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Giudiziaria

Partoriti a casa e sepolti in giardino, la Procura di Parma fa appello contro l'assoluzione di Chiara Petrolini

Alla giovane contestata anche la soppressione di cadavere

11 Settembre 2026, 19:12

19:20

Partoriti a casa e sepolti in giardino, la Procura di Parma fa appello contro l'assoluzione di Chiara Petrolini

Chiara Petrolini ha ucciso entrambi i figli, partoriti in casa e poi sepolti nel giardino, sopprimendone i cadaveri.

Ne è convinta la Procura di Parma che ha fatto appello contro la sentenza della Corte di assise, per l'assoluzione dall’accusa di omicidio del primogenito, Domenico Matteo Granelli, venuto alla luce il 12 maggio 2023, poi sepolto nel giardino di casa.

I giudici infatti hanno condannato la giovane di Traversetolo a 24 anni e tre mesi, valutandola responsabile di aver assassinato, con premeditazione, il secondogenito, Angelo Federico, il 7 agosto 2024, mentre per il primo, dice la sentenza, non ci sono prove che fosse nato vivo.

I pm insistono anche nel chiedere il riconoscimento della soppressione di cadavere per tutti e due i fatti: la decisione di primo grado aveva riqualificato il secondo episodio nel meno grave reato di occultamento.

La Procura, spiega il procuratore Alfonso D’Avino, che ha condotto l’accusa insieme alla pm Francesca Arienti, non ha condiviso alcune parti della decisione dell’assise, ritenendo che dall’articolato ragionamento delle proprie consulenti tecniche si possa desumere la prova della vitalità del primo bambino al momento del parto e, conseguentemente, la responsabilità della madre anche per l’omicidio aggravato premeditato di Domenico Matteo.

L’atto di appello riguarda anche l’ipotesi di soppressione di cadavere: la circostanza che, del tutto casualmente, un cane abbia riportato alla luce il cadavere del piccolo Angelo Federicom, non può incidere sulla volontà dell’imputata, di far sparire definitivamente (e quindi sopprimere) anche il secondo cadavere.

Così come era avvenuto poco più di un anno prima, per l'altro figlio.

Anche la difesa della giovane, ai domiciliari da settembre 2024, farà ovviamente appello contro la condanna: il suo difensore, l’avvocato Nicola Tria, depositerà il provvedimento entro il termine, previsto per il 17 settembre.

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, si diceva che, «pur immatura e fragile», Chiara ha agito «con lucidità e determinazione», «tenendo sempre ferma la propria volontà di non far scoprire niente finché ha potuto, ossia finché non è stata posta dagli inquirenti» «di fronte a evidenze fattuali incontrovertibili».

Con «una pluralità di condotte omissive chiaramente indicative della volontà di partorire il figlio per poi eliminarlo».