è dentro quelle stanze: famiglie bloccate, acqua ed elettricità tagliate, scorte ridotte al minimo. A Qusra, nel nord della Cisgiordania occupata, l’assedio di tre nuclei familiari racconta come la pressione dei coloni possa trasformarsi in uno strumento di espulsione.
L’assedio non si misura soltanto con le immagini dei coloni davanti a una casa. Si misura soprattutto nel tempo che passa senza acqua corrente, senza elettricità stabile, con provviste che si assottigliano e con la certezza, per chi è dentro, che abbandonare l’abitazione significherebbe rischiare di perderla. È questo il punto che emerge dal racconto dei residenti palestinesi bloccati da giorni nelle loro case e dalle immagini circolate online: non un episodio isolato di intimidazione, ma una pressione continua che punta a rendere impossibile la vita quotidiana.
Secondo quanto riferito da Al Jazeera, i coloni israeliani hanno circondato tre famiglie palestinesi nelle loro abitazioni a Qusra, interrompendo l’accesso a beni essenziali e tagliando le forniture di acqua ed elettricità. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrate dall’emittente riprendono decine di coloni attorno a una delle case; i residenti sostengono inoltre che i soldati israeliani intervenuti sul posto non abbiano realmente disperso gli assedianti. In alcuni video, diventati virali sui social, soldati e coloni compaiono persino fianco a fianco durante una preghiera, un dettaglio che ha rafforzato tra i palestinesi l’idea di una protezione di fatto garantita ai coloni più radicali. L’esercito israeliano, citato dalla stessa testata, ha dichiarato di aver disposto l’invio di un ulteriore battaglione di fanteria nella zona e di voler proseguire gli sforzi per ristabilire l’ordine; il giorno precedente aveva definito “illegali” e “inaccettabili” le iniziative dei coloni nell’area, annunciando anche provvedimenti disciplinari verso il personale di sicurezza ripreso nei filmati.
L'ambasciatore statunitense in Israele, un convinto sostenitore degli insediamenti in Cisgiordania, ha denunciato l'assedio delle case palestinesi da parte dei coloni come un "atto di terrorismo". "Le azioni di coloro che si celano dietro questo orribile atto di terrorismo, volto a intimidire e molestare questa famiglia, sono ripugnanti", ha scritto Mike Huckabee su X, aggiungendo che "nessuna scusa giustifica questo comportamento da teppisti".
Tra le persone bloccate ci sono Qusai Abu Rida e il nipote Ahmed, 18 anni, secondo il racconto del parente Loai Ridi, palestinese-americano residente negli Stati Uniti. La famiglia, ha spiegato, sta sopravvivendo grazie a un impianto solare temporaneo e a riserve d’acqua residue, mentre le scorte alimentari sono limitate a pochi giorni. Il punto decisivo, nel suo racconto, è che lasciare la casa significherebbe quasi certamente consentire ai coloni di prenderne possesso. È una dinamica ben conosciuta in molte aree della Cisgiordania: l’allontanamento forzato, anche temporaneo, può trasformarsi rapidamente in perdita irreversibile del controllo su terreni, abitazioni e accesso alle risorse. (Al Jazeera; Peace Now)
Un villaggio sotto pressione già prima dell’assedio
Per capire perché Qusra sia diventata uno dei punti più sensibili del nord della Cisgiordania bisogna guardare a ciò che è accaduto nei mesi precedenti. OCHA, l’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, aveva già segnalato Qusra come una delle località più colpite dagli attacchi dei coloni nel 2026. In un rapporto pubblicato il 10 aprile 2026, l’agenzia scriveva che il villaggio aveva registrato 27 attacchi di coloni dall’inizio dell’anno, il numero più alto per una singola comunità in quel periodo, con un palestinese ucciso e otto feriti. Nello stesso documento OCHA riferiva anche di danni a reti idriche ed elettriche e di una pressione crescente sulle infrastrutture essenziali.
La situazione non si è fermata lì. In un aggiornamento del 16 luglio 2026, OCHA ha documentato ulteriori episodi specifici a Qusra: il danneggiamento di cavi elettrici e di una conduttura idrica principale che serviva circa otto abitazioni, lasciando famiglie senza acqua e corrente per diverse ore. Questi dettagli sono importanti perché mostrano una continuità di metodo: l’obiettivo non è soltanto l’incursione violenta, ma l’erosione sistematica delle condizioni minime di vita, dalla mobilità all’energia, fino all’accesso all’acqua.
Alla fine di luglio 2026, Qusra era già tornata nelle cronache per un altro episodio simbolicamente pesante: l’incendio di una moschea in fase finale di costruzione. Secondo Reuters, che citava il capo del consiglio del villaggio Abdel Azim Wadi, coloni israeliani hanno appiccato il fuoco all’edificio e tracciato scritte in ebraico sui muri; l’esercito israeliano ha affermato allora di aver trovato prove di incendio doloso e graffiti e di star cercando i responsabili. Anche quell’episodio si inseriva in una sequenza di violenze successive a scontri mortali nella zona di Tal.