Industria
Ex Ilva, Ce Industries entra in gara: Urso avverte sul rischio "bomba sociale"
E' il quarto "big" europeo in gara mentre governo e sindacati si confrontano sul rischio chiusura dell'area a caldo e della perdita di 20.000 posti di lavoro
Si allunga la lista degli operatori interessati all’ex Ilva. In campo ci sono anche i cechi di Ce Industries, holding con sede a Praga attiva nel settore ferroviario ed energetico. L’annuncio è arrivato dal ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, che al Meeting di Cl a Rimini non ha svelato il nome, emerso poi da indiscrezioni nel corso della giornata. «C'è un quarto grande operatore europeo» in gara per l’ex Ilva, ha detto il titolare del dossier parlando di un «big della siderurgia del continente».
Quella dell’acciaieria di Taranto è «una sfida che dobbiamo affrontare insieme per evitare che una decisione legittima della Corte d’Appello di Milano» di chiudere l’area a caldo, «possa diventare una bomba sociale e produttiva per il territorio», ha avvertito.
Il ministro ha accennato a questo quarto polo del settore che si affianca, nella gara internazionale in corso, alla maxi cordata italiana di imprese, all’indiana Jindal e al fondo americano Flacks. Ha quindi assicurato che all’inizio di settembre sarà convocato il tavolo sull'Ilva, «lavoreremo tutti insieme, serve il coinvolgimento di tutte le istituzioni, ciascuna con il proprio contributo». Ha poi ricordato che «da un anno c'è il tavolo Taranto» presso il suo ministero. «Credo che una soluzione vada trovata e siamo in condizioni di trovarla». Pur a fronte di «condizioni estremamente critiche», «con la massima collaborazione istituzionale, e massima responsabilità, troveremo una soluzione che contribuirà alla crescita dell’acciaio italiano», ha assicurato.
L’Italia, peraltro, «con i suoi forni elettrici - ha sottolineato il ministro - è leader in Europa nella produzione di acciaio green». «Noi crediamo all’industria primaria - ha aggiunto - senza la quale non solo non c'è l’industria europea, non c'è la libertà e l’indipendenza dell’Europa». A questo punto, ha proseguito il ministro, «dato che la Corte d’Appello ha deciso per la chiusura dell’area a caldo» entro fine ottobre, "dobbiamo puntare sullo sviluppo della tecnologia green, che comunque già facciamo a prescindere, cercando di mantenere una continuità produttiva».
Poi una critica: «In queste settimane hanno riaperto tre altiforni in Europa che erano in manutenzione e in dismissione, mentre noi chiudiamo. Questo per due motivi: primo perché siamo purtroppo in un contesto di guerra; secondo perché grazie all’azione del nostro governo, dell’Italia, che rivendico, la Commissione Europea ha cambiato le regole dal primo di luglio. E il paradosso è questo, noi siamo riusciti a cambiare le regole europee con le misure di salvaguardia sull'acciaio, la produzione europea può riattivare gli altoforni. Mentre noi li chiudiamo».
A Taranto, intanto, i sindacati rilanciano l’allarme sul futuro dell’azienda e occupazionale con una grande vela issata su un furgone piazzato vicino lo stadio Erasmo Iacovone, uno dei principali impianti della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo ospitati a Taranto. 'Non si gioca con il futuro di 20.000 lavoratori! Ambiente, salute e lavoro' è la scritta scelta da Fim, Fiom, Uilm e Usb. Il furgone attraverserà diversi punti della città durante i Giochi per mantenere alta l'attenzione sulla questione industriale.