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La guerra in Ucraina

Zelensky: "Un piano con gli Usa per la pace: tregua, zona economica franca e ritiro truppe". E chiede 300 patriot

Domani il giorno dei Volenterosi, i leader Ue a Kiev. Il fronte interno tra richieste di andare alle urne e l’inchiesta sulla corruzione

23 Agosto 2026, 19:39

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Zelensky: "Un piano con gli Usa  per la pace: tregua, zona economica franca e ritiro truppe". E chiede 300 patriot

Il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che, insieme ai partner degli Stati Uniti e
dell’Europa, è stato elaborato un piano per porre fine alla guerra, che prevede «un cessate il fuoco, una zona economica franca e il ritiro delle truppe». Lo ha annunciato durante un colloquio con i giornalisti, secondo quanto riportato da un corrispondente di Ukrinform. «Queste sono idee condivise dagli americani, dagli europei, e sono il risultato di colloqui conclusi tra gli americani, noi e i russi». ha detto ancora.

«Ci siamo accordati con Jared Kushner e Steve Witkoff e abbiamo riassunto tutte queste discussioni in un unico punto: quali sono le reali possibilità di porre fine alla guerra? Gli americani vogliono parlare con noi e con i russi. In breve, c'è un’idea per un cessate il fuoco: questo è il punto principale. La seconda parte riguarda la proposta americana di una zona economica franca. Ovvero, noi e i russi facciamo gli stessi passi indietro, creando così una zona cuscinetto, una sorta di zona economica franca, sotto una qualche forma di guida. Non è ancora chiaro quale, ma si tratterà di una terza parte. E la terza: cosa faranno l’Ue e la Nato e cosa è disposta a fare l’Ucraina in questo senso?».


«Queste sono idee condivise dagli americani, dagli europei, e sono il risultato di colloqui conclusi tra gli americani, noi e i russi - ha detto ancora - A mio avviso, c'è qualcosa di realistico in tutto ciò. A quanto ne sappiamo, la parte americana ha qualche altra idea. Vogliono trovare il momento giusto per condividerle. Li stiamo aspettando», ha informato il capo dello Stato.

Alla vigilia del giorno dell’indipendenza dell’Ucraina, che 35 anni fa si staccava dall’Unione Sovietica, a Kiev sono piovuti i leader europei del blocco nordico-baltico per dare sostegno a Volodymyr Zelensky e incardinare la campagna aiuti di autunno 2026 sul binario giusto. Il momento è propizio ma la Russia non sta certo a guardare. «Dopo le elezioni per la Duma Putin mobiliterà almeno 300mila persone, andandole a prendere nelle province per non disturbare le città più grandi come Mosca e San Pietroburgo», ha assicurato il presidente ucraino nel corso di un incontro con i giornalisti. «Ma non riuscirà a nasconderlo del tutto».


I russi per la verità già si aspettano qualcosa, tant'è vero che i valichi di frontiera con la Georgia sono tornati a registrare traffico sostenuto (l'ex delfino Dmitry Medvedev li ha già bollati dei «traditori"). Lo zar, nel mentre, è tornato col ritornello della necessità di estirpare «l'ideologia neonazista» dallo Stato ucraino come spiegazione base la sua operazione militare speciale. Nulla di nuovo, insomma.

Zelensky ha dunque bisogno di aiuti concreti e immediati per affrontare l'ennesimo assalto invernale russo. Dalla Germania arriveranno altri sistemi Iris-T per intercettare i missili da crociera, Parigi invierà presto nuovi radar e procedono i lavori per la concessione delle licenze di produzione di razzi francesi. Come al solito, però, servono i Patriot per fermare i raid balistici del Cremlino.


Zelensky ha quantificato in «300» i pezzi necessari per difendere adeguatamente il Paese. «Puntiamo al 5-10% delle riserve Usa, siamo disposti a pagare», ha assicurato. Ma con che quattrini? Quelli dell’Europa, ovviamente. «Stiamo erogando il prestito di 90 miliardi concordato dai leader lo scorso dicembre» appositamente per le esigenze militari ucraine, come "i preparativi per l’inverno, l’acquisto di droni e la difesa aerea», ha sottolineato il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa nel corso del suo viaggio in treno verso Kiev.

L'ex premier portoghese prenderà parte alla riunione della Coalizione dei Volenterosi prevista in concomitanza con le celebrazioni per l’indipendenza e poi avrà un bilaterale con Zelensky, nel corso del quale - a quanto si apprende - saranno affrontate anche le questioni di politica interna dell’Ucraina. Ovvero le ultime indagini sulla corruzione, il caso Fedorov, i voti sulle riforme. Perché ciò che sta accadendo potrebbe avere un impatto sul percorso di adesione verso l’Ue e Costa, in quanto rappresentante dei 27 all’estero, è la persona migliore per dare consigli o consegnare messaggi.


Tra i meeting coi leader del formato NB8 (nordic-baltic) spicca quello con il presidente finlandese Alexander Stubb, che ha portato alla firma di accordi relativi «allo sviluppo e alla produzione di droni» in Finlandia per soddisfare le esigenze dell’Ucraina e dell’Europa, «ampliando le capacità nel settore dei sistemi navali senza equipaggio e costituendo una società per la produzione di droni terrestri». Anche la premier danese Mette Frederiksen ha preso parte alle celebrazioni, promettendo altri aiuti militari (la Danimarca ha donato miliardi alla causa e ha inventato il modello di coproduzione militare europeo-ucraino). Non solo. Si vocifera che per la riunione dei Volenterosi potrebbe presentarsi di persona il premier britannico Andy Burnham. Si vedrà.


Zelensky con i reporter ha parlato pure di pace, non solo di guerra. Il piano, elaborato con gli Usa e l’Europa, nonché frutto di negoziati coi russi, prevede «un cessate il fuoco, una zona economica franca e il ritiro delle truppe» sia russe che ucraine dal fronte. «A mio avviso c'è qualcosa di realistico in tutto ciò», ha notato Zelensky. «A quanto ne sappiamo, la parte americana ha altre idee: vogliono trovare il momento giusto per condividerle, stiamo aspettando», ha chiosato sibillino. 

Per quanto riguarda il fronte interno, le elezioni in Ucraina, sotto le bombe russe, «spaccherebbero il Paese». Di più: «Sarebbero uno tsunami». Alla vigilia della Festa dell’Indipendenza ucraina - e di un atteso vertice dei Volenterosi - il presidente Volodymyr Zelensky si blinda contro le bordate interne del suo ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, che martedì scorso aveva chiesto un ritorno alle urne. E che anche stamattina l’ha provocato sull'inchiesta per corruzione che ha toccato la cerchia più ristretta del suo Gabinetto. Ma Zelensky, su entrambi i fronti, ha fatto muro. "Se vogliamo distruggere il Paese, allora possiamo muoverci nella direzione delle elezioni in questi tempi di guerra - ha detto il presidente nel corso di una lunga conferenza stampa a Kiev - Credo che le elezioni sarebbero un rischio».


Zelensky, 48 anni, è al vertice dello Stato dal 2019. La legge marziale che vige in Ucraina dall’invasione su vasta scala di Mosca ha congelato il voto, e secondo un recente sondaggio solo il 15% degli ucraini ritiene sia una buona idea allestire le urne mentre ogni giorno Vladimir Putin prende di mira le città. Le obiezioni sono note: come far votare i soldati, o i milioni di rifugiati all’estero, o chi vive nei territori occupati dai russi? Sono immaginabili file ai seggi sotto la minaccia costante dei droni? Per tacere del rischio, sempre presente, di disinformazione proveniente dal Cremlino.


«La democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia - aveva però obiettato giorni fa Fedorov, 'padre' della strategia dei droni poi entrato in contrasto con le gerarchie militari - Dobbiamo trovare un meccanismo realistico che permetta all’Ucraina di ripristinare un processo democratico anche in condizioni di guerra prolungata». In che modo, però, il giovane ex ministro non l’ha spiegato. «Se i partner ci offrono condizioni specifiche in base alle quali possiamo tenere elezioni in Ucraina in modo sicuro, legittimo e democratico - la replica oggi di Zelensky - allora discutiamone. Ma nessuno ha mai presentato proposte specifiche. Perché questo è impossibile nelle condizioni attuali», ha scandito.


L’altro fronte interno aperto per il presidente ucraino è quello che riguarda l’arresto della sua ex vice capo dell’Ufficio presidenziale, Iryna Mudra, finita nel mirino dell’Anticorruzione con l’accusa di riciclaggio. Zelensky - che personalmente non è stato toccato dall’inchiesta - l’ha subito cacciata via.
«È sua responsabilità dirci se ne fosse a conoscenza o meno, non voglio fare ipotesi... - ha affermato oggi Fedorov parlando con la Bbc - Credo che Zelensky sia pronto ad affrontare domande del genere». «I capi delle agenzie anticorruzione non mi pongono alcuna domanda - la replica secca a distanza di Zelensky - Capiscono perfettamente che io non faccio cose del genere. E questo per me è importante. Mudra? Non ho più dettagli di voi - ha detto ancora - Quello che so era sufficiente per reagire fin dal primo giorno. C'erano elementi sufficienti per licenziarla». "Ho sempre avuto e continuo ad avere un atteggiamento molto positivo nei confronti di Mikhailo - ha chiosato parlando del rivale - Ma credo che stia andando, o venga spinto - ha sottolineato tagliente - verso le cose sbagliate».