il racconto
Il deposito esploso accanto alle case: 37 morti vicino a Kiev e l’Ucraina sotto accusa per la «terribile negligenza»
Pressione militare russa attorno alla capitale e gli errori interni che avrebbero esposto i civili a un rischio evitabile
Prima il drone, poi il boato. A Myla, alle porte di Kiev, la guerra ha colpito un deposito militare ma ha fatto strage tra i civili, aprendo in Ucraina un’altra ferita: quella delle munizioni conservate troppo vicino alle case.
Intorno alle 20:10, un attacco russo ha colpito un sito nel villaggio di Myla, nel distretto di Bucha, a ovest di Kiev. Da lì è partita una detonazione a catena che ha travolto non solo il bersaglio militare, ma l’area civile circostante: abitazioni, strade, un centro di assistenza per anziani e persone con disabilità, famiglie costrette a fuggire nella notte.
Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, il primo impatto ha centrato un deposito di esplosivi delle forze di difesa che, nelle sue parole, «non avrebbe dovuto trovarsi lì». La successiva esplosione di proiettili, mine e droni ha amplificato l’onda distruttiva, colpendo ciò che stava intorno e trasformando un raid in una strage ancora più pesante. Zelensky ha parlato apertamente di «terribile negligenza» da parte di chi aveva autorizzato o tollerato lo stoccaggio di materiale esplosivo accanto a una zona abitata.
Il bilancio aggiornato è fra i più gravi registrati quest’anno nell’area della capitale: almeno 37 morti, decine di feriti e oltre 380 evacuati. L’Associated Press, citando le autorità ucraine, segnala che sono stati danneggiati almeno 50 edifici residenziali; altre fonti locali e internazionali parlano di 42 feriti, tra cui anche minori, mentre le squadre di soccorso hanno continuato a lavorare tra macerie, incendi residui e rischio di ulteriori detonazioni.
Anche l’Ufficio del procuratore generale aveva indicato, già nelle prime ore successive all’attacco, che l’inchiesta avrebbe riguardato non solo il raid russo ma pure la legalità del posizionamento e dello stoccaggio di materiali esplosivi vicino agli edifici residenziali. Secondo la ricostruzione diffusa dalle autorità e ripresa da Ukrainska Pravda, dopo l’impatto del drone o la sua caduta sul sito industriale è scoppiato un incendio di vasta portata, accompagnato da esplosioni.
Il premier Sergii Koretskyi, recatosi sul posto, ha parlato di una operazione di salvataggio ancora in corso a ore di distanza dall’impatto, con quasi 400 persone evacuate. Il governo ucraino ha insistito su due punti: la necessità di assistere gli sfollati nell’immediato e l’urgenza di accertare tutte le responsabilità. La messa in sicurezza dell’area, in casi simili, richiede tempi lunghi: non si tratta soltanto di spegnere il fuoco, ma di controllare strutture lesionate, ordigni inesplosi, frammenti e materiale incendiario dispersi nella zona.
Fra le vittime figura anche Taras Didych, capo della comunità di Dmytrivka, che secondo le autorità regionali si era recato tra i primi sul luogo del disastro per aiutare la popolazione. La sua morte ha colpito particolarmente l’opinione pubblica ucraina.