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il disastro

Come il collasso di un ghiacciaio ha travolto il Nepal: la spiegazione scientifica del disastro

Una valanga di detriti ha sbarrato temporaneamente il fiume prima di cedere e riversare un'ondata di fango alta nove metri

26 Agosto 2026, 21:41

21:50

Come il collasso di un ghiacciaio ha travolto il Nepal: la spiegazione scientifica del disastro

Non è stata una semplice perturbazione, ma il collasso catastrofico di una porzione di ghiacciaio himalayano a innescare la devastante piena improvvisa che mercoledì 26 agosto 2026 ha investito l’area di confine tra Nepal e Tibet. È la conclusione alla quale sono giunti gli esperti dopo l’analisi dei rilievi satellitari di Planet Labs.

La dinamica fisica dell’evento chiarisce con impressionante nettezza come un cedimento ad alta quota possa trasformarsi, in pochi minuti, in un’onda distruttiva capace di spazzare intere vallate e generare una grave emergenza umanitaria: il bilancio provvisorio parla di quasi 100 vittime e oltre 300 dispersi.

L’innesco si è verificato a circa 5.200 metri di quota. La parte inferiore del ghiacciaio, la lingua terminale, si è improvvisamente staccata precipitando per circa 1.200 metri fino al fondovalle. Prakash Pokharel, geologo dell’Autorità Nazionale per la Gestione e la Riduzione del Rischio di Disastri del Nepal, spiega che la piena è stata provocata direttamente da una “valanga di ghiaccio e roccia” sul versante nepalese.

Il crollo non ha coinvolto solo la massa gelata: la frana ha trascinato con sé grandi quantità di roccia, fango e sedimenti. L’impatto ha investito il corso del fiume Lhende, circa 20 chilometri a nord-est del valico di frontiera tra Nepal e Cina. L’enorme colata detritica ha temporaneamente sbarrato il letto del fiume, accumulando un volume d’acqua colossale che, ceduta la diga di detriti, si è riversato con furia nei sistemi fluviali del Bhote Koshi e del Trishuli.

A valle, nell’area di Galchhi, il livello idrico è cresciuto di nove metri in appena trenta minuti. Le immagini satellitari hanno documentato una metamorfosi brutale del paesaggio: i versanti verdi del distretto di Rasuwa — circa 50.000 residenti e numerose centrali idroelettriche cruciali — risultano sepolti sotto una spessa coltre bruna di fango, massi e detriti glaciali.

Pochi minuti prima del disastro la regione è stata scossa da un terremoto. Le autorità nepalesi giudicano altamente probabile che le vibrazioni abbiano dato la spinta decisiva a un corpo di ghiaccio già instabile, pur richiedendosi ulteriori verifiche per un nesso causale definitivo.

Le immagini satellitari delle 24 ore precedenti mostrano un rapido e marcato scioglimento del manto nevoso. Dan Shugar, geoscienziato e docente all’Università di Calgary, ha rilevato che i ghiacciai della valle, completamente innevati il giorno prima, la mattina dell’evento apparivano come “ghiaccio nudo”: un segnale di innalzamento repentino delle temperature, con acqua di fusione capace di lubrificare la base del ghiacciaio e favorirne lo scorrimento.

Secondo Shugar, i cantieri attivi nella valle potrebbero aver contribuito a destabilizzare i versanti circostanti.

L’inondazione nel Rasuwa è il sintomo di una crisi più ampia che investe l’intera catena dell’Hindu Kush Himalaya. Dati delle Nazioni Unite diffusi nel 2023 indicano che i cambiamenti climatici hanno provocato la perdita di circa un terzo dei ghiacci del Nepal in soli trent’anni. Nell’ultimo decennio, inoltre, la fusione si è accelerata del 65% rispetto al precedente, complice la posizione del Paese, stretto tra due grandi emettitori come India e Cina. L’International Centre for Integrated Mountain Development (ICIMOD) lancia un monito severo: alluvioni lampo, valanghe e frane stanno aumentando in frequenza e intensità in tutta la regione himalayana, minacciando non solo le comunità locali, ma anche infrastrutture idroelettriche e asset economici strategici dei paesi montani.