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IL CASO

Report, il passo indietro di Giulia Presutti riapre la partita: la Rai davanti al bivio più delicato

La rinuncia della giornalista riapre il dossier sul programma simbolo dell’inchiesta Rai: ora la direzione deve decidere come uscire da uno scontro che investe redazione, sindacato e palinsesto

03 Settembre 2026, 08:02

08:10

Report, il passo indietro di Giulia Presutti riapre la partita: la Rai davanti al bivio più delicato

Report, cosa c’è dietro al passo di lato della conduttrice Presutti. La Rai e le 24 ore per la decisione finale

Una mail, un passo indietro, una trasmissione che resta sospesa tra identità editoriale e scelte aziendali. Il caso Report entra in una fase decisiva dopo la rinuncia di Giulia Presutti, mentre in Rai si apre un conto alla rovescia che riguarda non solo la conduzione, ma il futuro stesso del programma.

La crisi di Report si è consumata in poche righe, ma il suo peso va ben oltre una semplice rinuncia personale. La scelta di Giulia Presutti di sfilarsi dalla conduzione del programma di Rai 3, comunicata con una mail al direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini, arriva al termine di giorni in cui la trasmissione simbolo del giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico è finita al centro di uno scontro interno che riguarda identità editoriale, rapporti sindacali e futuro della testata.

Il punto di partenza è noto. Il 28 agosto 2026, con una nota ufficiale, la Rai aveva annunciato che la conduzione di Report sarebbe stata affidata a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, segnando di fatto l’uscita di scena di Sigfrido Ranucci dal timone del programma. Nella stessa fase l’azienda ha collocato la nuova stagione nel mese di novembre 2026, dopo avere già sospeso in luglio le repliche estive in attesa di chiarimenti sulla vicenda che coinvolgeva Ranucci.

È dentro questo quadro che va letta la mossa di Presutti. La giornalista, volto interno alla squadra di Report, ha spiegato di voler fare un passo indietro per il bene della trasmissione e per preservarne il valore, prendendo le distanze da una personalizzazione dello scontro. È un passaggio politicamente e professionalmente rilevante: non una sconfessione del programma, ma il tentativo di disinnescare una tensione che rischiava di travolgere il marchio prima ancora del ritorno in onda. La notizia della rinuncia è stata battuta anche da Televideo Rai nella serata del 2 settembre 2026, ulteriore segnale di quanto la vicenda sia stata percepita come delicata anche all’interno del perimetro aziendale.

Il nodo, però, non riguarda solo un nome. Riguarda il metodo. Secondo quanto emerso dalla riunione tra la direzione Approfondimento e i rappresentanti sindacali, il Cdr Approfondimento e la segreteria Usigrai hanno ribadito che Report è un patrimonio della Rai e che scelte di questo tipo devono essere condivise e rispettose anche delle relazioni sindacali. Lo stesso comunicato ha fissato una linea molto netta: ogni ipotesi di rinvio della messa in onda viene considerata inaccettabile, perché danneggerebbe Rai 3, gli ascolti e soprattutto il pubblico del servizio pubblico che attende il ritorno delle inchieste.

Qui sta il vero cuore della partita. La rinuncia di Presutti non chiude automaticamente il caso: al contrario, rimette la decisione nelle mani di Paolo Corsini, che secondo quanto riferito dopo il confronto si è preso 24 ore per valutare quanto emerso. Il passaggio è decisivo perché la Rai deve adesso scegliere se limitarsi a sostituire un nome, se ridisegnare l’assetto della conduzione oppure se cercare una soluzione più ampia capace di ricucire con la redazione. Qualunque strada venga scelta, sarà difficile ignorare il fatto che il tema centrale non è solo la successione a Ranucci, ma la tenuta di una comunità professionale che considera il programma un bene editoriale da difendere.

Il precedente delle ultime settimane aiuta a capire perché lo scontro sia diventato così sensibile. In luglio, l’azienda aveva parlato di “patrimonio editoriale di grande valore” nel motivare la sospensione cautelativa delle repliche estive. In agosto, sempre la Rai aveva ufficializzato il nuovo assetto della conduzione. In mezzo, il clima intorno a Report si è fatto sempre più teso, fino a trasformare la scelta del dopo-Ranucci in una questione che non riguarda solo i palinsesti, ma il rapporto tra azienda, redazione e autonomia percepita del programma.

Per il lettore, e più in generale per il pubblico di Rai 3, il punto da osservare nelle prossime ore è duplice. Da una parte c’è la gestione immediata dell’emergenza: chi guiderà Report quando tornerà in onda e con quale equilibrio interno. Dall’altra c’è una questione più strutturale: se la Rai riuscirà a dare motivazioni convincenti e trasparenti sulle scelte compiute, come chiedono i rappresentanti dei giornalisti. Non è un dettaglio procedurale. In una trasmissione che ha costruito la propria reputazione su autonomia, continuità e riconoscibilità, anche il modo in cui viene gestita una transizione pesa quasi quanto la transizione stessa.

La scelta di Presutti, in questo senso, ha un valore che supera la cronaca di giornata. Con il suo passo indietro, la giornalista prova a sottrarre Report alla logica del braccio di ferro personale e a rimettere al centro il programma. Resta da capire se basterà. Perché oggi la Rai non deve soltanto riempire una casella di conduzione: deve dimostrare di saper governare senza lacerazioni il futuro di uno dei suoi marchi più esposti, più discussi e più identitari. E le 24 ore chieste da Corsini dicono che, almeno per adesso, la risposta non è ancora stata trovata.