Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
5 settembre 2026 - Aggiornato alle 21:44
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

le trattative

Incontro al Cremlino tra Putin e gli emissari Usa: i cinque pilastri del piano segreto di Trump per l'Ucraina

Putin concede tre giorni di tregua nei raid per il transito degli emissari ma respinge l'ipotesi di un congelamento del fronte alle condizioni di Kyiv

05 Settembre 2026, 21:31

21:40

Incontro al Cremlino tra Putin e gli emissari Usa: i cinque pilastri del piano segreto di Trump per l'Ucraina

Si è aperto tra pragmatismo logistico e freddezza diplomatica l’atteso faccia a faccia al Cremlino tra Vladimir Putin e gli inviati speciali del presidente statunitense Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Al centro di colloqui durati diverse ore, la proposta di Washington per mettere fine alla guerra in Ucraina. L’incontro ha prodotto una fragile tregua aerea di tre giorni, utile a consentire il viaggio dei mediatori verso Kyiv, ma il Cremlino ha subito smorzato ogni entusiasmo, opponendo un secco no a qualsiasi cessate il fuoco stabile che non recepisca le pesanti rivendicazioni territoriali e strategiche di Mosca. Un avvio in salita: attese, rituali e la tregua dei tre giorni

La missione è cominciata sotto il segno dell’incertezza. Witkoff e Kushner sono atterrati all’aeroporto di Vnukovo poco prima delle 13, a bordo di un Boeing dell’Air Force partito dagli Stati Uniti con scalo a Helsinki. Ad accoglierli, il consigliere presidenziale Kirill Dmitriev, che su X ha scritto: «Benvenuti a Mosca ai pacificatori».

Il colloquio con Putin è iniziato però soltanto sette ore più tardi, verso le 20, dopo che il leader russo aveva dato precedenza ad alcuni impegni interni, tra cui l’inaugurazione online di un parco divertimenti e della stazione ferroviaria suburbana “Falce e martello”. In apertura, Putin ha definito la trattativa «non semplice». Per agevolare la missione è stato concordato un fermo temporaneo dei raid: Mosca ha dichiarato una tregua aerea di tre giorni – dalla mezzanotte di sabato a quella di martedì – sospendendo i lanci di missili e droni su Kyiv così da permettere ai mediatori di raggiungere la capitale ucraina in treno (lo spazio aereo resta chiuso dal 2022).

In cambio, Volodymyr Zelensky ha accettato di interrompere gli attacchi su Mosca fino alla mezzanotte di lunedì. La mini-tregua arriva dopo ore di forte tensione: il presidente ucraino ha accusato i russi di aver colpito gli scali di Kyiv e Borispol proprio per ostacolare l’arrivo dei delegati, mentre sul terreno si registrano vittime a Kamianske e raid russi contro stabilimenti metallurgici nella regione di Dnipropetrovsk.

Nonostante Witkoff abbia espresso sincera gratitudine a Putin per la sospensione dei bombardamenti, l’accoglienza politica russa alla proposta di pace è stata gelida. Il portavoce Dmitry Peskov ha liquidato le aspettative con un laconico: «Non affrettiamo le cose». A rimarcare la distanza è stato il vice ministro degli Esteri Serghei Ryabkov, responsabile del dossier Usa: Mosca non intende rinunciare alle proprie pretese e il successo del piano dipenderà da quanto Washington sarà disposta a negoziare «tenendo conto della situazione sul campo», che – ha sottolineato – «non sta evolvendo a favore di Kyiv». Le condizioni poste da Putin, già esplicitate nel giugno 2024 e ribadite nel 2025, restano immutate: rinuncia definitiva dell’Ucraina all’ingresso nella NATO, ritiro completo delle truppe di Kyiv dal perimetro delle quattro regioni rivendicate (e non interamente controllate) da Mosca, limiti stringenti alle capacità militari ucraine e assenza totale di soldati occidentali sul terreno. In sostanza, un rifiuto preventivo di qualunque compromesso fondato sull’integrità territoriale ucraina.

Il possibile impianto del piano di Trump: i cinque pilastri

Il testo ufficiale portato a Mosca da Kushner e Witkoff non è stato divulgato. Incrociando i segnali diplomatici con le posizioni delle parti e dei partner occidentali, gli analisti delineano comunque una cornice negoziale in cinque punti:

1) Cessate il fuoco graduale e verificabile: l’attuale mini-tregua tra le capitali come primo “test di de‑escalation”, con uno stop iniziale ai raid su centri abitati e infrastrutture critiche da estendere progressivamente all’intera linea del fronte, sotto rigorosi meccanismi di monitoraggio.

2) Dossier umanitari e misure di fiducia: scambi di prigionieri, rimpatrio dei civili detenuti e dei minori deportati, tutela delle principali rotte commerciali e di esportazione.

3) Sicurezza per l’Ucraina: nodo più sensibile. Per convincere Kyiv servono garanzie credibili attraverso intese bilaterali su forniture, intelligence e addestramento, evitando però l’adesione formale alla NATO per non urtare il veto di Mosca.

4) Formula territoriale transitoria: congelamento delle posizioni lungo l’attuale linea di contatto; nessun riconoscimento giuridico immediato delle annessioni da parte ucraina, con la definizione dello status dei territori occupati rinviata a un negoziato politico di lungo periodo.

5) Ricostruzione e corridoi economici: un pacchetto di investimenti internazionali per la ricostruzione, la sicurezza energetica e il sostegno al bilancio di Kyiv, con il controverso tema dell’utilizzo degli asset russi congelati sullo sfondo.

Se Mosca blinda le proprie posizioni, anche per l’Ucraina il perimetro delineato dagli Stati Uniti è terreno sdrucciolevole. Zelensky si è detto disponibile a un confronto «costruttivo» con gli inviati americani, ma ha ribadito che Kyiv non accetterà mai cessioni territoriali camuffate né un blocco permanente e irreversibile del suo percorso di integrazione euro‑atlantica. Nelle cancellerie prevale l’idea che, nel breve termine, l’obiettivo di Washington non sia una pace immediata e definitiva, ma la riapertura del canale negoziale. Witkoff e Kushner stanno praticando una fitta diplomazia “navetta” per riallacciare il dialogo e strappare intese parziali. Resta però il fatto che i cinque pilastri individuati coincidono con i punti di massima distanza tra Mosca e Kyiv: segno che la strada verso la fine delle ostilità resta, per ora, ripidissima.