Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
18 agosto 2026 - Aggiornato alle 08:17
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

il dibattito

Standing ovation dell'Anm a Ranucci, il Csm si divide tra Giuffrè e Carbone

Accuse di strumentalizzazione, inviti alla chiarezza e difesa della solidarietà istituzionale

17 Agosto 2026, 23:00

23:10

081349548-6fd6a9d6-8657-46dc-bc54-668bbb85ad7e

Il caso Ranucci-Lavitola accende lo scontro all'interno del Consiglio superiore della magistratura e riapre la discussione sull'atteggiamento dell'Associazione nazionale magistrati nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci. A confrontarsi sono Felice Giuffrè ed Ernesto Carbone, entrambi componenti del Csm, su posizioni opposte rispetto alla standing ovation tributata a Ranucci durante l'assemblea generale dell'Anm del 25 ottobre 2025. Nel dibattito interviene anche il presidente dell'Anm, Giuseppe Tango, che rivendica il significato di solidarietà di quell'applauso.

Giuffrè mette innanzitutto in guardia dal rischio di sovrapporre il piano giudiziario a quello istituzionale. «Nessuno intende celebrare processi sommari», sottolinea, ricordando che eventuali responsabilità penali dovranno essere accertate dai giudici. Ma, aggiunge, sul piano istituzionale «il silenzio dell'Anm comincia a pesare come un macigno».

Al centro della sua critica c'è proprio quell'applauso. Per Giuffrè, alla luce degli elementi emersi successivamente, sarebbe stata necessaria almeno una riflessione pubblica sui criteri che portarono l'Anm a invitare Ranucci e ad accoglierlo con una standing ovation. Il consigliere del Csm parla di un'immagine che rischia di alimentare la sfiducia dei cittadini nella magistratura e di danneggiare gli stessi magistrati che lavorano quotidianamente nel rispetto della legge.

Giuffrè allarga poi il ragionamento all'utilizzo dei nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel dibattito pubblico. A suo giudizio, il richiamo ai due magistrati simbolo della lotta alla mafia non dovrebbe essere utilizzato come argomento polemico o come forma di legittimazione personale. Una critica che investe sia alcuni riferimenti attribuiti a Ranucci sia le parole del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio.

Il consigliere del Csm parla quindi di una relazione «tossica» tra una parte della stampa militante, alcune componenti dell'associazionismo giudiziario e quella che Sciascia definì la categoria dei «professionisti dell'antimafia». Da qui la richiesta all'Anm di un gesto di chiarezza, non necessariamente di abiura, ma di assunzione di responsabilità sui criteri etico-culturali che determinarono quella scelta. «La credibilità della magistratura si difende con la terzietà, non con le appartenenze», afferma.

Una lettura che Ernesto Carbone respinge. Presente anche lui all'assemblea del 25 ottobre, il consigliere del Csm sostiene che quell'appuntamento fosse soprattutto un'assemblea «a difesa della magistratura», in un momento di forte confronto sulla riforma della giustizia. Per Carbone, interpretare l'applauso come una celebrazione personale di Ranucci sarebbe quindi una forzatura.

Carbone precisa inoltre di non avere alcun particolare rapporto con il giornalista e di aver criticato pubblicamente «i metodi di un certo giornalismo d'inchiesta». Ma, secondo il consigliere, l'applauso va letto nel contesto di una mobilitazione più ampia a difesa dell'autonomia della magistratura. Quanto a Falcone e Borsellino, l'invito è a non «inseguirli a comando», ma a seguirne gli insegnamenti.

A chiudere il cerchio è Giuseppe Tango, presidente dell'Anm, intervenuto al Tg1. Tango ricostruisce quell'applauso come un gesto spontaneo di solidarietà nei confronti di Ranucci, avvenuto pochi giorni dopo l'attentato con l'esplosione di una bomba sotto la sua abitazione. Un gesto, sostiene, che andava letto in quel preciso contesto, anche alla luce dei numerosi attestati bipartisan di solidarietà arrivati allora dal mondo politico.

Sui riferimenti a Falcone e Borsellino, Tango riconosce il valore assoluto delle due figure, definendole esempi «irraggiungibili per chiunque», ma ribadisce che è sbagliato utilizzarle strumentalmente nelle polemiche. Sul procedimento della Dda di piazzale Clodio, infine, il presidente dell'Anm invita alla cautela: ci sono ancora elementi da chiarire e i magistrati impegnati nell'indagine, sottolinea, hanno bisogno di tempo e serenità. «Le strumentalizzazioni non giovano», conclude.

Il confronto, dunque, resta aperto e investe questioni che vanno oltre il singolo caso: il rapporto tra magistratura e informazione, il significato della solidarietà istituzionale, la terzietà delle toghe e il confine tra vicinanza personale e appartenenza. Su uno sfondo giudiziario ancora in evoluzione, il caso Ranucci continua così a produrre conseguenze anche sul terreno istituzionale.