la polemica
Le "storie" con le stagiste e le fonti: l'atto d'accusa di Selvaggia Lucarelli a Sigfrido Ranucci
La newsletter della giornalista influencer che scuote il servizio pubblico sollevando interrogativi deontologici sulla gestione interna di Report
Il confronto a distanza tra Selvaggia Lucarelli e Sigfrido Ranucci ha riacceso il dibattito sui limiti etici del giornalismo investigativo, sul rapporto con le fonti e sui doveri connessi al servizio pubblico radiotelevisivo.
In una recente newsletter della serie “Vale tutto”, la giornalista ha rivolto dure contestazioni al conduttore di Report, spostando il baricentro dalla bontà delle inchieste al metodo e alla gestione delle relazioni personali e professionali.
Al cuore delle critiche c’è, secondo Lucarelli, una gestione “troppo porosa” del confine tra vita privata e attività giornalistica da parte di Ranucci.
Nella sua ricostruzione, la cronista evoca presunti legami sentimentali che il conduttore avrebbe intrattenuto con fonti e stagiste della trasmissione. Accuse che chiamano in causa i principi cardine del giornalismo d’inchiesta, dove la indipendenza da rapporti affettivi o gerarchici è ritenuta indispensabile per salvaguardare autonomia e imparzialità dell’informazione.
La newsletter mette inoltre in discussione la narrazione pubblica costruita nel tempo attorno alla figura del giornalista di Report, descritto come bersaglio costante per la natura rischiosa del suo lavoro, fino a sovrapporre il brand del programma alla sua persona.
Un meccanismo che, a giudizio di Lucarelli, finirebbe per assimilare qualsiasi voce critica a un “nemico”, incasellandola arbitrariamente in un preciso schieramento politico. La polemica si inserisce in una fase segnata da sviluppi giudiziari e verifiche aziendali.
Nel luglio 2026 la Procura di Roma ha contestato a Valter Lavitola il reato di strage per un attentato che sarebbe stato pianificato nell’ottobre 2025 ai danni di Ranucci: secondo gli atti, l’indagato avrebbe commissionato il reperimento di esplosivo per colpire il giornalista, accusa che egli respinge.
Quasi in parallelo, la Rai ha avviato accertamenti interni, affidandoli alla Commissione per il Codice Etico, con l’obiettivo di verificare il rispetto di principi fondamentali quali imparzialità, accuratezza, rigorosa verifica delle fonti e corretta gestione delle stesse.
Un ulteriore tassello è rappresentato dall’autobiografia “La scelta”, pubblicata da Ranucci nel 2024 per Bompiani. La tesi sostenuta da Lucarelli è che, qualora episodi privati siano stati inclusi in un’opera presentata come autobiografica, risulti complesso derubricarli a elementi romanzati quando sollevano obiezioni di carattere etico e deontologico. Sul fondo riaffiorano anche i precedenti del novembre 2021, quando in Commissione di Vigilanza Rai emerse un dossier anonimo con accuse di presunti ricatti sessuali e mobbing nella redazione di Report.
All’epoca, l’allora amministratore delegato Carlo Fuortes precisò di non aver ricevuto denunce formali, mentre Ranucci bollò le contestazioni come “fango” e presentò querela.
L’audit interno della Rai concluse le verifiche senza riscontrare le accuse contenute nel dossier. Ciò nonostante, l’odierna discussione si concentra sull’impatto che i comportamenti descritti dallo stesso giornalista possono avere sulla fiducia del pubblico.
Il caso ripropone con forza la centralità delle regole deontologiche che governano la professione. Il Testo unico dei doveri del giornalista e il Codice Etico della Rai richiamano a lealtà, trasparenza, assenza di conflitti di interesse e tutela della reputazione aziendale.