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il caso garlasco

Caso Stasi, De Rensis a muso duro contro gli attacchi: «Se pensano di fermarmi non hanno capito nulla»

Il legale di Alberto Stasi nega la regia di un piano mediatico e dichiara totale fiducia nell'operato dei carabinieri di Moscova

31 Agosto 2026, 23:40

Caso Stasi, De Rensis a muso duro contro gli attacchi: «Se pensano di fermarmi non hanno capito nulla»

Un fiume in piena, senza alcuna intenzione di arretrare. Anzi: la promessa solenne di una battaglia destinata a durare almeno un decennioAntonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, ha replicato con decisione agli attacchi mediatici e giudiziari delle ultime settimane, scegliendo i microfoni di Filorosso, in prima serata su Rai 3, condotto da Antonino Monteleone con Adele Grossi, per indirizzare una controffensiva durissima ai suoi detrattori.

«Se pensano che qualcosa di tutto questo mi possa intimorire o possa fare in modo che io non lotti per Alberto Stasi, vuol dire che non hanno capito assolutamente nulla di me», ha esordito De Rensis, scandendo i termini della sua determinazione.

E ancora: «Io ho abbastanza energia, abbastanza risorse e abbastanza coraggio per andare avanti con queste persone per dieci anni. Io vado avanti con loro per dieci anni».

Un vero guanto di sfida, rivolto a chi, a suo dire, sta cercando di intralciare il suo lavoro.

Nel corso dell’intervista, il penalista ha respinto con fermezza una delle accuse più insidiose: l’ipotesi di aver architettato un «piano mediatico» per porre Stefania Cappa al centro della scena pubblica. «Siccome in questa conversazione io sono l’epicentro, fra di loro, sono il... nuovo avvocato che entra, tu dopo cinque giorni chiami l’avvocato che ha creato tutta questa roba», ha affermato, rigettando la ricostruzione dei suoi oppositori.

E ha interpretato l’ondata di critiche come un segnale dell’efficacia della sua azione: «Molto, vuol dire che sto facendo bene quello che devo fare».

Il momento più personale è arrivato quando De Rensis ha evocato un frammento della propria infanzia per spiegare la propria tempra: «Se sono cresciuto con mio zio e mia nonna, vuol dire che da bambino qualcosa di particolarmente gravoso l’ho vissuto».

Una ferita che, sostiene, di aver superato: «Quella vicenda l’ho già lasciata alle spalle e l’ho perdonata». Oggi, però, il perdono è più difficile: «Se avessero attaccato me sarebbe stato più facile», ha ammesso, riferendosi a un attacco che, a suo avviso, coinvolge una pluralità di persone e istituzioni.

Secondo la sua analisi, sarebbe in corso un’azione sistematica ai danni di professionisti e corpi dello Stato: «Queste persone hanno cercato, cercano e cercheranno di attaccare me, Giada Bocellari, Alberto Stasi, la Procura di Pavia, Alessandro De Giuseppe, che è un galantuomo, e i carabinieri di Moscova».

Proprio ai militari della caserma Moscova ha voluto riservare parole di profonda gratitudine: «Io nutro un’ammirazione e una stima che è indescrivibile. C'è chi sta cercando di fare del male a tanta gente», ha detto De Rensis, aggiungendo che «quindi sul mio perdono devo lavorare ancora molto, soprattutto dopo venerdì». Un accenno a sviluppi recentissimi che promette di mantenere accesi i riflettori su una delle vicende giudiziarie più controverse della cronaca attuale.