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la guerra

La guerra del petrolio nel golfo: gli Stati Uniti colpiscono tre petroliere iraniane e diffondono il video

La rappresaglia ordinata da Washington dopo i lanci di missili contro navi militari americane apre una nuova e imprevedibile fase di escalation nello stretto di Hormuz

05 Settembre 2026, 17:14

17:20

La guerra del petrolio nel golfo: gli Stati Uniti colpiscono tre petroliere iraniane e diffondono il video

La crisi geopolitica nel Golfo Persico compie un salto di qualità. Le forze armate statunitensi hanno colpito e neutralizzato tre navi cisterna legate all’export di greggio iraniano, segnando un cambio di rotta politico e operativo nella gestione del confronto con Teheran.

Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), che ha diffuso il video i bersagli facevano parte di una rete clandestina multimiliardaria finalizzata a finanziare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC, i Pasdaran) e i gruppi armati a esso affiliati nella regione.

Al largo dell’isola di Kharg una delle petroliere è stata colpita e resa “permanentemente inutilizzabile”. Kharg ospita il terminale più sensibile per l’export di greggio del Paese, da cui transita storicamente la gran parte del petrolio iraniano.

Una seconda nave è stata centrata non lontano dal terminale di Jask, infrastruttura inaugurata nel 2021 nel Golfo di Oman e voluta da Teheran per aggirare il collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz, garantendo uno sbocco diretto in mare aperto in caso di blocco.

Nel Golfo di Oman una terza cisterna, in navigazione senza carico, è stata distrutta dopo che le forze statunitensi avevano ordinato formalmente all’equipaggio civile di abbandonare l’unità.

Secondo la ricostruzione del CENTCOM, l’azione è stata scatenata da un grave atto ostile avvenuto poche ore prima: l’Iran avrebbe tentato di colpire con missili balistici una portaerei e un cacciatorpediniere della Marina USA. L’attacco è fallito, senza vittime né danni al personale americano, ma ha spinto Washington a varcare una soglia finora rimasta intatta.

Tra maggio e giugno 2026 l’azione militare statunitense nell’area si era limitata a controlli e all’imposizione del blocco marittimo. All’epoca, il CENTCOM aveva definito le navi fermate “non conformi” e le petroliere erano state temporaneamente disabilitate con procedure mirate a impedirne la navigazione, salvaguardando però la struttura degli scafi. La distruzione deliberata e palese dei mercantili iraniani indica ora il passaggio a una linea molto più rigida, sintetizzata a Washington nella formula “tanker per tanker”: a ogni attacco iraniano contro naviglio commerciale, la risposta consisterà nel colpire direttamente la capacità logistica ed economica di Teheran di esportare greggio. Le navi cisterna non sono più trattate come meri strumenti economici soggetti a sanzioni, ma come obiettivi operativi da neutralizzare per prosciugare le finanze militari dell’avversario.

La rappresaglia arriva al culmine di una crisi che ha militarizzato l’intera fascia marittima tra Golfo Persico, Stretto di Hormuz e Golfo di Oman. L’agenzia marittima statunitense MARAD ha da tempo elevato il livello di allerta per tutte le navi battenti bandiera americana e per gli operatori internazionali in transito, alla luce di minacce e sequestri attribuiti all’Iran. I dati del Joint Maritime Information Center, riportati da USNI News, indicano che nel solo mese di agosto le forze iraniane hanno attaccato o danneggiato almeno 13 unità commerciali, determinando un crollo dei transiti rispetto ai livelli ordinari pre-conflitto. La navigazione in questo corridoio vitale dipende ormai quasi interamente dalle scorte delle marine occidentali: tra l’1 e il 2 settembre, 44 passaggi nello Stretto di Hormuz sono stati scortati o facilitati direttamente dagli Stati Uniti. La fragilità della rotta è stata ribadita il 1° settembre, quando due superpetroliere cariche di greggio saudita sono state danneggiate in uscita dallo Stretto da proiettili di origine non identificata.