Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
8 settembre 2026 - Aggiornato alle 20:21
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

diplomazia

Ucraina e le midterm vicine, Trump telefona a Putin: «Chiudi la guerra entro il mio mandato». Lo zar frena

L'analisi del colloquio dell'8 settembre 2026: il presidente americano prospetta vantaggi economici in cambio di una pace rapida, mentre il leader del Cremlino smentisce piani ostili contro l'Europa ma conferma di voler raggiungere gli obiettivi militari nel Donbass

08 Settembre 2026, 18:43

19:54

Ucraina e le midterm vicine, Trump telefona a Putin: «Chiudi la guerra entro il mio mandato». Lo zar frena

Per un’ora la diplomazia ha tentato di sovrastare il fragore delle armi, nel tentativo di riattivare un canale negoziale concreto per mettere fine alla guerra in Ucraina. Nel colloquio dell’8 settembre 2026, il presidente statunitense Donald Trump ha rivolto al leader russo Vladimir Putin una richiesta esplicita: chiudere il conflitto in modo rapido e definitivo, auspicabilmente entro la conclusione del proprio mandato alla Casa Bianca. Da Mosca la conversazione è stata definita “costruttiva” e “franca” ed è durata esattamente sessanta minuti.

Il contatto ha rappresentato l’apice di una fitta offensiva diplomatica condotta dagli inviati personali del capo della Casa Bianca. Solo pochi giorni prima, nel fine settimana del 5 settembre, Steve Witkoff e Jared Kushner avevano portato a termine una missione ad alta visibilità: circa tre ore di colloquio con Putin al Cremlino, seguite il giorno successivo da un passaggio a Kiev per ascoltare le valutazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nel dialogo dell’8 settembre, i due capi di Stato hanno passato in rassegna i punti e le ipotesi emersi in quelle consultazioni a navetta.

Secondo i resoconti diplomatici, il perno della strategia di Donald Trump sarebbe un incentivo di natura economica, elemento centrale del suo approccio negoziale in politica estera. L’ex presidente avrebbe prospettato a Vladimir Putin che un’intesa definitiva sull'Ucraina aprirebbe la strada al ripristino pieno e duraturo dei rapporti tra Washington e Mosca, con rilevanti ricadute sul piano commerciale e degli investimenti. Questa impostazione, tuttavia, si scontra con ostacoli di notevole complessità.

Il primo è geopolitico: il regime sanzionatorio contro la Russia non dipende esclusivamente dagli Stati Uniti, ma coinvolge l’Unione europea, il Regno Unito e diversi altri alleati, ciascuno vincolato a procedure decisionali autonome. Emblematico, in tal senso, l’ulteriore rafforzamento deciso dall’UE nel giugno 2026, che ha esteso misure mirate a colpire le entrate energetiche, l’industria bellica russa, la “flotta ombra” e le attività ibride, segno di un groviglio sanzionatorio difficilmente risolvibile con un semplice accordo bilaterale.

Il secondo ostacolo è strategico: per il Cremlino il conflitto attiene alla sicurezza nazionale e, finora, Mosca non ha dato segnali di voler anteporre i benefici economici al conseguimento dei propri obiettivi politici e territoriali. La ricostruzione ufficiale della conversazione telefonica, diffusa dal consigliere diplomatico della presidenza russa Yuri Ushakov, mette in luce una contraddizione di fondo. Pur esprimendo apprezzamento per l’opera di mediazione statunitense, Putin non ha lasciato intendere alcuna disponibilità a modificare i traguardi sul terreno.

Il leader russo ha informato Trump sull’andamento delle operazioni e ha ribadito la ferma volontà di proseguire fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi dell’operazione che il Cremlino continua a definire “militare speciale”. In sostanza, Mosca accetta il dialogo con Washington ma porta avanti la guerra finché le proprie condizioni non saranno pienamente soddisfatte. Un passaggio significativo della telefonata ha riguardato la sicurezza europea: Putin ha assicurato a Trump che la Russia non nutre piani aggressivi verso i Paesi del Vecchio Continente, liquidando come infondate speculazioni le accuse sulle presunte minacce di Mosca. Un’affermazione che collide con le denunce della NATO e dell’Unione europea.

In un aggiornamento del 17 giugno 2026 sulla difesa del fianco orientale, l’Alleanza Atlantica ha indicato la Russia come la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza comune, richiamando l’escalation di violazioni dello spazio aereo, cyberattacchi e atti di sabotaggio. Analogamente, il Consiglio dell'UE, nelle conclusioni del 16 marzo 2026, ha condannato le persistenti e coordinate campagne ibride attribuite a Mosca.

Considerata la profonda distanza sui principali nodi politiciterritori occupati, garanzie di sicurezza e sanzioni — la fase iniziale della trattativa potrebbe concentrarsi su intese limitate in previsione dell’inverno. Secondo indiscrezioni, i colloqui promossi dagli emissari statunitensi hanno affrontato dossier concreti come la protezione delle infrastrutture energetiche ucraine, i transiti di gas, petrolio ed elettricità e l’export di grano. Per Kiev una tregua sul fronte energetico è cruciale: negli scorsi inverni la Russia ha colpito ripetutamente la rete elettrica ucraina per sfiancare i civili ed estorcere concessioni.

Zelensky ha manifestato profonda diffidenza verso le aperture di facciata di Mosca, sottolineando che l’intensità attuale delle offensive russe smentisce qualsiasi autentica volontà di compromesso. Di conseguenza, l’Ucraina ribadisce che il canale diplomatico non può mai essere disgiunto dal sostegno militare sul terreno, inclusa la fornitura di sistemi di difesa Patriot e relativi intercettori.

Il prossimo snodo decisivo della diplomazia a navetta avverrà a New York intorno al 20 settembre, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove Zelensky conta di incontrare Trump per valutare la fattibilità di un negoziato. All'orizzonte resta l'ipotesi di una futura sessione trilaterale tra Stati Uniti, Ucraina e Russia, sebbene non sia ancora stato definito un calendario ufficiale. Fino ad allora, la consistenza della mediazione americana sarà misurata non dalle dichiarazioni, ma dalla capacità di tradurre i colloqui in impegni concreti, verificabili e accettabili per tutte le parti coinvolte.