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A DUBLINO

Trump: «Nessun freno all'IA, chi vince questa corsa vince tutto». E poi insiste sulla riunificazione dell'Irlanda

Il presidente boccia ogni freno al settore, poi pressa la Fed sui tassi, chiede a Zelensky di fermare i raid sulle raffinerie russe e rilancia sull’unità d’Irlanda tra le proteste di Londra

13 Settembre 2026, 16:49

16:50

Trump: «Nessun freno all'IA, chi vince questa corsa vince tutto». E poi insiste  sulla riunificazione dell'Irlanda

“Chi vince la corsa all’intelligenza artificiale vince tutto”. Donald Trump lo ripete a margine dell’Irish Open, tra una buca e una dichiarazione, e lo fa nel giorno in cui il suo tour irlandese si trasforma in un mosaico di uscite che toccano l’economia globale, la guerra in Ucraina e persino la geografia politica del Regno Unito.

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il presidente americano rivendica il primato tecnologico degli Stati Uniti sulla Cina - “il Paese più avanzato al mondo”, dice - e boccia senza mezzi termini le richieste di un freno normativo al settore, arrivate nei giorni scorsi anche da alcuni dei big tech statunitensi preoccupati per uno sviluppo dell’IA che rischierebbe di sottrarsi al controllo umano. Trump parla di “forze negative” che vorrebbero rallentare la corsa, e chiude la porta a qualsiasi ipotesi di decelerazione: la partita con Pechino, per lui, si vince solo restando davanti a tutti.

Il tycoon non risparmia pressioni nemmeno sulla Federal Reserve, alla vigilia della riunione del board di politica monetaria. Dal green del suo golf club di Doonbeg chiede tassi “più bassi a livello globale” per gli Stati Uniti, ma la richiesta si scontra con un’inflazione che ad agosto resta al 3,4%, ben sopra il target del 2% fissato dalla banca centrale: uno scenario che rende più probabile un rialzo che un taglio.

Sulla guerra in Ucraina, Trump sollecita il presidente Volodymyr Zelensky a fermare gli attacchi contro le raffinerie russe, che secondo il presidente americano avrebbero ripercussioni sulle forniture globali di greggio e contribuirebbero alla crescita dei prezzi del petrolio.

Il capitolo più delicato resta però quello irlandese. Dopo le aperture di ieri a Farmleigh insieme al Taoiseach Micheal Martin, quando aveva definito l’unità dell’isola “una cosa fantastica”, Trump torna sul tema e lo definisce “naturale”, aggiungendo di “amare” i propri commenti. Il portavoce di Martin prova a smorzare, ribadendo che la linea del governo di Dublino sulla riunificazione resta invariata. Ma è sull’altra sponda del mare d’Irlanda che le parole del presidente scatenano più di una reazione: a Downing Street si ricorda che nessun referendum sarà convocato finché la maggioranza della popolazione nordirlandese non si esprimerà a favore, e diversi politici britannici bollano come “errate” le affermazioni di Trump. Il premier Andy Burnham è tra i più critici, e si guadagna una risposta piccata del tycoon — “lo dicono tutti, e poi le cose cambiano” — accompagnata da una stoccata fuori tema sulle turbine eoliche, da bloccare secondo Trump. Il presidente, di origini materne scozzesi, frena invece sull’ipotesi di un’indipendenza di Edimburgo, rinviando il tema a un’occasione futura.

Infine il Medio Oriente. Trump si dice convinto che l’Iran “desideri ardentemente” un accordo e ipotizza una fine del conflitto entro le elezioni di midterm, o poco dopo. Sul dialogo tra i Paesi del Golfo Persico e Teheran, il presidente si tira indietro: “Dipende da loro”.