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il caso

Strappo di Trump senza precedenti: «Sto rivedendo le posizioni sulle Falkland». Londra: «La nostra sovranità non è in discussione»

Il presidente Usa rompe tutti gli schemi e azzera la "relazione speciale" con il Regno Unito che nel 1982 ha combattuto una guerra con l'Argentina per il possesso dell'arcipelago dell'Atlantico meridionale

31 Agosto 2026, 22:51

23:00

Strappo di Trump senza precedenti: «Sto rivedendo le posizioni sulla Falkland». Londra: «La nostra sovranità non è in discussione»

La tensione diplomatica tra Washington e Londra si inasprisce dopo le dichiarazioni rilasciate dal presidente statunitense Donald Trump dallo Studio Ovale. Il capo della Casa Bianca ha annunciato che l’amministrazione americana sta rivalutando la posizione ufficiale degli Stati Uniti sulle Isole Falkland.

«Rivedo sempre le posizioni, e questa è», ha affermato Trump rispondendo ai giornalisti, riaccendendo i riflettori su un dossier geopolitico storicamente delicatissimo.

La brusca sterzata di Washington si inserisce in un contesto di crescenti frizioni con il Regno Unito. Secondo fonti di stampa e indiscrezioni interne al Pentagono, l’ipotesi di riconsiderare il dossier Falkland sarebbe stata ventilata come leva di pressione sugli alleati NATO, con l’obiettivo di spingerli ad aumentare la spesa militare fino al 5% del PIL, e in reazione all’atteggiamento tiepido di Londra su altri teatri sensibili, come le operazioni in Iran. La replica di Downing Street, dai toni gelidi, è stata immediata. Il portavoce del Primo Ministro, Andy Burnham, ha escluso qualsiasi apertura negoziale: «La posizione del Regno Unito è chiara e non cambierà. Si tratta di una linea storica, solida e immutata, e tale rimarrà».

Londra ha inoltre ricordato che la sovranità britannica sulle isole si fonda sul mandato espresso dagli stessi abitanti dell’arcipelago: «I cittadini delle Falkland hanno votato a stragrande maggioranza a favore del mantenimento dello status di Territorio d’oltremare del Regno Unito. Sosterremo sempre il loro diritto all’autodeterminazione e il fatto che la sovranità spetti unicamente al Regno Unito».

Alla domanda se il governo fosse preoccupato dalle minacce provenienti da Washington, il portavoce ha risposto con un secco «No», aggiungendo che tale posizione è già stata espressa con chiarezza a tutte le precedenti amministrazioni statunitensi.

Scetticismo anche dai vertici militari e dall’opposizione britannica. Figure di primo piano, tra cui l’ammiraglio Lord West e la leader conservatrice Kemi Badenoch, hanno liquidato le indiscrezioni sulle pressioni americane come «assolute sciocchezze» prive di ricadute operative concrete, ribadendo che la difesa dell’arcipelago resta integralmente nella disponibilità delle forze armate di Sua Maestà.

Pur mantenendo una linea rigorosa sulle tempistiche del bilancio della difesa, il Ministero competente e il Cancelliere dello Scacchiere John Healey hanno chiarito che il governo non accetterà scadenze imposte dall’esterno né condizionamenti geopolitici nella ripartizione delle risorse.

Il dossier delle isole contese, teatro del conflitto del 1982 con l’Argentina, torna così con forza al centro della scena diplomatica internazionale, mettendo alla prova la tenuta della tradizionale “relazione speciale” tra Stati Uniti e Regno Unito.