CLIMA
Super El Niño 2027, così il Pacifico può spingere il mondo verso nuovi record di caldo
Le agenzie internazionali vedono crescere il rischio di un evento molto forte tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027
Un possibile El Niño molto forte tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 sta attirando l’attenzione delle agenzie climatiche internazionali: non perché basti da solo a spiegare il caldo globale, ma perché potrebbe spingere ancora più in alto un sistema già sotto stress.
Nel Pacifico equatoriale, lontano dagli occhi del grande pubblico, si sta giocando una partita che può cambiare il profilo climatico di un intero anno. Quando le acque superficiali si scaldano più del normale e gli alisei rallentano, l’oceano smette di trattenere parte del proprio calore e ne trasferisce di più all’atmosfera. È questo il meccanismo essenziale di El Niño, il fenomeno naturale che altera le piogge, sposta le traiettorie delle tempeste e tende ad alzare la temperatura media globale. Secondo gli ultimi aggiornamenti di NOAA e WMO, il ciclo in formazione tra il 2026 e il 2027 merita un’attenzione particolare.
Perché il 2027 viene osservato speciale
La novità non è soltanto la presenza di El Niño, ma la sua possibile intensità. Il Climate Prediction Center della NOAA ha indicato, nell’aggiornamento diffuso nell’estate 2026, una probabilità del 63% che tra novembre 2026 e gennaio 2027 si sviluppi un El Niño molto forte, cioè capace di collocarsi tra gli eventi più intensi della serie storica che parte dal 1950. Nell’aggiornamento successivo, pubblicato ad agosto 2026, la stima è salita fino all’81% per il trimestre ottobre-dicembre 2026. È un passaggio importante: più l’evento è forte, più aumenta la probabilità che i suoi effetti climatici siano estesi e marcati, pur senza diventare uniformi in tutte le regioni del pianeta.
In termini tecnici, la soglia che separa un evento “molto forte” dagli altri viene letta attraverso il Relative Oceanic Niño Index nella regione Niño 3.4, una porzione cruciale del Pacifico centro-orientale. Nel quadro diffuso da NOAA, la mediana delle anomalie previste supera i +2 °C tra l’autunno e l’inizio dell’inverno boreale, con un picco centrale nel passaggio fra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. È questo il dato che alimenta l’idea di un possibile “super El Niño”, espressione giornalistica non sempre usata nei documenti ufficiali ma utile a rendere l’ordine di grandezza del fenomeno.
Come funziona davvero El Niño
In condizioni normali, gli alisei soffiano da est verso ovest lungo l’equatore e spingono le acque più calde verso l’Asia e l’Oceania, favorendo la risalita di acque più fredde al largo delle coste sudamericane. Durante El Niño, questo equilibrio si indebolisce: i venti perdono forza, l’acqua calda si espande verso il centro e l’est del Pacifico, la risalita di acqua fredda diminuisce e una maggiore quantità di calore e umidità raggiunge l’atmosfera. Da qui parte una catena di conseguenze che modifica la circolazione atmosferica ben oltre il bacino pacifico.
Per questo gli scienziati insistono su un punto: El Niño non crea da solo il riscaldamento globale, ma può amplificarne temporaneamente gli effetti su un pianeta già surriscaldato dai gas serra. In altre parole, agisce come un acceleratore che si inserisce su una traiettoria di fondo già in salita. È la ragione per cui gli anni successivi ai grandi El Niño spesso finiscono tra i più caldi mai registrati.
Temperature globali: cosa dicono davvero le stime
Sul fronte delle temperature, è utile distinguere con precisione tra soglie climatiche di lungo periodo e superamenti temporanei annuali. La WMO stima che tra il 2025 e il 2029 ci sia un’86% di probabilità che almeno un anno superi temporaneamente +1,5 °C rispetto alla media 1850-1900, mentre la probabilità che almeno un anno tocchi addirittura +2 °C è oggi valutata intorno all’1%. Nello stesso rapporto, l’agenzia avverte che l’80% degli anni del quinquennio potrebbe battere il record del 2024, oggi indicato come l’anno più caldo osservato.
Questi numeri non autorizzano automatismi: non c’è un documento ufficiale che certifichi oggi, in modo definitivo, il 2027 come anno sicuramente oltre una soglia precisa. Ma le valutazioni congiunte di WMO e NOAA convergono su un punto sostanziale: un El Niño molto forte in un contesto di riscaldamento antropico aumenta il rischio che il 2027 diventi uno degli anni più caldi mai misurati e che moltiplichi eventi estremi in varie aree del globo.
Gli impatti possibili, regione per regione
Storicamente, gli episodi intensi di El Niño tendono a spostare le piogge tropicali verso il Pacifico centrale e orientale, favorendo condizioni più secche in alcune parti dell’Indonesia, dell’Australia e di porzioni del Sud-est asiatico, mentre altre aree possono sperimentare precipitazioni più abbondanti o tempeste più frequenti. Negli Stati Uniti, per esempio, gli effetti invernali risultano spesso più visibili negli Stati del Sud, ma la NOAA ricorda che nessun episodio garantisce impatti identici da un anno all’altro. Più che certezze, El Niño modifica le probabilità.
Per l’economia globale, il rischio non riguarda solo i record termici. Cambiamenti nella distribuzione delle piogge e delle temperature possono colpire agricoltura, disponibilità idrica, pesca, salute pubblica, infrastrutture energetiche e prezzi delle materie prime. La lezione degli eventi più forti del passato è che l’impatto di El Niño non si misura soltanto nei grafici climatici, ma nella sua capacità di tradursi in raccolti compromessi, siccità prolungate, alluvioni più severe e sistemi sanitari sotto pressione durante le ondate di calore.
La vera questione, dunque, non è se un singolo fenomeno naturale “spieghi” il clima del futuro prossimo. È capire come un El Niño potenzialmente eccezionale possa interagire con un sistema climatico già alterato in profondità. Se le proiezioni saranno confermate, il 2027 rischia di diventare non solo un nuovo banco di prova per la meteorologia mondiale, ma anche una misura concreta della vulnerabilità con cui il pianeta entra nella fase più instabile del riscaldamento globale.