Scenari
Venti di guerra nel Golfo: Trump minaccia ritorsioni e attacchi limitati nello Stretto di Hormuz
Il possibile strike Usa per impedire all’Iran di recuperare le sue capacità radar e missilistiche destinate a colpire le navi
Venti di guerra tornano a spirare nel Golfo. L’Iran ha risposto all’attacco americano a Larak prendendo di mira obiettivi americani in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. «Replicheremo. Li colpiremo duramente», ha tuonato Donald Trump ai microfoni di Fox promettendo vendetta contro i missili lanciati da Teheran.
Secondo indiscrezioni riportate da Axios, il commander-in chief sta valutando la possibilità di sferrare attacchi limitati nello Stretto di Hormuz per impedire all’Iran di recuperare le sue capacità radar e missilistiche destinate a colpire le navi. Un piano in questo senso è già stato elaborato dal Us Central Command e ha il sostegno del capo del Pentagono Pete Hegseth. Il presidente potrebbe approvarlo a breve in seguito all’ultima escalation.
Lo scambio di attacchi, il primo in un mese, mostra come il conflitto che Trump aveva promesso di chiudere rapidamente è ancora in corso e, al momento, non se ne intravede la fine. E giunge al termine di 30 giorni di nervi tesi ma di relativa calma, dopo la retromarcia del presidente americano che ha optato per una guerra economica invece che per un conflitto su larga scala, sulla scia dei timori per le carenti scorte di armi e munizioni e degli appelli alla calma degli alleati del Golfo.
«Non stiamo cercando la guerra, ma non rimarremo mai calmi di fronte a qualsiasi aggressione e daremo una risposta decisiva agli aggressori», ha affermato il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian. Teheran ha chiarito che i suoi missili sono stati lanciati in «autodifesa» contro l’escalation americana. Da parte loro gli Stati Uniti hanno precisato che l’attacco a Larack «non è stata un’aggressione» ma una misura di difesa. Si è trattato di «un’azione limitata e precisa contro le unità dei pasdaran impegnate nella posa di mine, che rappresentavano una minaccia imminente nello Stretto di Hormuz», ha messo in evidenza il Us Central Command. Versione smentita dagli iraniani: «È pura fantasia e pura narrazione», hanno liquidato da Teheran, mentre la Marina delle Guardie rivoluzionarie ha riferito di «una superpetroliera in fiamme nello Stretto «dopo aver urtato due mine marine». Secca la smentita delle forze armate americane. «È falso. Nessuna nave ha urtato mine nello Stretto di Hormuz», ha assicurato il Us Central Command.
Il botta e risposta preoccupa il Golfo e innervosisce i mercati. Gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato gli ultimi attacchi dell’Iran definendoli un’escalation pericolosa. La Lega Araba ha invitato l’Iran «a cessare di utilizzare falsi pretesti per minacciare la sicurezza e la stabilità nella regione», mentre l’Egitto ha esortato a riavviare il dialogo per scongiurare un deteriormento della situazione. Gli investitori guardano invece con preoccupazione alla guerra di parole sull’importante crocevia, divenuto oggetto di un braccio di ferro economico. Wall Street è in calo con il riaccendersi delle tensioni, mentre il petrolio avanza deciso di oltre il 3% riaccendendo l’attenzione sullo Stretto, dove transita buona parte del greggio globale, e sull’incapacità delle parti a riprendere il dialogo.
I toni di Trump non favoriscono le trattative. Il commander-in-chief ha parlato di un Iran «ufficilamente fallito», «finito» e con una leadership «nel caos e incapace di rappresentare adeguatamente il Paese». L’unica cosa che Teheran ha - ha notato Trump - sono «le fake news provenienti dagli Stati Uniti, la volontà di uccidere i manifestanti (ormai oltre 100.000 morti; devono essere processati per crimini di guerra contro l’umanità!) e una buona dose di stronzate». Oltre alla minacce verbali, il presidente ha pubblicato un video creato con l’intelligenza artificiale con l’isola di Kharg che viene fatta saltare in aria e «ridotta in macerie». Un post che il vicepresidente JD Vance ha definito come un «messaggio a Teheran», al quale il presidente vuole dire: «Fermatevi o ci saranno conseguenze».