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il caso

Pena di morte negli Stati Uniti: tre esecuzioni in un solo giorno, non accadeva da sedici anni

Dai settant'anni di Cuesta-Rodríguez al dramma della piccola Kamarie: l'agosto di sangue delle carceri americane

13 Agosto 2026, 22:28

22:30

Pena di morte negli Stati Uniti: tre esecuzioni in un solo giorno, non accadeva da sedici anni

Il 13 agosto 2026 segna una giornata nera nel panorama giudiziario statunitense. Per la prima volta dal 7 gennaio 2010, tre Stati — Oklahoma, Tennessee e Alabama - hanno calendarizzato l’esecuzione di altrettante condanne a morte nello stesso giorno. Questa rara coincidenza evidenzia come la pena capitale, pur drasticamente ridimensionata rispetto ai picchi degli anni Novanta, continui a sopravvivere in un perimetro geografico sempre più circoscritto e attraverso procedure oggetto di costanti contestazioni..

Carlos Cuesta-Rodríguez, 70 anni, è stato giustiziato tramite iniezione letale nel penitenziario statale di McAlester (Oklahoma). Condannato per l’omicidio della compagna, Olimpia Fisher, avvenuto a Oklahoma City, il suo caso rappresenta la terza esecuzione dall’inizio dell’anno nello Stato.

In Tennessee, poco dopo, si è proceduto alla messa a morte di Anthony Darrell Hines presso la Riverbend Maximum Security Institution. Hines era stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di Katherine Jean Jenkins, cameriera di motel accoltellata a Kingston Springs nel 1985. La Corte suprema del Tennessee aveva fissato una data di esecuzione al 30 settembre 2025 e, lo scorso luglio, erano state avviate le procedure per la selezione dei testimoni della stampa.

In Alabama l’attenzione si è concentrata su Jeremy Williams, la cui esecuzione era stata autorizzata nella finestra compresa tra il 13 e il 14 agosto 2026. Williams si trovava nel braccio della morte per il sequestro, lo stupro e l’uccisione della piccola Kamarie Holland, 5 anni, originaria della Georgia. Il via libera era arrivato dalla Corte suprema dell’Alabama a giugno, dopo la rinuncia del condannato a ulteriori impugnazioni.

Per comprendere la portata di questa giornata, è utile collocarla nella traiettoria storica della pena capitale negli Stati Uniti. Dalla reintroduzione nel 1976, le esecuzioni hanno superato quota 1.600, attestandosi a 1.665 nel corso del 2026. Il picco resta quello del 1999, con 98 casi, e la tendenza di lungo periodo è al ribasso; tuttavia il 2025 ha segnato un’inversione significativa, con 47 esecuzioni in 11 Stati, quasi il doppio rispetto alle 25 del 2024 e in netta rottura con il decennio precedente, stabilmente sotto le 30. Prima del 13 agosto, il 2026 contava 19 esecuzioni: le morti di Cuesta-Rodríguez e Hines hanno portato il totale a 21, con la possibile esecuzione in Alabama che avrebbe innalzato il bilancio a 22.

Il quadro conferma una contraddizione strutturale: la pena di morte resta formalmente vigente in numerose giurisdizioni, ma la sua applicazione concreta è discontinua, diseguale e concentrata in pochi territori. A oggi, ventitré Stati l’hanno abolita; in California, Oregon e Pennsylvania sono in vigore moratorie politiche che ne sospendono l’esecuzione pur senza abrogazione legislativa. Sul sistema gravano inoltre contenziosi serrati sui protocolli: in Tennessee, la ripresa del calendario 2026 è arrivata dopo anni di sospensioni, rinvii e polemiche sull’efficacia dell’iniezione letale. La difesa di Hines aveva sollecitato maggiore trasparenza sul personale coinvolto, alla luce di precedenti tentativi falliti nello Stato. Questo clima è alimentato dalla crescente “opacità amministrativa” adottata da diverse giurisdizioni: molte proteggono per legge l’identità dei fornitori dei farmaci e di chi partecipa alle operazioni, sollevando interrogativi sulla trasparenza di una sanzione inflitta in nome della collettività.

Nonostante l’accelerazione impressa da alcuni Stati, il ritorno di un “giorno triplo” non equivale a una restaurazione generalizzata. Secondo il Death Penalty Information Center, le nuove condanne a morte restano storicamente basse e le giurie popolari appaiono sempre meno inclini a comminare la pena capitale, anche di fronte a delitti gravissimi. La data del 13 agosto 2026 è dunque un’eccezione statistica, ma testimonia la resilienza di un meccanismo punitivo che continua ad agire con vigore in specifiche aree del Paese. Oklahoma, Tennessee e Alabama non rappresentano l’orientamento dell’intera nazione: segnalano, piuttosto, la persistenza di una minoranza geografica e politica in cui la pena di morte non è un retaggio del passato, ma uno strumento ordinario, concreto e irreversibile di giustizia.