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Karoline Leavitt lascia l'incarico di portavoce di Trump: c'è chi ipotizza la rabbia per essere stata lasciata sull'aereo esca

Il congedo della press secretary segue le accese polemiche sul jet che ha esposto i fedelissimi di Trump ai rischi della sicurezza

14 Agosto 2026, 17:54

18:00

Karoline Leavitt lascia l'incarico di portavoce di Trump: c'è ipotizza la rabbia per essere stata lasciata sull'aereo esca

Con la più classica delle formule della politica americana, Karoline Leavitt ha annunciato il suo congedo dall’incarico di portavoce della Casa Bianca. Classe 1997 e nominata a soli 28 anni, Leavitt passerà agli annali come la più giovane press secretary della presidenza statunitense. Le dimissioni, rese note a metà agosto 2026, diverranno operative alla fine del mese. La motivazione ufficiale definisce la scelta “agrodolce”, dettata dall’esigenza di dedicarsi ai suoi due figli piccoli, tra cui la secondogenita Viviana, nata a maggio 2026. Come spesso accade a Washington, tuttavia, il tempismo è decisivo. L’uscita di scena arriva in una fase di particolare fragilità per l’amministrazione di Donald Trump, a ridosso del controverso caso del “volo-esca” in Turchia e nel pieno di forti pressioni interne sulla gestione della macchina comunicativa presidenziale.

Le dimissioni della portavoce si inseriscono nel clima teso che agita il West Wing. A luglio 2026, durante il vertice NATO in Turchia, l’apparato di sicurezza presidenziale dispose il trasferimento riservato di Donald Trump su un aereo alternativo e più protetto per eludere minacce attribuite all’Iran. Il jet presidenziale qatariota originario decollò comunque come “aereo-esca”, con l’obiettivo di confondere eventuali aggressori. La polemica è montata quando si è appreso che diversi alti funzionari e membri del governo erano rimasti a bordo del volo-esca, ignari o comunque esposti, mentre il presidente viaggiava al sicuro su un altro velivolo. L’episodio ha innescato un acceso dibattito sulla tutela dei collaboratori e ha incrinato equilibri personali nel ristretto entourage di Trump. Tra le indiscrezioni — non confermate — circola l’ipotesi di un rafforzamento del ruolo di consiglieri fidati come Natalie Harp, rimasta accanto al presidente, a fronte di una posizione più defilata e controversa di Leavitt in quella circostanza.

Al netto dell’epilogo improvviso, i diciannove mesi di Leavitt al podio della Casa Bianca lasciano un segno e ridefiniscono il canone comunicativo del trumpismo. Con un compenso annuo di 195.200 dollari, tra i più alti della struttura presidenziale dal luglio 2025, Leavitt ha incarnato una strategia mediatica muscolare e polarizzante. Fin dal debutto, nel gennaio 2025, aveva dettato la linea: scavalcare i media tradizionali e spalancare le porte della Casa Bianca a influencer, podcaster e canali alternativi. Un approccio bellicoso, segnato da attacchi frontali alla stampa mainstream e da una ferrea disciplina nel presidiare i messaggi del presidente, spesso mutevoli e scanditi in tempo reale dai suoi post personali.

Donald Trump ha reagito con toni concilianti: il presidente ha espresso stima per Leavitt, assicurando che continuerà a collaborare come consulente esterna e resterà una figura di riferimento per il Partito Repubblicano in vista delle imminenti elezioni di metà mandato. La sua uscita, però, mette a nudo un paradosso strutturale dell’incarico. Nell’era Trump, il portavoce gode di un’enorme visibilità ma di margini di autonomia ridotti, stretto tra i vincoli d’ufficio e la comunicazione diretta e imprevedibile del presidente. La successione a Leavitt rappresenta dunque un test cruciale per la Casa Bianca, chiamata a individuare un profilo in grado di gestire una comunicazione permanente e accentrata senza smarrire il legame con la base elettorale, alla vigilia di un autunno politicamente delicato.