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stati uniti

Trump shock a New York: «Dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti»

l presidente annuncia l'annessione della strategica via d'acqua al termine della imminente sconfitta dell'Iran

14 Agosto 2026, 22:39

23:33

Trump shock a New York: «Dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti»

Con l’Iran «pesantemente sconfitto», Donald Trump ha annunciato che «molto presto» proclamerà lo Stretto di Hormuz «territorio degli Stati Uniti».

L’ex presidente ha parlato all’Accademia di polizia di Garden City, nello Stato di New York, nel pieno dell’impasse negoziale con Teheran.

«Dopo aver sconfitto l’Iran, che sta subendo una pesante sconfitta, dichiarerò molto presto lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti», ha scandito tra gli applausi di agenti e sostenitori.

«È vero. Abbiamo imposto il blocco. Nessuna nave passa se non lo vogliamo noi, abbiamo eretto una barriera d’acciaio», ha aggiunto, rivendicando l’azione dei militari statunitensi.

Trump ha quindi avvertito che Washington risponderà «con una forza cento volte superiore» in caso di attacco iraniano: «La guerra contro l’Iran rappresenta un grande servizio reso al mondo», perché «non permetteremo mai all’Iran di avere armi nucleari».

L’affondo arriva a ridosso della scadenza della tregua di 60 giorni fissata dal memorandum di Islamabad, che termina lunedì 17 agosto, mentre i mediatori pakistani sono al lavoro per favorirne un’eventuale proroga.

Alla luce dello stallo sul terreno e nel dialogo diplomatico, la Casa Bianca prepara un’ulteriore stretta: il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha annunciato misure economiche «mai viste prima» contro Teheran, tali da isolarla dalla comunità internazionale.

Gli Stati Uniti colpiranno l’Iran «in modo pesante economicamente», ha confermato Trump a Fox News.

Alle sanzioni si affiancherà il blocco navale imposto da Washington, che, secondo il segretario alla Difesa Pete Hegseth, potrà proseguire «a tempo indeterminato».

Nonostante gli allarmi per la portaerei Abraham Lincoln, schierata in Medio Oriente da oltre 250 giorni e al centro di segnalazioni su condizioni critiche a bordo, la nave sarà rimpiazzata dalla George Washington, salpata dal Vietnam il 12 agosto, ha precisato Trump.

Interpellato sulle polemiche riguardo alla permanenza in mare degli equipaggi, il presidente ha replicato che il dispiegamento «non è troppo lungo. Se mai non è lungo abbastanza», alimentando nuove contestazioni.

Il linguaggio più duro dell’amministrazione punta a esercitare massima pressione sui pasdaran attraverso una manovra a tenaglia, in un contesto fluido e complesso. «Stiamo mantenendo un profilo basso», aveva detto domenica scorsa Trump. «Stiamo conducendo solo una sorta di semi-negoziato con loro. Ci limitiamo a osservare l’Iran, alle prese con un’inflazione galoppante e con la mancanza di fondi», aveva dichiarato ad Axios.

Sul fronte interno, il vicepresidente JD Vance ha sottolineato che la priorità degli Stati Uniti nella guerra all’Iran è ora ridurre il costo dei carburanti per i consumatori americani, anche attraverso la riapertura di Hormuz. «So che oggi il prezzo del petrolio è in calo ed è sceso notevolmente rispetto ai picchi delle prime fasi del conflitto», ha detto a Fox News. «Questo è l’obiettivo numero uno: mantenere bassi i costi di petrolio e benzina per gli americani in tutto il Paese. E poi, ovviamente, l’obiettivo numero due è garantire che l’Iran non ottenga mai armi nucleari».

«A volte ci concentriamo sull’aspetto energetico, perché vogliamo che gli americani possano permettersi i prezzi di petrolio e benzina. Altre volte, come è ovvio, l’attenzione è rivolta all’ambito militare e al programma nucleare», ha aggiunto il vicepresidente.

Nel frattempo, nei ranghi repubblicani serpeggia il timore che le politiche di Trump e il conflitto, con il conseguente aumento della bolletta energetica negli Stati Uniti, possano tradursi nella perdita del controllo del Congresso alle elezioni di midterm di novembre.