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La Corte Suprema dà il via libera alla stretta di Trump sul voto postale
Sospeso il blocco dei giudici d'appello: la Casa Bianca riprende il controllo delle regole per le imminenti elezioni di midterm
A poco più di due mesi alle decisive elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha impresso una svolta alle regole del voto per corrispondenza. Con un intervento d’urgenza, il massimo organo giudiziario ha sospeso l’ingiunzione emessa dai tribunali federali inferiori, riaprendo la strada all’attuazione dell’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump il 31 marzo dello stesso anno. La pronuncia non risolve il nodo della costituzionalità della misura, ma rappresenta comunque un successo politico e amministrativo per la Casa Bianca: l’esecutivo recupera da subito la possibilità di riavviare i preparativi per applicare le nuove restrizioni in tempo per il voto autunnale, aggirando il blocco temporale imposto in precedenza dalla magistratura.
Al centro del contenzioso vi è il decreto presidenziale "Ensuring Citizenship Verification and Integrity in Federal Elections". Il provvedimento introduce un livello di controllo centrale inedito su un sistema elettorale tradizionalmente decentrato e affidato alle autorità locali. La prima direttrice del piano prevede che il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) compili e invii a ogni Stato una "State Citizenship List". L’elenco viene elaborato incrociando i dati federali sulla cittadinanza e sulla naturalizzazione con i registri della Social Security Administration e altre banche dati governative. La presenza in tale lista non equivale all’iscrizione automatica nei registri elettorali, che resta competenza statale, ma inserisce l’amministrazione federale nella fase preliminare di verifica del corpo elettorale.
La seconda componente del decreto coinvolge direttamente il Servizio Postale degli Stati Uniti (USPS). L’ordine presidenziale impone standard tecnici e grafici uniformi su scala nazionale, tra cui buste "Official Election Mail" dotate di codici a barre tracciabili del tipo "Intelligent Mail Barcode". La disposizione più controversa riguarda la logistica del recapito: l’USPS non potrà inoltrare le schede se il mittente o il destinatario non risultano inseriti in specifiche liste di partecipazione al voto per posta ("State-Specific Mail-In and Absentee Participation List") che gli Stati devono alimentare tramite un portale federale centralizzato. In questo modo, le autorità postali assumono un ruolo attivo di controllo sul transito della corrispondenza elettorale.
Contro l’impianto normativo si è schierata una vasta coalizione di 22 Stati — capeggiati dalla California — affiancata dal District of Columbia e dal governatore della Pennsylvania. Gli oppositori denunciano un’invasione di campo del potere federale in una materia che la Costituzione assegna ai singoli Stati e alle amministrazioni locali. Nello scontro erano già intervenuti i giudici di primo e secondo grado. La giudice Indira Talwani (District of Massachusetts) prima, e la First Circuit Court of Appeals poi, avevano respinto le istanze dell’amministrazione, rilevando che non si dovrebbero modificare le regole del voto a ridosso della consultazione, in particolare entro la finestra critica dei 90 giorni precedenti le elezioni. I magistrati avevano inoltre segnalato gli impatti pratici e i costi immediati per gli apparati elettorali: molti Stati avevano già ordinato buste e materiali per il 2026 che sarebbero divenuti fuori standard, mentre interi uffici erano stati costretti a dirottare personale dall’ordinaria gestione per approntare piani di adeguamento dell’ultimo minuto.
Pur accogliendo la richiesta di sospensione avanzata dagli avvocati della Casa Bianca, la Corte Suprema ha lasciato intatto il giudizio di merito, che proseguirà davanti alla First Circuit. Il governo può dunque muoversi subito sul piano amministrativo, ma la piena attuazione sul territorio delle nuove regole resta un’incognita complessa. Mancano infatti pochissime settimane all’avvio della spedizione delle prime schede postali. L’adeguamento dei sistemi informativi statali, l’accreditamento ai portali federali del DHS e l’aggiornamento dei meccanismi di tracciamento dell’USPS richiedono passaggi tecnici e logistici che si scontrano con un calendario elettorale estremamente serrato.