stati uniti
Trump dà lo stop alle esercitazioni con la Corea del Sud per non irritare Kim Jong Un
La scelta del presidente Usa è una svolta a 180° nella politica estera americana
A poche ore dall’avvio di una delle più delicate esercitazioni congiunte dell’Asia nordorientale, lo scenario della sicurezza nella penisola coreana subisce un’improvvisa torsione. Non per una provocazione di Pyongyang, ma per una decisione unilaterale della Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato una “sostanziale riduzione” delle manovre militari con la Corea del Sud, trasformando la deterrenza regionale da pilastro strategico a leva negoziale.
L’ordine presidenziale, trasmesso al segretario alla Difesa Pete Hegseth, colpisce in pieno la grande esercitazione estiva Ulchi Freedom Shield 2026. Il ciclo addestrativo, della durata di 11 giorni e con la partecipazione di circa 18.000 militari sudcoreani, è concepito per verificare la prontezza operativa congiunta di fronte alle crescenti minacce missilistiche e nucleari della Corea del Nord.
La mossa di Trump interviene su un meccanismo consolidato, rimodulandone la portata. Il tycoon motiva il taglio attraverso tre capisaldi, che rivelano una netta preferenza per la tutela del rapporto personale con Kim Jong-un a discapito degli impegni storici di sicurezza e addestramento con Seul.
Il fattore economico e i costi “eccessivi”: nella visione del presidente, i grandi cicli addestrativi congiunti gravano eccessivamente sul bilancio statunitense e non risultano più giustificabili.
Il dissenso con Seul sull’Iran: in una svolta geopolitica significativa, la cooperazione militare in Asia viene collegata alla linea in Medio Oriente. Accusando la Corea del Sud di non aver sostenuto la strategia dura verso Teheran, Trump trasforma l’alleanza in un banco di prova della lealtà reciproca.
La priorità al rapporto con Kim Jong-un: Trump continua a rivendicare il valore della propria “buona relazione” con il leader nordcoreano. A suo giudizio, esercitazioni di questa portata inviano a Pyongyang un segnale “inappropriato e ostile”, subordinando la rassicurazione dell’alleato meridionale alla distensione con il Nord.
La decisione ricalca il solco del 2018, quando, dopo il vertice di Singapore con Kim, Trump bollò come “provocatorie” e onerose le manovre con Seul, aprendo una fase di sospensioni. Quella diplomazia personale si è però arenata dopo il fallimento del summit di Hanoi nel 2019, consentendo a Pyongyang di ampliare senza ostacoli i propri arsenali nucleari e missilistici.
Mentre l’apparato di sicurezza statunitense — linea ribadita ufficialmente anche dal segretario Hegseth — sostiene che una deterrenza credibile richieda addestramento regolare e piena interoperabilità, la Casa Bianca tratta la prontezza militare come variabile di scambio.