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LA COMMEMORAZIONE

11 settembre, proteste contro Mamdani a New York: perché una parte delle famiglie contesta la sua presenza a Ground Zero

Il sindaco è il primo musulmano nella storia della Grande Mela a ricoprire la carica e la sua partecipazione alla cerimonia assume inevitabilmente un forte valore simbolico

11 Settembre 2026, 17:31

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11 settembre, proteste contro Mamdani a New York: perché una parte delle famiglie contesta la sua presenza a Ground Zero

La commemorazione del 25esimo anniversario degli attentati dell'11 settembre si svolge a New York accompagnata da una forte polemica sulla presenza di Zohran Mamdani a Ground Zero. Il sindaco di New York ha partecipato alla cerimonia nonostante le richieste di esclusione avanzate nei giorni scorsi da alcuni familiari delle vittime e da esponenti politici conservatori. Una petizione lanciata per chiedere che Mamdani non prendesse parte alla commemorazione ha superato le 100 mila firme, arrivando nelle ultime ore oltre quota 110 mila.

La contestazione non si è concentrata in un'unica manifestazione, ma si è sviluppata attraverso una campagna pubblica che ha coinvolto alcuni familiari delle vittime, personalità politiche repubblicane e commentatori conservatori. Il messaggio dei promotori è che la presenza del sindaco alla commemorazione non sarebbe opportuna alla luce di alcune sue posizioni politiche, delle persone con cui ha avuto rapporti e di alcune scelte compiute dalla sua amministrazione.

Il tema è particolarmente delicato perché la cerimonia di Ground Zero è considerata uno degli appuntamenti più simbolici della memoria americana dell'11 settembre. Qui, ogni anno, i familiari delle vittime, i soccorritori e le autorità ricordano le quasi 3 mila persone uccise negli attentati del 2001. Quest'anno, nel 25esimo anniversario, la presenza del sindaco ha assunto quindi un significato politico che va oltre la semplice partecipazione istituzionale.

Mamdani, però, ha deciso di esserci. E proprio questa scelta ha trasformato la sua partecipazione in uno dei principali casi di confronto politico della giornata.

Perché alcuni familiari contestano Mamdani

La contestazione nei confronti del sindaco non nasce da un singolo episodio. I suoi critici hanno messo insieme diversi elementi della sua attività politica e amministrativa, sostenendo che alcune sue scelte siano difficilmente conciliabili con il significato della commemorazione dell'11 settembre.

Uno dei punti principali riguarda la nomina di Ramzi Kassem come responsabile dell'ufficio legale dell'amministrazione Mamdani dell'amministrazione cittadina. Kassem, professore di diritto alla City University of New York, in passato ha rappresentato Ahmed al-Darbi, detenuto a Guantanamo e coinvolto in un procedimento per l'attentato contro la petroliera francese Limburg, compiuto nel 2002 al largo dello Yemen e collegato ad al-Qaeda.

Al-Darbi era inoltre cognato di Khalid al-Mihdhar, uno dei dirottatori dell'American Airlines Flight 77 che l'11 settembre 2001 colpì il Pentagono. Il legame familiare e il precedente professionale di Kassem sono stati utilizzati dagli oppositori di Mamdani per mettere in discussione l'opportunità della sua nomina proprio in concomitanza con il 25esimo anniversario degli attentati.

È però importante distinguere il dato dalle interpretazioni politiche. Kassem ha rappresentato al-Darbi nell'ambito della sua attività professionale di avvocato della difesa e non è accusato di avere partecipato agli attentati dell'11 settembre. La polemica riguarda quindi la scelta di Mamdani di affidargli un incarico di vertice e il significato simbolico di quella decisione, non un'accusa di complicità con il terrorismo.

La questione è tornata sotto i riflettori anche per un episodio avvenuto nei giorni scorsi. Dopo avere firmato due ordini esecutivi dedicati all'11 settembre, Mamdani ha consegnato la penna utilizzata per la firma alla commissaria del NYPD Jessica Tisch, chiedendole di passarla a Kassem. City Hall ha spiegato che l'ufficio del chief counsel aveva contribuito alla preparazione dei provvedimenti. Gli oppositori hanno invece trasformato anche questo gesto simbolico in un elemento della loro campagna contro il sindaco.

Il rapporto con l'imam Siraj Wahhaj

Un secondo elemento riguarda Siraj Wahhaj, imam di Brooklyn con il quale Mamdani è comparso pubblicamente durante la sua campagna elettorale.

Wahhaj fu inserito negli anni Novanta in un elenco preliminare di persone che i procuratori federali avevano indicato come potenziali co-cospiratori non incriminati nel procedimento relativo all'attentato al World Trade Center del 1993. Fu inoltre chiamato come testimone a favore di Omar Abdel-Rahman, il cosiddetto "Blind Sheikh", condannato negli Stati Uniti per il complotto terroristico che comprendeva anche l'attentato del 1993.

Anche in questo caso è necessario mantenere una distinzione tra i fatti e le accuse politiche. Wahhaj non fu condannato per l'attentato del 1993. Il suo nome è entrato nella controversia soprattutto per i rapporti con figure coinvolte nella vicenda e per essere stato inserito nell'elenco dei potenziali co-cospiratori non incriminati.

Gli oppositori di Mamdani considerano però politicamente significativo il fatto che il sindaco abbia avuto rapporti pubblici con una figura associata a quella vicenda e utilizzano questo elemento per mettere in discussione il suo giudizio politico.

Hasan Piker e la polemica sulle dichiarazioni sull'11 settembre

Nella campagna contro la presenza di Mamdani alla commemorazione è entrato anche Hasan Piker, streamer e commentatore politico statunitense di sinistra.

Piker è stato duramente criticato per alcune dichiarazioni pronunciate in passato sugli attentati dell'11 settembre, considerate dai suoi oppositori come una giustificazione o una minimizzazione della responsabilità dei terroristi. I critici di Mamdani hanno quindi utilizzato i suoi rapporti con l'area politica del sindaco come ulteriore argomento per contestarne la presenza a Ground Zero.

Anche in questo caso, però, la posizione di Mamdani è diversa da quella che gli oppositori cercano di attribuirgli. Il sindaco ha preso pubblicamente le distanze dalle dichiarazioni di Piker, definendole inaccettabili e riprovevoli.

Il caso Piker, dunque, non costituisce un'accusa diretta nei confronti di Mamdani per dichiarazioni sull'11 settembre. È piuttosto uno degli elementi utilizzati dai suoi avversari per sostenere che il sindaco abbia costruito rapporti politici con persone che, a loro giudizio, hanno assunto posizioni incompatibili con il significato della commemorazione.

La questione religiosa

A complicare ulteriormente la vicenda c'è l'identità dello stesso Mamdani. Il sindaco è il primo musulmano nella storia di New York a ricoprire la carica e la sua partecipazione alla commemorazione del 25esimo anniversario assume inevitabilmente un forte valore simbolico.

I promotori della petizione hanno respinto l'idea che la contestazione sia semplicemente una reazione alla sua fede religiosa. Alcuni familiari delle vittime hanno spiegato che le loro obiezioni riguardano soprattutto le politiche di Mamdani, le sue associazioni e alcune decisioni della sua amministrazione.

La dimensione religiosa è tuttavia entrata apertamente nel dibattito attraverso le dichiarazioni di alcuni suoi oppositori. L'ex sindaco Rudy Giuliani ha attaccato duramente la partecipazione di Mamdani e ha pronunciato dichiarazioni che hanno provocato accuse di islamofobia.

Questo ha contribuito a spostare il dibattito su un terreno ancora più ampio: non più soltanto la legittimità della presenza del sindaco alla commemorazione, ma anche il rapporto tra la memoria dell'11 settembre, l'identità musulmana e la società americana.

Giuliani e Pataki tra i critici più duri

Tra le voci più critiche nei confronti di Mamdani ci sono quelle di due figure strettamente legate alla storia di New York e alla risposta agli attentati: Rudy Giuliani e l'ex governatore dello Stato George Pataki.

Giuliani era sindaco della città l'11 settembre 2001 e la sua amministrazione si trovò a gestire le conseguenze immediate degli attacchi. Pataki era invece governatore di New York. La loro opposizione alla presenza di Mamdani assume quindi un particolare peso simbolico.

Pataki ha sostenuto che il sindaco dovrebbe prendere le distanze da figure e posizioni che, a suo giudizio, non sarebbero compatibili con la memoria dell'11 settembre. Giuliani ha assunto una posizione ancora più dura, contestando direttamente la partecipazione di Mamdani alla commemorazione.

Lo scontro ha così assunto una dimensione politica che va oltre la singola cerimonia e coinvolge temi come l'identità della città, il rapporto tra religione e politica e il modo in cui New York deve preservare la memoria del terrorismo.

Le famiglie delle vittime non sono tutte d'accordo

Un aspetto importante della vicenda è che non esiste una posizione unanime tra i familiari delle vittime.

Alcuni hanno chiesto esplicitamente a Mamdani di non partecipare alla cerimonia e hanno sostenuto la petizione per la sua esclusione. Altri, invece, hanno difeso la presenza del sindaco, sottolineando che il primo cittadino rappresenta istituzionalmente l'intera città e che la commemorazione dell'11 settembre non dovrebbe essere trasformata in uno strumento di esclusione politica.

La differenza di posizione è significativa perché mostra come la controversia non possa essere descritta semplicemente come "le famiglie delle vittime contro Mamdani". Si tratta piuttosto di una frattura tra diverse interpretazioni su ciò che dovrebbe rappresentare la cerimonia di Ground Zero.

Per i suoi critici, la commemorazione deve rimanere uno spazio separato dalle battaglie politiche e la storia personale e politica di chi vi partecipa ha quindi un peso determinante. Per i suoi sostenitori, invece, la presenza del sindaco è innanzitutto istituzionale e rappresenta New York nel suo insieme.

La risposta di Mamdani

Di fronte alle pressioni, Mamdani ha scelto di non fare un passo indietro. Il sindaco ha partecipato alla commemorazione e nei giorni precedenti ha promosso una serie di iniziative dedicate al 25esimo anniversario.

Il 4 settembre ha firmato due ordini esecutivi. Il primo ha istituito l'11 settembre come giornata ufficiale cittadina di "Remembrance and Service", prevedendo iniziative commemorative, educative e di servizio pubblico. Il secondo ha rafforzato i piani di continuità operativa della città e previsto una nuova struttura interagenzia per migliorare la capacità di risposta alle emergenze.

Mamdani ha inoltre promosso il progetto "Memory Markers: 9/11", attraverso il quale i chioschi LinkNYC raccontano storie di cittadini, lavoratori e soccorritori coinvolti nelle operazioni di salvataggio e nella ricostruzione dopo gli attentati.

Alla vigilia dell'anniversario ha anche partecipato alla "Children of Abraham Peace Walk", una marcia interreligiosa alla quale hanno preso parte cristiani, ebrei e musulmani. Un'iniziativa che il sindaco ha utilizzato per sottolineare il valore dell'unità tra le diverse comunità religiose di New York.

L'assenza alla commemorazione del 1993

I suoi critici hanno inoltre ricordato un episodio precedente: l'assenza di Mamdani alla commemorazione del 33esimo anniversario dell'attentato al World Trade Center del 1993, lo scorso 26 febbraio.

Quel giorno il sindaco si trovava a Washington per incontrare Donald Trump e discutere di un progetto abitativo per New York. La sua amministrazione era rappresentata dalla vice sindaca Julia Kerson.

Gli oppositori hanno utilizzato quell'assenza per sostenere che Mamdani non abbia attribuito alla memoria del terrorismo a New York l'attenzione che oggi rivendica per il 25esimo anniversario dell'11 settembre. Dal fronte del sindaco, invece, vengono citate le iniziative promosse dall'amministrazione per la commemorazione, la sicurezza e la preparazione alle emergenze.

Una polemica che va oltre la cerimonia

La presenza di Mamdani a Ground Zero si è così trasformata in una delle principali controversie politiche legate al 25esimo anniversario degli attentati.

Da una parte, i suoi sostenitori ritengono che la partecipazione di un sindaco musulmano alla commemorazione rappresenti un messaggio di inclusione e dimostri che l'11 settembre non può essere utilizzato per mettere in discussione l'appartenenza dei musulmani alla società americana. Dall'altra, i suoi oppositori insistono sul fatto che la questione non riguardi la sua religione, ma le sue frequentazioni, alcune scelte della sua amministrazione e le posizioni politiche che ha assunto.

La differenza tra le due letture è il cuore della polemica. Per alcuni, Mamdani deve essere giudicato come qualsiasi altro sindaco e la sua presenza a Ground Zero è un atto istituzionale dovuto. Per altri, proprio la particolare natura della commemorazione rende rilevanti le sue associazioni e le sue scelte politiche.

A 25 anni dagli attentati, dunque, la cerimonia di Ground Zero torna a mostrare quanto l'11 settembre continui a essere una ferita aperta nella società americana, ma anche un terreno sul quale si confrontano idee diverse di memoria, identità e appartenenza.

Al centro della giornata rimangono le vittime, i loro familiari e i soccorritori. Ma la presenza del primo sindaco musulmano di New York ha inevitabilmente aggiunto alla commemorazione una dimensione politica e simbolica che va oltre la giornata di oggi. E la polemica sulla sua partecipazione dimostra come, un quarto di secolo dopo, il significato dell'11 settembre sia ancora oggetto di un confronto profondamente divisivo.