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la guerra

Nuova escalation tra Stati Uniti e Iran: Washington distrugge cinque petroliere, Teheran attacca navi e base Usa

09 Settembre 2026, 09:54

10:00

Nuova escalation tra Stati Uniti e Iran: Washington distrugge cinque petroliere, Teheran attacca navi e base Usa

È nuovamente alta la tensione in Medio Oriente, con Stati Uniti e Iran protagonisti di una nuova spirale di attacchi e ritorsioni che coinvolge anche il traffico marittimo e le infrastrutture energetiche. Il confronto, dopo una fase di relativa calma, è tornato a intensificarsi nelle ultime ore e il rischio di un allargamento del conflitto appare sempre più concreto.

Il passaggio più recente è nella notte, quando il Comando centrale statunitense (Centcom) ha annunciato di aver distrutto cinque petroliere iraniane, dopo due tentativi di attacco con missili balistici condotti nei due giorni precedenti dalla Guardia rivoluzionaria islamica contro una nave da guerra americana. Secondo Washington, la nave statunitense è riuscita a evitare i missili e ha proseguito il pattugliamento senza registrare feriti tra il personale.

Le cinque petroliere, secondo la versione americana, erano legate alla rete finanziaria dell'Irgc: quattro, la Kaviz, la Charminar, la Horizon 1 e la Riesco, sono state colpite nel Golfo di Oman, mentre la Derya è stata attaccata nelle vicinanze dell'isola iraniana di Kharg, uno dei principali centri dell'export petrolifero di Teheran. Centcom ha riferito che gli equipaggi erano stati invitati ad abbandonare le imbarcazioni prima degli attacchi. L'operazione si aggiunge a quella del 5 settembre, quando le forze Usa avevano annunciato la distruzione di altre tre petroliere iraniane dopo un tentativo dell'Irgc di colpire una portaerei e un cacciatorpediniere americani.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. La Guardia rivoluzionaria ha dichiarato di aver lanciato missili contro una base utilizzata dalle forze statunitensi nei pressi di Al Azraq, in Giordania, e di aver attaccato dieci navi nello Stretto di Hormuz, tra cui due unità americane e otto petroliere. Le autorità giordane hanno riferito di aver intercettato 18 dei 20 missili diretti verso il proprio territorio, mentre i restanti due sarebbero caduti in aree non abitate. Washington ha definito inefficace l'attacco e ha riferito che tutto il personale americano è stato rintracciato.

Il fronte marittimo è quello che preoccupa maggiormente. Hormuz è uno dei principali snodi energetici mondiali e il confronto tra Washington e Teheran rischia di compromettere ulteriormente la navigazione commerciale. L'Iran ha già minacciato di colpire petroliere presenti nei porti di Kuwait e Bahrein, due Paesi alleati degli Stati Uniti. Secondo fonti citate da Reuters, una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto sarebbe stata danneggiata nel porto emiratino di Khor Fakkan, anche se non è stato possibile attribuire con certezza la responsabilità dell'attacco.

La crisi sta già producendo effetti sui mercati. Il prezzo del Brent è salito fino a sfiorare i 100 dollari al barile, alimentato dai timori per le difficoltà di transito delle petroliere attraverso Hormuz e dalle nuove tensioni sulle infrastrutture energetiche della regione. Prima della guerra, attraverso lo Stretto passava circa un quinto del petrolio mondiale.

A complicare ulteriormente il quadro contribuisce il coinvolgimento degli alleati regionali di Teheran. i ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno intensificato gli attacchi contro obiettivi in Arabia Saudita, compresi siti legati al settore energetico. Il rischio è quindi quello di una progressiva estensione del conflitto dal confronto diretto tra Stati Uniti e Iran a una più ampia guerra regionale, con ripercussioni sulla sicurezza della navigazione e sull'approvvigionamento energetico internazionale.

Per ora, dunque, la dinamica resta quella di una pericolosa rappresaglia: attacchi alle navi militari, distruzione di petroliere, missili contro basi americane e minacce alle rotte commerciali. Ma ogni nuovo passaggio aumenta il rischio di un incidente o di un'azione capace di far saltare definitivamente i già fragili argini diplomatici.