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Il caso

Morte del piccolo Domenico, "Con un cuore artificiale extracorporeo, sarebbe stato possibile ritrapiantarlo"

Depositata la maxi-perizia che ha anche appurato come cardiectomia anticipata fosse possibile mentre la conservazione con il ghiaccio secco non fu congrua

11 Settembre 2026, 16:41

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Morte del piccolo Domenico, "Con un cuore artificiale extracorporeo, sarebbe stato possibile ritrapiantarlo"

"Se entro 72 ore fosse stato collegato al Berlin Heart, il cuore artificiale extracorporeo, Domenico sarebbe stato ritrapiantabile e avrebbe avuto una percentuale di riuscita di oltre il 70%, lo scrivono i periti del gip nella loro relazione di 553 pagine, per questo chiedo che la Procura valuti l'ipotesi di contestare l'omicidio volontario al posto del colposo". Lo dichiara l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di Napoli a cui, al Monaldi, fu trapiantato un cuore congelato e quindi "bruciato" dal freddo.

Secondo i periti del gip, in caso di ritrapianto la sopravvivenza a medio e lungo termine di Domenico sarebbe stata superiore al 70%. "Deve rilevarsi che il VAD (Berlin Heart Excor) - si legge nella perizia - quale supporto al circolo durevole, avrebbe consentito di preservare e/o ristabilire la funzionalità d'organo rendendo, quindi, il paziente potenzialmente candidabile a un ritrapianto per un tempo superiore a quello garantito dall'Ecmo". Il 17 febbraio si rese disponibile un altro cuore per Domenico ma ormai le condizioni dei suoi organi, già da metà gennaio, a causa dell'Ecmo, erano tali da renderlo inadatto al ritrapianto: "E' pertanto possibile affermare, secondo i criteri della probabilità logica - spiegano i periti - che con il ritrapianto la probabilità di sopravvivenza a medio e lungo termine sarebbe stata significativa". "I periti sostengono che una cardiectomia anticipata può essere eseguita e che in caso di specie è stata eseguita prima dell'apertura del frigo box. Ma allora - si chiede l'avvocato Petruzzi - perché Guido Oppido nel diario clinico sottoscrive che l'ha fatto invece contemporaneamente all'apertura del frigo?".

«Sono cose che sosteniamo da mesi, oggi abbiamo questa maxi perizia che lo conferma. E’ un misto di rabbia e dolore» afferma Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico, intervistata in diretta a Ore 14 su Rai 2, condotto da Salvo Sottile.

Insieme a Mercolino erano presenti in collegamento con la trasmissione il padre del bambino Antonio Caliendo e l’avvocato della famiglia Francesco Petruzzi che ha illustrato le parti salienti della superperizia depositata: il bambino si sarebbe potuto salvare se entro 72 ore fosse stato collegato al Berlin Heart, il cuore artificiale extracorporeo. «Questa ipotesi - ha detto l’avvocato Petruzzi - non è stata valutata. Fino al 23 dicembre c'era la colpa, dopo il dolo». In trasmissione sono state mostrate alcune immagini del documento, secondo il quale ci sarebbero diverse descrizioni cronologiche dei punti nodali dell’atto operatorio, bozze del referto modificate, versioni cambiate e il fatto che nessuno avrebbe verificato lo stato del cuore arrivato da Bolzano. «E' stata una catena di errori dall’inizio alla fine - ha detto Mercolino -, hanno giocato con vita di mio figlio e hanno pensato di poter nascondere tutto. Io sarò sempre calma ma voglio giustizia, voglio guardare quei dottori negli occhi: Domenico non me lo porta più nessuno ma chi ha sbagliato deve pagare». 

Sempre i i tre periti del giudice Mariano Sorrentino, nella relazione depositata ieri, sostengono inoltre che "la cardiectomia anticipata poteva essere eseguita e le condotte dei dottori Guido Oppido, Emma Bergonzoni e Mariangela Addonizio (rispettivamente primo, secondo e terzo operatore) possono ritenersi sostanzialmente conformi". I periti evidenziano anche che la condotta della cardiochirurga Gabriella Farina, recatasi a Bolzano per l’espiantare il cuore da trapiantare al piccolo Domenico, invece, «non fu congrua».

In qualità di capo dell’équipe che partì da Napoli per effettuare il prelievo dell’organo presso l’ospedale di Bolzano e poi trapiantarlo a Domenico Caliendo, - viene spiegato - non provvide a portare ghiaccio a sufficienza per una corretta conservazione dell’organo e non verificò che ciò che le era stato fornito, a fronte di una richiesta probabilmente corretta, era ghiaccio secco che congelando il cuore lo danneggiò, rendendolo inutilizzabile per la fase successiva».

I professori sottolineano anche che le testimonianze dell’équipe guidata dal dottore Guido Oppido «sono convergenti riguardo alla mancata partecipazione ai corsi di formazione su attività trapiantologiche parimenti all’uso del Paragonix», un dispositivo in grado di trasportare organi per i trapianti, come il cuore, progettato proprio per tenere sotto costante controllo le temperature. La circostanza ha spinto i periti del gip a «censurare la lacuna nella gestione di tale attività di informazione e formazione».