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il conflitto

Putin avverte l'Europa: «Truppe in Ucraina significano guerra diretta con la Russia»

Alla vigilia del vertice dei BRICS il leader del Cremlino lancia un ultimatum alle capitali occidentali, assicurando però che Mosca non intende attaccare l'Europa

11 Settembre 2026, 23:40

Putin avverte l'Europa: «Truppe in Ucraina significano guerra diretta con la Russia»

L’avvertimento di Mosca l’eventuale schieramento di truppe europee in territorio ucraino verrebbe considerato da Mosca come un coinvolgimento diretto nel conflitto e un atto di guerra contro la Federazione russa. È l’avvertimento lanciato dal presidente Vladimir Putin nella serata di venerdì 11 settembre 2026 da New Delhi, dove è giunto per partecipare al 18° vertice dei Paesi BRICS.

Con una formula perentoria, il capo del Cremlino ha fissato una soglia invalicabile senza distinguere tra reparti da combattimento, istruttori militari o forze di rassicurazione destinate a intervenire solo al termine delle ostilità. Nella prospettiva russa, la mera presenza organizzata di soldati occidentali trasformerebbe il confronto in uno scontro diretto tra Mosca e gli Stati coinvolti.

Nel suo intervento alla vigilia del summit con i partner emergenti, Putin ha affiancato al monito una dichiarazione di tono distensivo: la Russia «non ha intenzione di minacciare l’Europa». Una narrazione a due livelli che, secondo il Cremlino, è già stata trasmessa al presidente statunitense Donald Trump tramite il consigliere Yuri Ushakov.

Nelle capitali occidentali, però, prevale lo scetticismo. Gli alleati europei e la NATO considerano la Russia una minaccia di lungo periodo per la sicurezza euro-atlantica, richiamando l’invasione su vasta scala iniziata il 24 febbraio 2022, la campagna di attacchi contro infrastrutture e le persistenti violazioni ibride dello spazio aereo alleato.

Il monito di Mosca si rivolge ai preparativi della Coalizione dei volenterosi, guidata da Regno Unito e Francia. I due Paesi stanno definendo l’architettura della Multinational Force for Ukraine (MNF-U), la cui catena di comando è stata affidata il 24 luglio 2026 a un generale britannico con quartier generale operativo a Parigi.

Le comunicazioni ufficiali della Coalizione — diffuse il 13 luglio e confermate il 24 agosto 2026 — precisano che il dispiegamento della forza multinazionale non è previsto nell’attuale fase di combattimento. L’eventuale contingentamento, a carattere esclusivamente difensivo, verrebbe attivato solo dopo un cessate il fuoco credibile e su formale richiesta del governo di Kiev, con il compito di garantire la sicurezza aerea, marittima e terrestre dell’Ucraina.

Dal punto di vista del diritto internazionale, infatti, Kiev ha pieno titolo sovrano a richiedere assistenza militare esterna per la protezione dei propri confini.

La scelta di pronunciare l’ultimatum da New Delhi risponde a calcoli geopolitici mirati. Nei colloqui bilaterali con il premier indiano Narendra Modi, Putin ha rimarcato i solidi legami economici ed energetici tra i due Paesi, a dimostrazione — nella lettura del Cremlino — del ruolo ancora centrale della Russia nello scacchiere globale nonostante le sanzioni occidentali.

La cornice dei BRICS consente inoltre a Mosca di proporsi al Sud globale come potenza in grado di contenere l’espansione della NATO. Sul fronte occidentale, il sostegno a Kiev resta confermato. Nella dichiarazione del vertice NATO di Ankara dell’8 luglio 2026, l’Alleanza ha stanziato 70 miliardi di euro per il 2026 in forniture e addestramento alle forze ucraine.

Parallelamente, il Consiglio europeo — nelle conclusioni del 18 giugno 2026 — ha ribadito l’intenzione dell’Unione Europea di garantire impegni di sicurezza di lungo periodo.

L’ostacolo ai futuri negoziati di pace La contesa sul possibile invio di truppe europee anticipa il nodo centrale di qualsiasi trattativa di pace: chi e con quali modalità assicurerà la sicurezza dell’Ucraina a guerra conclusa. Se per Kiev e gli alleati una presenza militare sul terreno è ritenuta indispensabile a prevenire nuove aggressioni russe, per il Cremlino rappresenta il tentativo di integrare di fatto l’Ucraina nell’architettura difensiva occidentale.

Alzando la posta prima ancora che un dispiegamento venga deciso, Mosca punta a dividere i governi europei e a condizionare le basi del futuro assetto di sicurezza regionale.