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il report

L'Italia del lavoro spaccata in due: al nord 27 giorni in più e salari medi il 36% più alti

Produttività, contrattazione e lavoro nero spiegano il divario occupazionale

05 Settembre 2026, 10:47

10:50

Lavoro

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Nel 2024 in Italia si è lavorato in media 246,5 giornate l’anno, ma il dato nazionale cela un marcato divario geografico. Secondo la Cgia, nel Settentrione la media si è attestata a 255 giornate retribuite, mentre nel Mezzogiorno a 228: uno scarto di 27 giorni, equivalente a quasi un mese di lavoro in più per chi opera al Nord.

Il gap si riflette anche nelle retribuzioni e nella produttività. La paga media giornaliera ha raggiunto 108 euro nel Nord, contro gli 80 euro del Sud: un differenziale del 36% a favore dei lavoratori settentrionali. Analogo il vantaggio del Settentrione in termini di produttività, superiore del 36% rispetto al Mezzogiorno.

Per interpretare questo scarto occorre considerare che il “monte ore” annuo è rapportato al numero degli occupati. Il dato più basso al Sud è riconducibile a una maggiore incidenza di lavoro precario, al più frequente ricorso al part time involontario e alla rilevante componente di occupazione stagionale. A ciò si aggiunge la diffusione dell’economia sommersa, particolarmente significativa nel Mezzogiorno: ore lavorate che non rientrano nelle statistiche ufficiali.

Tra le province, Lecco registra il numero medio più elevato di giornate retribuite (265,4), seguita da Biella (263,9), Vicenza (263,4), Monza-Brianza (263,3) e Lodi (262,8). In coda si collocano Rimini (212), Nuoro (205) e Vibo Valentia (195).

La Cgia segnala inoltre che, secondo gli ultimi dati del Ministero del Lavoro, la contrattazione di secondo livello coinvolge 4,2 milioni di dipendenti del settore privato, pari ad appena il 26% del totale. Di questi, 3,1 milioni ricadono sotto accordi aziendali e 1,1 milioni sono coperti da intese territoriali.

Sul fronte della produttività, le prime cinque regioni sono Trentino-Alto Adige, Lombardia, Valle d’Aosta, Lazio ed Emilia-Romagna.

Guardando invece alle retribuzioni lorde medie annue, la graduatoria vede in testa Lombardia (30.384 euro), Emilia-Romagna (26.377), Piemonte (26.249), Veneto (25.370) e Trentino-Alto Adige (25.244).

Tra le città, nel 2024 Milano ha fatto registrare gli stipendi medi lordi più elevati (35.670 euro), seguita da Monza-Brianza (29.576), Parma (28.747), Modena (28.731), Bologna (28.672), Lecco (27.788) e Reggio Emilia (27.772). All’estremo opposto, le retribuzioni più basse si riscontrano a Crotone (15.326 euro), Cosenza (15.263) e Nuoro (15.231). Il valore minimo assoluto è a Vibo Valentia, con appena 13.885 euro. La media nazionale si attesta a 24.486 euro. A Reggio Calabria, la retribuzione media annua — poco oltre i 17.000 euro — è inferiore alla metà di quella milanese (quasi 35.700 euro).