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Lavoro

Confermato lo spegnimento dell'area a caldo dell'ex Ilva: salute prima della produzione, riprendono i licenziamenti

Lo stop dalla Corte d'Appello di Milano: governo e sindacati al tavolo ma vendita e piano industriale restano in bilico

11 Settembre 2026, 19:35

19:40

Confermato lo spegnimento dell'area a caldo dell'ex Ilva: salute prima della produzione, riprendono i licenziamenti

Il destino dell’ex Ilva resta legato alla tutela della salute, che secondo la Corte d’Appello di Milano prevale sulla continuità produttiva dello stabilimento.

I giudici hanno respinto l’istanza di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia e Ilva, confermando così il decreto che impone lo spegnimento dell’area a caldo entro la fine di ottobre.

Una decisione a cui ha fatto immediatamente seguito l’annuncio della ripresa dei licenziamenti nelle imprese dell’indotto.

Un nuovo tavolo di confronto, come promesso dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, è stato convocato per martedì 15 settembre, ma per i sindacati non può portare soltanto a «un piano che risolva con anni di cassa integrazione e licenziamenti già annunciati».

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha assicurato che il governo sta facendo del proprio meglio su quello che è il dossier su «stiamo spendendo il maggior numero di ore», ma che «lavoriamo con decisioni che non dipendono da noi».

I legali dei cittadini di Taranto avevano ipotizzato l'inizio della prossima settimana per l’effettiva pronuncia della Corte, che invece è arrivata prima del previsto.

La tesi ha messo al primo posto il benessere dei cittadini di Taranto. Nel provvedimento, infatti, i giudici hanno chiarito che «nel conflitto fra il diritto all’esercizio dell’attività di impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest’ultimo».

Un parere che, di fatto, ribadisce ancora una volta lo stop degli altoforni e delle cockerie dello stabilimento di Taranto, che potrebbe cominciare già dalla prossima settimana attraverso una sospensione progressiva delle attività, per coincidere con il fermo effettivo stabilito dalla Corte entro la fine del prossimo mese.

L’istanza di sospensiva era stata presentata dalle amministrazioni straordinarie di AdI e Ilva, sostenendo che lo spegnimento avrebbe comportato un «grave e irreparabile danno" agli impianti e ai livelli occupazionali.

I primi a risentirne sono stati i lavoratori delle imprese dell’indotto, su cui pesa la procedura di licenziamenti collettivi che l’Aigi, l'associazione delle aziende dell’indotto dell’ex Ilva, ha deciso di riprendere dopo la sospensiva chiesta dal governo la scorsa settimana.

L’ex ministro del Lavoro e responsabile Politiche industriali del Pd Andrea Orlando riprende le parole di Giorgia Meloni, sostenendo che «siamo noi ad aver presunto male, pensando che (la preemier) si sarebbe occupata della vertenza mettendo in gioco il peso del suo ruolo».

Un parere seguito da quello del responsabile Economia e finanze nella segreteria nazionale del Pd Antonio Misiani, che si è rivolto al governo chiedendo che «cambi rotta subito».

«Questa decisione certifica il fallimento politico di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni» - hanno invece dichiarato i rappresentanti di Avs/Verdi Taranto e Puglia -. Che nessuno si permetta di scaricare responsabilità sulla magistratura, che ha solo fatto il proprio dovere».

Dalla provincia e dal comune di Taranto è arrivato il richiamo alla responsabilità di tutte le istituzioni, mentre i sindacati hanno insistito sulla necessità di evitare il «disastro sociale».

«I bambini di Taranto hanno vinto», ha commentato la presidente dell’associazione Genitori Tarantini, mentre per Confindustria Taranto si fa sempre più urgente l’adozione di un decreto che «governi la transizione».

Sul fronte della vendita, per ora, nulla è ancora cambiato. Tra l'offerta di Jindal e la manifestazione d’interesse della cordata italiana, incentrata solo sull'area a freddo, il governo ha anche aperto alla possibilità di una partecipazione pubblica nell’ex Ilva.

Ma resta la condizione per cui ci sia «un piano industriale solido e credibile».