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Droni e treni nel mirino alle porte della Nato: la guerra sfiora la Polonia e mette in allerta il Baltico
Sullo sfondo resta la fragilità del maggiore impianto nucleare d’Europa
La locomotiva brucia a pochi chilometri dalla Polonia; poche ore dopo, a Vilnius, un caccia Nato decolla per inseguire quello che si rivelerà uno stormo di uccelli. Più a sud, intorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, tornano le accuse di attacchi con droni. Tre episodi diversi descrivono la stessa realtà: la guerra russo-ucraina preme sulle frontiere orientali dell’Europa e restringe lo spazio tra un’azione militare, un falso allarme e un incidente capace di produrre conseguenze ben più ampie.
Il convoglio colpito a due chilometri dalla frontiera
Secondo Ukrzaliznytsia, la compagnia ferroviaria statale ucraina, un drone russo ha centrato la locomotiva di un treno passeggeri nella regione di Volinia, ad appena due chilometri dal confine polacco. Il personale e i viaggiatori erano stati fatti scendere prima dell’impatto e non sono stati segnalati feriti.
Nella stessa area, un altro velivolo senza pilota ha colpito nei pressi di Yahodyn, località che ospita uno dei principali valichi stradali e ferroviari tra i due Paesi. L’attacco, avvenuto a meno di un chilometro dalla frontiera, ha provocato un incendio in una stazione di servizio e coinvolto alcuni camion. Non risultano vittime.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha descritto l’azione come un attacco deliberato alla rete ferroviaria e alle attività economiche dell’Ucraina occidentale. Nel corso della notte, ha riferito il capo dello Stato, sono stati presi di mira anche impianti energetici, edifici residenziali e infrastrutture della regione di Odessa. Le cifre complessive sull’ondata di bombardamenti restano affidate alle parti in guerra e non sono verificabili in modo indipendente nell’immediato.
Mosca rivendica l’obiettivo ferroviario
Il ministero della Difesa russo ha confermato di aver colpito infrastrutture ferroviarie nell’Ucraina occidentale, sostenendo che fossero utilizzate per trasferire materiale militare proveniente dai Paesi europei. Mosca ha inoltre dichiarato di aver attaccato centri logistici e siti energetici nel sud del Paese.
La rivendicazione russa non chiarisce se la locomotiva del convoglio passeggeri fosse un bersaglio previsto o se sia stata raggiunta nell’ambito di un’operazione più ampia. Il raid mette comunque in evidenza la vulnerabilità di un sistema ferroviario divenuto essenziale dopo la chiusura dello spazio aereo civile ucraino. Dall’inizio dell’invasione su vasta scala, nel febbraio 2022, i treni hanno assicurato evacuazioni, collegamenti interni e accesso al Paese per capi di Stato, ministri, diplomatici e operatori umanitari. Le linee verso la Polonia rappresentano inoltre una delle principali vie attraverso cui transitano gli aiuti occidentali, sia civili sia militari.
Varsavia parla di escalation
La reazione polacca è stata immediata. Il ministro degli Esteri Radosław Sikorski, intervenendo da Kiev, ha definito gli attacchi vicino alla frontiera e contro il treno diretto verso Varsavia un’ulteriore escalation, chiedendo agli alleati di intensificare il sostegno all’Ucraina. Il premier Donald Tusk ha convocato una riunione dei responsabili della sicurezza nazionale per valutare le conseguenze dei raid.
L’attacco è rimasto sul territorio ucraino e non si configura quindi come un’aggressione armata contro la Polonia. Ma la vicinanza geografica riduce i margini di errore: un drone fuori rotta, un guasto alla navigazione o un’intercettazione tardiva possono trasformare rapidamente un bombardamento sull’Ucraina in un incidente nello spazio della Nato.
Vilnius, il drone che era uno stormo di uccelli
Poche ore dopo, un allarme apparentemente analogo ha coinvolto la Lituania, ma con un esito completamente diverso. Un oggetto rilevato nello spazio aereo del Paese è stato inizialmente classificato come possibile drone. Le autorità hanno sospeso in via precauzionale le operazioni all’aeroporto di Vilnius, mentre almeno un caccia della Nato decollava per effettuare l’identificazione visiva.
Il velivolo alleato è partito dalla base di Šiauliai, nel nord della Lituania, uno dei centri della missione di sorveglianza aerea della NATO sul Baltico. Nella base era schierata in quel momento anche l’Aeronautica militare italiana nell’ambito delle attività alleate di difesa dello spazio aereo regionale.
L’allerta è durata 38 minuti. Il Centro nazionale lituano per la gestione delle crisi ha poi comunicato che il presunto drone era in realtà uno stormo di uccelli. L’aeroporto è stato riaperto e non sono state adottate ulteriori misure. La maratona in corso nella capitale non è stata interrotta.
Zaporizhzhia, nuove accuse intorno alla centrale
Un terzo episodio ha riportato l’attenzione sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dalle forze russe dal marzo 2022. La direzione dell’impianto nominata da Mosca ha accusato l’Ucraina di aver condotto, dalla sera di sabato 12 settembre, dieci attacchi con droni contro le strutture utilizzate per l’addestramento del personale.
Secondo la stessa amministrazione, non vi sarebbero vittime e i danni sarebbero ancora in fase di accertamento. I livelli di radiazione sarebbero rimasti nella norma. L’attribuzione degli attacchi a Kiev non ha ricevuto una conferma indipendente e deve dunque essere considerata una dichiarazione della parte russa. L’Ucraina, a sua volta, accusa da tempo Mosca di militarizzare il sito e di creare rischi per la sicurezza nucleare.
Il centro di addestramento non ospita i reattori, ma svolge una funzione importante: prepara gli operatori e consente di simulare la risposta a condizioni anomale o d’emergenza. Un danno a queste strutture non equivale a un incidente radiologico, ma può indebolire nel lungo periodo la capacità organizzativa e tecnica necessaria per gestire una centrale in condizioni già eccezionali.
Tutti i sei reattori dell’impianto sono fermi e non producono elettricità dal 2022. Ciò non elimina il pericolo. Anche in arresto, una centrale necessita di alimentazione elettrica, sistemi di raffreddamento, monitoraggio costante e personale qualificato. Le interruzioni delle linee esterne hanno più volte costretto il sito a dipendere dai generatori diesel, considerati una soluzione di emergenza e non una condizione sostenibile.