il giallo
Madre e figlia avvelenate con la ricina, il marito in Questura a confronto con un’amica. Ecco cosa è successo
Sei ore negli uffici della polizia davanti alla procuratrice Antonelli
All’uscita, dopo l’ennesima giornata al cardiopalma con una svolta che ogni giorno sembra più imminente, nessuno ha voglia di parlare: la procuratrice Elvira Antonelli lascia la Questura di Campobasso in auto e non si ferma davanti ai giornalisti, Gianni Di Vita esce a piedi e per centinaia di metri viene inseguito dai cronisti che gli fanno decine di domande. Lui si limita a scuotere più volte la testa e a dire: «A molte di queste domande potete darvi risposte da soli». Il padre e marito di Sara e Antonella, mamma e figlia uccise avvelenate con la ricina a dicembre a Pietracatella, è rimasto negli uffici della polizia per gran parte della giornata: è arrivato alle 11 ed è uscito dopo le 17.
Per alcune di queste ore è stato messo a confronto, stando alle poche indiscrezioni trapelate, con una sua amica professoressa, già sentita più volte in passato e anche nei giorni scorsi. Codice penale alla mano, il confronto tra testimoni si può fare solo a determinate condizioni, devono esserci state dichiarazioni contrastanti su fatti e circostanze importanti per le indagini. Molto probabilmente dunque sono emerse ricostruzioni diverse su alcuni fatti e dunque si è reso necessario mettere a confronto quanto detto dai due testimoni in precedenza.
Tutto è avvenuto davanti alla procuratrice Elvira Antonelli e al capo della Squadra Mobile Marco Graziano. In queste ore intanto sono proseguite anche deposizioni di altri testimoni all’indomani di un’altra novità importante: da Berlino sono arrivati i primi esiti degli esami del sangue effettuati su Gianni Di Vita e sulla sorella di Sara, Alice, dopo i prelievi effettuati lo scorso primo luglio. Secondo quanto comunicato agli inquirenti dagli esperti tedeschi del Robert Koch Institute, nei campioni non sarebbero emerse, al momento, evidenze di un’esposizione alla ricina.
Si attende ora la relazione finale con le risposte a tutti i quesiti posti dalla procura, ma è chiaro che questo primo verdetto chiarisce un punto che potrebbe essere importante per gli investigatori. Dalla procuratrice però è arrivato anche un invito alla cautela: «Non c'è, al momento, ancora una comunicazione scritta circa la positività anticorpale» - ha spiegato -. L’esame è particolarmente impegnativo e le risposte attese sono due. Le indagini continuano con acquisizioni di informazioni da parte delle persone informate sui fatti. Non ci sono, allo stato, indagati.
Sono poi ancora molti gli accertamenti in corso e nelle mani dei consulenti: in Germania si stanno analizzando alimenti e reperti sequestrati nella casa di Pietracatella a dicembre e gennaio scorsi e poi ancora durante il sopralluogo dello scorso 30 luglio; inoltre si attendono anche gli esiti sugli accertamenti informatici inerenti i dati contenuti in computer, tablet, telefoni e modem sequestrati durante le indagini e appartenuti alle vittime e ai loro familiari.
Sulla vicenda di Pietracatella è in corso a Larino una inchiesta con un doppio filone: il primo è con l’ipotesi di reato di omicidio colposo e vede indagati 5 medici che si occuparono di Sara e Antonella durante le ore precedenti alla morte; il secondo filone invece è quello per duplice omicidio premeditato ed è ancora contro ignoti.
In questi mesi di indagini sono state sentite centinaia di persone e sono stati svolti accertamenti tecnologici di rilievo. Inoltre sono stati coinvolti i massimi esperti di veleni a livello nazionale e internazionale, prima con il Centro Antiveleni 'Maugeri' di Pavia e poi con il Robert Koch Institute di Berlino.
