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Palestina

Asse internazionale contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania: stop al commercio, ira di Tel Aviv e Usa

L'iniziativa guidata da Londra e Parigi. L'ambasciatore americano Huckabee minaccia ritorsioni economiche. Opposizioni all'attacco in Italia per la mancata adesione del governo Meloni

08 Settembre 2026, 16:16

Asse internazionale contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania: stop al commercio, ira di Tel Aviv e Usa

Sono dodici i Paesi che hanno deciso di condannare le colonie illegali di Israele in Cisgiordania, impegnandosi a porre fine a ogni forma di commercio con gli insediamenti situati nei Territori palestinesi occupati. L'iniziativa congiunta, che coinvolge tra gli altri Regno Unito, Francia, Canada, Spagna, Norvegia e Svezia, è stata accompagnata da prese di posizione molto nette. Il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband, intervenendo alla Camera dei Comuni, ha accusato Israele di “chiudere gli occhi” di fronte a una “pulizia etnica” in corso, definendo gli insediamenti entità “illegali” secondo il diritto internazionale. Miliband ha precisato che la misura non rappresenta un boicottaggio contro Israele in quanto Stato, riconoscendone il diritto alla difesa, ma ha duramente condannato il “terrorismo dei coloni” e l'espansione del controverso progetto abitativo E1. Sulla stessa linea il capo della diplomazia francese, Jean-Noel Barrot, il quale ha avvertito che la Cisgiordania è “sull'orlo dell’esplosione” a causa della colonizzazione e delle violenze degli estremisti, fattori che compromettono la soluzione dei due Stati e minacciano la sicurezza dell'intera regione. La mossa ha incassato l'appoggio della Commissione Europea, che tramite un portavoce ha ribadito l'illegalità degli insediamenti.

La decisione ha innescato un'immediata reazione da parte degli Stati Uniti e di Israele. L'ambasciatore statunitense a Tel Aviv, Mike Huckabee, ha definito la scelta del Regno Unito “irrazionale”, avvertendo che le sanzioni britanniche “provocheranno senza dubbio una reazione statunitense” e potrebbero costare alle aziende d'oltremanica il divieto di operare in diversi Stati americani. A Gerusalemme, dove il tribunale distrettuale ha da poco respinto un ricorso delle Ong per bloccare l'avanzamento proprio del progetto di insediamento E1, la tensione è altissima. Il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha chiesto formalmente al premier Netanyahu di chiudere il Consolato britannico a Gerusalemme Est per rispondere a quella che ha definito “l’audacia britannica”. Fonti diplomatiche israeliane hanno inoltre accusato Londra di aver agito per assecondare la propria base elettorale laburista, avvertendo che la mossa sarà percepita come un'interferenza e genererà una risposta durissima.

Le ripercussioni della stretta commerciale si fanno sentire anche nel dibattito politico italiano, dal momento che Roma non figura tra i firmatari dell'intesa. Le opposizioni si sono scagliate contro l'esecutivo: il deputato del Partito Democratico Arturo Scotto ha evidenziato l'assenza del governo Meloni, chiedendo di calendarizzare e votare subito la proposta di legge già depositata da Pd, Avs e M5S per attuare le medesime sanzioni. Ancora più duri i toni dell'europarlamentare del Movimento 5 Stelle Danilo Della Valle, che ha accusato la maggioranza di “ignavia” e di fiancheggiamento dei crimini in Cisgiordania, rimproverando al governo di voltarsi dall'altra parte ignorando i diritti umani e il diritto internazionale.