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Bufera su Reform UK: l'inchiesta sui fondi esteri travolge la conferenza di Farage
Due collaboratori chiave del politico sovranista si autosospendono dopo le registrazioni sotto copertura che svelano un piano per mascherare mezzo milione di sterline di donazioni dai network internazionali dell'estrema destra
Un nuovo caso, l’ennesimo, rischia di incrinare la parabola di Nigel Farage e di Reform UK, formazione della destra britannica a trazione anti-immigrazione e dall’impronta apertamente trumpiana.
A scatenare la bufera è un’operazione sotto copertura del collettivo giornalistico Verbatim, composto da attivisti impegnati nella denuncia della crisi climatica.
L’inchiesta, trasmessa da Channel 4 alla vigilia della giornata clou della conferenza annuale del partito a Birmingham — primo appuntamento della stagione congressuale nel Regno Unito — punta a verificare l’eventuale disponibilità di Farage ad accettare fondi provenienti dagli Stati Uniti, vietati dalla normativa elettorale britannica.
Le riprese con telecamere nascoste documentano una serie di colloqui in cui alcuni stretti collaboratori dell’ex tribuno della Brexit trattano con un reporter, presentatosi come il figlio di un facoltoso uomo d’affari americano, l’ipotesi di una donazione da 500.000 sterline e il finanziamento di tre sondaggi a supporto di Reform — poi effettivamente pagati come esca — per 32.500 sterline.
Contributi di questo genere sono illegali se provenienti da persone non iscritte alle liste elettorali del Regno Unito o da società prive di sede sul territorio nazionale, in quanto equiparati a potenziali ingerenze estere nella vita democratica.
Dai video sembrerebbe emergere un’intesa per occultarne la provenienza, attribuendola al sedicente rampollo del miliardario, presentato come residente in Gran Bretagna.
Immediata la reazione: alla polizia e alla Commissione elettorale sono arrivate richieste di accertamenti mirati. Scotland Yard, poche ore dopo la messa in onda, ha fatto sapere di star raccogliendo segnalazioni di possibili illeciti da più fonti, incluso il Labour del neopremier Andy Burnham e altre forze avverse a Reform.
Dal palco di Birmingham, in un clima rovente segnato anche da un falso allarme alla sicurezza e dalle interruzioni di alcuni contestatori, Farage ha respinto con decisione ogni addebito, negando di aver «violato alcuna legge» o incassato «denaro losco». «Non ci faremo distrarre da queste campagne di aggressione», ha tuonato, bollando l’indagine come «una messinscena», un’operazione di «killeraggio» ai danni suoi e del partito, orchestrata non da «veri giornalisti», bensì da «militanti» mascherati.
Rimangono tuttavia le immagini dei colloqui giudicati compromettenti tra i finti finanziatori d’oltreoceano e due figure centrali dell’entourage: James Orr, consigliere politico, e il portavoce Dan Jukes, entrambi rimossi all’avvio di una rapida «inchiesta interna».
E non scompare l’apparente avallo del leader, ripreso in un incontro conviviale nel collegio di Clacton, a telecamere nascoste, davanti a un tavolo di ostriche e cocktail.
Nel tentativo di riprendere il controllo di quello che avrebbe dovuto essere il congresso del rilancio, Farage ha rilanciato la propria candidatura a premier “in stile Trump”, alzando ulteriormente i toni sul futuro programma di governo: linea di massima severità sull’immigrazione — ribadita in un memorandum d’intesa con il leader lepenista Jordan Bardella, ospite d’onore a Birmingham — e perfino l’evocazione di uno «stato di emergenza» per costringere il Parlamento a lavorare «notte e giorno» in un Paese «a pezzi», così da attuare le misure promesse in caso di vittoria alle urne.
Un traguardo che, alla luce di quest’ultima vicenda e di altre verifiche già al vaglio di Westminster su presunte donazioni milionarie non dichiarate, appare però sempre più lontano.
Nei sondaggi più recenti, Reform risulta in frenata: di nuovo alle spalle del Labour del neopremier Andy Burnham e affiancato dalla destra conservatrice tradizionale guidata da Kemi Badenoch, dopo un anno e mezzo di primati nei consensi, suggellati appena quattro mesi fa dal successo alle amministrative di maggio.