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tensioni internazionali

Ma davvero Putin potrebbe attaccare la Nato? La Cia ci crede. Ecco perché Ratcliffe è volato a Mosca

L'intelligence americana avrebbe avuto segnali allarmanti: la Russia vuole testare la tenuta dell'Alleanza Atlantica

27 Agosto 2026, 07:49

07:50

Ma davvero Putin potrebbe attaccare la Nato? La Cia ci crede. Ecco perché Ratcliffe è volato a Mosca

La diplomazia parallela aggiunge un capitolo teso e silenzioso nei canali riservati dell’intelligence. La visita a sorpresa a Mosca di John Ratcliffe, direttore della CIA, ha delineato una mappa di allarmi della Casa Bianca ben più articolata di quanto emerso pubblicamente. Washington teme che il presidente russo Vladimir Putin stia valutando non una campagna convenzionale su vasta scala, bensì una “sonda strategica”: un’azione militare estremamente circoscritta contro la Nato, concepita per mettere alla prova la coesione dell’Alleanza e la reale tenuta dell’Articolo 5.

Secondo l’intelligence statunitense, lo scenario si colloca sul crinale della psicologia geopolitica. Non si ipotizzano avanzate territoriali ampie in Europa, che innescherebbero un conflitto aperto immediato, ma un’incursione limitata o una provocazione confinata, studiata per sfruttare le zone grigie operative dell’Alleanza. Di fronte a un attacco “microscopico”, i governi occidentali sarebbero chiamati a decidere in tempi strettissimi se invocare la clausola di difesa collettiva oppure se optare per una risposta calibrata, nel tentativo di evitare un’escalation fuori controllo. È proprio su questa possibile esitazione che il Cremlino potrebbe puntare, contando su una frattura del fronte occidentale tra Paesi pronti a reagire e governi più cauti, timorosi di una guerra continentale.

Per questo, il messaggio dissuasivo consegnato da Ratcliffe non ha lasciato margini: l’amministrazione statunitense ha chiarito che qualunque tentativo di “testare” sul terreno la solidità dell’Articolo 5 comporterebbe costi imprevedibili e sottratti al controllo di chi avesse dato avvio alla provocazione.

Restano sfumati i contorni logistici della missione. Mentre testate italiane come Affaritaliani sostengono che vi sia stato un faccia a faccia tra il capo della CIA e Vladimir Putin, le ricostruzioni statunitensi di Wall Street Journal e CBS News sono più caute: il messaggio politico sarebbe stato indirizzato al presidente russo, ma senza confermare un incontro diretto. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha smentito un contatto personale, affermando che Ratcliffe avrebbe incontrato esclusivamente i vertici dei servizi di sicurezza locali. La divergenza conferma come i canali di intelligence ad altissimo livello restino l’unico vettore efficace per veicolare la deterrenza quando la diplomazia formale è paralizzata dalla guerra.

La missione ha assunto anche una dimensione globale, saldando il quadrante europeo a quello mediorientale. Ratcliffe ha recapitato a Mosca un secondo, durissimo avvertimento legato al conflitto in Iran e alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo energetico cruciale per l’economia mondiale. Washington ha chiarito che, qualora non venga ripristinata la libera navigazione delle petroliere nel Golfo Persico, gli Stati Uniti procederanno con un significativo irrigidimento del regime sanzionatorio. È una pressione preventiva mentre Iran e Oman discutono una proposta complessa per sminare lo stretto e aprire rotte temporanee, negoziato che al 26 agosto 2026 non ha ancora prodotto un’intesa definitiva.

In parallelo, la concretezza del rischio di uno sconfinamento nell’“area grigia” è stata rafforzata dalle violazioni dello spazio aereo registrate il 27 agosto 2026 in Moldova, dove la Polizia di Frontiera ha segnalato il sorvolo di droni russi nelle località di Palanca e Tudora. Pur non facendo parte della Nato, il Paese diventa così un indicatore di quanto i confini della guerra si stiano allargando e di quanto fragile sia la linea di demarcazione tra incidenti locali e crisi di portata globale.