Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
7 settembre 2026 - Aggiornato alle 21:54
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

usa

L'ultima di Trump: «Il New Mexico diventi New America». Il governatore: «Non se ne parla nemmeno»

Nessun potere reale per la presidenza, ma l'iniziativa ricalca i recenti casi dei laghi e dei golfi ribattezzati "America"

07 Settembre 2026, 21:42

21:50

L'ultima di Trump: «Il New Mexico diventi New America». Il governatore: «Non se ne parla nemmeno»

Il nome di uno Stato può trasformarsi in un terreno di scontro politico e geopolitico. Nelle ultime ventiquattro ore il presidente Donald Trump ha innescato un confronto istituzionale senza precedenti proponendo di eliminare la denominazione New Mexico e ribattezzarlo “New America”. Una mossa dall’alto valore simbolico che ha incontrato l’immediata e ferma opposizione della governatrice democratica Michelle Lujan Grisham, determinata a tutelare le radici storiche di un territorio la cui identità è antecedente alla nascita stessa degli Stati Uniti.

La vicenda è esplosa nel fine settimana del Labor Day, in due passaggi. Domenica 6 settembre 2026, Trump ha riferito di aver ricevuto suggerimenti a modificare il nome dello Stato, esprimendo apprezzamento per un’ipotesi definita “più prestigiosa e bella” per un territorio dalle grandi potenzialità. Il giorno successivo, lunedì 7 settembre, l’allusione verbale si è tradotta in una massiccia offensiva sui social: il presidente ha diffuso una serie di mappe ritoccate e meme in cui il New Mexico appariva ufficialmente rinominato “New America”. Non si tratta di un atto legislativo né di un provvedimento vincolante, bensì di un’operazione politica volta a polarizzare l’opinione pubblica e a inviare segnali mirati sia all’interno dei confini nazionali sia all’estero.

La risposta della governatrice Michelle Lujan Grisham, in carica dal 1° gennaio 2019, è stata immediata e tagliente. Dopo aver chiarito che il nome dello Stato “non è in discussione”, ha attaccato la Casa Bianca accusandola di perdere tempo nel “colorare le mappe” mentre l’amministrazione locale è impegnata nella gestione concreta del territorio. Lujan Grisham ha poi allargato il perimetro della polemica, sostenendo che queste provocazioni toponomastiche servano soprattutto da cortina di fumo per distogliere l’attenzione pubblica da questioni ben più pressanti per le famiglie americane: carovita, andamento dell’economia e assistenza sanitaria.

La difesa del toponimo New Mexico si fonda su basi storiche che smontano un equivoco diffuso. La denominazione non è una recente imitazione né una derivazione dallo Stato sovrano del Messico, ma il prodotto di una stratificazione secolare risalente all’epoca coloniale. Santa Fe, attuale capitale, è la più antica capitale statale degli Stati Uniti: la sua centralità politica fu sancita nel 1610 sotto il dominio spagnolo, all’interno del “Regno del Nuovo Messico” (Kingdom of New Mexico). Con l’indipendenza messicana del 1821 la città mantenne il ruolo di capoluogo della provincia del Nuevo Mexico. Solo al termine della guerra messicano-statunitense l’area passò sotto la sovranità di Washington, per poi essere ammessa nell’Unione come 47° Stato il 6 gennaio 1912. Questa continuità storica tra periodo spagnolo, fase messicana e successiva statualità americana ha forgiato un’identità culturale e linguistica complessa — plasmata dalla convivenza tra comunità ispaniche, indigene e angloamericane — che non può essere cancellata con uno slogan social.

Sebbene la proposta di Trump sia priva di reali basi giuridiche — la normativa federale non attribuisce a Washington il potere di modificare unilateralmente il nome di uno Stato dell’Unione — l’iniziativa si inserisce in una strategia di pressione internazionale. In questi giorni i rapporti commerciali tra Washington e Città del Messico sono particolarmente tesi. Il governo messicano sta premendo per lo sblocco dei dazi su settori chiave come acciaio, alluminio e automotive, sullo sfondo dei complessi negoziati di revisione dell’accordo USMCA. In tale cornice, togliere la parola “Mexico” da una mappa statunitense rappresenta per la Casa Bianca un facile bersaglio simbolico da offrire alla propria base, accarezzando pulsioni nazionaliste e ostentando la massima fermezza verso il vicino meridionale.

L’operazione richiama altre battaglie toponomastiche recenti dell’amministrazione federale. Nel 2025 un ordine esecutivo ha imposto per gli usi federali la ridenominazione del Golfo del Messico in “Gulf of America”. Più di recente, a fine agosto 2026, in pieno scontro commerciale con il Canada, Trump ha firmato un provvedimento analogo per rinominare il Lago Ontario in “Lake America”. Tuttavia, se in quei casi l’intervento ricadeva nella sfera di competenza federale — riguardando corpi idrici e aree geografiche di rilievo nazionale — la riscrittura del nome di uno Stato sovrano della Federazione si infrange contro limiti costituzionali invalicabili, restando confinata al perimetro della pura propaganda.