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la guerra

Blitz degli Houthi a Bab el-Mandeb: cade l'isola di Perim, ora controllano l'ingresso del Mar Rosso, trema il commercio

Con la conquista di Mocha e degli avamposti sullo stretto gli insorti yemeniti avvicinano droni e missili al canale di Suez imponendo una nuova morsa sulle rotte tra Asia ed Europa

11 Settembre 2026, 19:21

19:30

 Blitz degli Houthi a Bab el-Mandeb: cade l'isola di Perim, ora controllano l'ingresso del Mar Rosso, trema il commercio

Svolta decisiva nella guerra in Yemen. Con un’azione lampo e ben coordinata, le forze del movimento Houthi (Ansar Allah) hanno sfondato le linee delle truppe legate al governo riconosciuto dalla comunità internazionale, impadronendosi del porto di Mocha, nella provincia sud-occidentale di Taiz, della località costiera di Dhubab e dell’isola vulcanica di Perim (Mayyun).

L’avanzata è stata confermata tanto da fonti ufficiali governative quanto dagli stessi insorti, mentre i reparti filogovernativi e la Resistenza Nazionale guidata da Tareq Saleh si sono ritirati in disordine verso sud.

Nelle stesse ore, gli Houthi hanno consolidato la loro proiezione sull’arcipelago Hanish, occupando gli avamposti di Zuqar, Grande Hanish e Piccola Hanish. La caduta di queste posizioni ha di fatto disarticolato la cintura difensiva costruita negli anni per tenerli a distanza dallo stretto. Perim occupa un punto nevralgico all’interno del Bab el-Mandeb, che divide in due corridoi di navigazione: uno più ampio a ovest, verso Gibuti, percorso dalla gran parte del traffico mercantile, e uno più stretto a est, in aderenza alla costa yemenita.

Pur senza equivalere a una chiusura ermetica del passaggio — trattandosi di acque internazionali con sponde africane appartenenti a Gibuti ed Eritrea e pattugliate da marine straniere — la conformazione geografica offre ad Ansar Allah un vantaggio tattico inedito. Il dispiegamento di radar, droni, missili antinave e piccole unità veloci su Perim e lungo il litorale continentale consente al movimento di sorvegliare, tracciare e condizionare il flusso di navi tra l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e il canale di Suez.

Lo stretto di Bab el-Mandeb, storicamente noto come “la porta delle lacrime”, è la cerniera del commercio marittimo fra Asia ed Europa. Secondo l’UNCTAD, attraverso Suez transita circa il 10% degli scambi globali in volume e il 22% del traffico containerizzato. Gli attacchi sistematici lanciati dagli Houthi dal novembre 2023 avevano già provocato, entro gennaio 2024, una contrazione del 42% dei passaggi.

L’impatto è ancora più marcato per l’energia: i dati della U.S. Energy Information Administration (EIA) indicano che nella prima metà del 2025 i flussi di greggio e prodotti petroliferi via Bab el-Mandeb sono scesi a 4,2 milioni di barili al giorno, rispetto ai 9,3 milioni del 2023, mentre i transiti di gas naturale liquefatto si sono azzerati. L’ulteriore avvicinamento degli asset Houthi accresce la percezione del rischio, spingendo un numero crescente di compagnie a circumnavigare il Capo di Buona Speranza: una deviazione che aggiunge migliaia di chilometri, aumenta i consumi di carburante, fa impennare i premi assicurativi e genera pesanti ritardi nelle catene di fornitura.

La minaccia alla navigazione è concreta. Il 12 agosto 2026, un attacco contro la nave cargo Tihamah al largo di Mocha ha causato la morte di diversi marittimi, inducendo il Segretario generale dell’International Maritime Organization (IMO), Arsenio Dominguez, a lanciare un severo monito sulla sicurezza degli equipaggi e sulla stabilità dei rifornimenti mondiali.

Sul piano geopolitico, l’avanzata consolida il peso di Ansar Allah e il suo asse con l’Iran, che ha fornito supporto tecnologico e militare, con una presunta assistenza operativa dei Guardiani della Rivoluzione. Al contrario, l’Arabia Saudita osserva con crescente allarme la perdita di controllo su una rotta vitale per le esportazioni dal porto di Yanbu.

Riad ha reagito con intensi bombardamenti aerei nelle aree di Mocha e Dhubab, ma la sola supremazia nei cieli difficilmente basterà a scalzare gli Houthi dalle postazioni costiere e insulari senza un’operazione terrestre complessa e sanguinosa. La geografia della sponda asiatica del Bab el-Mandeb si è trasformata, ormai, nel più potente strumento di pressione politica ed economica nelle mani di Sanaa.