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Il voto

La Svezia divisa a metà e l'incognita maggioranza: la sinistra sorpassa, ma l'ultradestra perde terreno

Nel duello tra Andersson e Kristersson pesa la flessione dei Democratici svedesi mentre i voti dall'estero mantengono aperto il risultato ufficiale

14 Settembre 2026, 07:35

07:40

La Svezia divisa a metà e l'incognita maggioranza: la sinistra sorpassa, ma l'ultradestra perde terreno

Stoccolma. La notte elettorale del 13 settembre 2026 lascia la Svezia sospesa in un limbo istituzionale. Dalle urne per il rinnovo del Riksdag non emergono né vincitori indiscussi né sconfitti certi: in un’Assemblea di 349 membri, anche un solo seggio può mutare gli equilibri di governo. La leader socialdemocratica Magdalena Andersson intravede un varco per tornare alla guida del Paese, mentre il premier conservatore uscente Ulf Kristersson invita alla prudenza in attesa del computo definitivo.

Sullo sfondo, si consuma l’arretramento dei Democratici svedesi, la cui ambizione di entrare direttamente nell’esecutivo appare oggi ridimensionata. 

Con circa il 94% delle schede conteggiate, l’alleanza di centrosinistra risulta di poco avanti: 49,4% contro il 49,1% attribuito al blocco uscente. La proiezione parlamentare dell’emittente pubblica SVT ha inizialmente assegnato 176 seggi alle forze che sostengono Andersson e 173 al centrodestra. Aggiornamenti successivi hanno tuttavia assottigliato il margine, prefigurando uno scarto potenziale di un solo deputato.

L’esito conclusivo dipenderà dal conteggio delle preferenze anticipate giunte in ritardo e dei voti degli svedesi all’estero, presi in carico dalle amministrazioni di contea per la verifica ufficiale prevista nel fine settimana.

Per Andersson, prima donna a ricoprire la carica di primo ministro in Svezia, il voto è il tentativo di riscatto dopo la strettissima sconfitta del 2022, quando la destra prevalse 176 a 173.

Pur mantenendo una linea di cautela nella notte elettorale, la leader socialdemocratica si è detta pronta ad assumere la responsabilità di formare il nuovo esecutivo. Il fronte d’opposizione riunisce Socialdemocratici, Partito della Sinistra, Verdi e Partito di Centro: quattro sigle accomunate dalla volontà di archiviare l’esperienza Kristersson, ma divise su fisco, mercato del lavoro e privatizzazioni nei servizi pubblici.

Il nodo principale riguarda l’incompatibilità tra le richieste del Partito della Sinistra, che esige un coinvolgimento diretto nel gabinetto, e la linea liberale del Partito di Centro, contrario a sostenere un esecutivo condizionato dall’ala più radicale.

In un Parlamento così frammentato entra in gioco la peculiarità del “parlamentarismo negativo” svedese: l’investitura del premier non richiede una maggioranza assoluta di sì, ma passa purché non si formi un blocco di almeno 175 no.

Una regola che favorisce governi di minoranza, ma impone ad Andersson negoziati accurati, a partire dall’astensione dei centristi, per scongiurare eventuali franchi tiratori. Sul versante opposto, Kristersson non concede la vittoria agli avversari e punta a verificare se nel nuovo Riksdag possa consolidarsi una maggioranza contraria a politiche economiche di impronta socialista. L’esecutivo uscente, nato nel 2022 grazie all’Accordo di Tidö tra Moderati, Democristiani, Liberali e Democratici svedesi (SD), aveva riconosciuto a questi ultimi un’ampia influenza in materia di immigrazione e sicurezza in cambio dell’appoggio esterno.

Nel corso della legislatura, la maggioranza ha rivendicato il calo delle domande d’asilo e una riduzione delle sparatorie legate alla criminalità organizzata. Nella campagna del 2026, però, l’attenzione degli elettori si è spostata su sanità, istruzione e potere d’acquisto, temi che hanno favorito le ricette redistributive del centrosinistra.

I Democratici svedesi di Jimmie Åkesson escono ridimensionati: dal 20,5% del 2022 scendono di circa tre punti, scivolando al terzo posto a livello nazionale. Sulla capacità negoziale di Åkesson, che puntava al Ministero dell’Immigrazione, hanno pesato anche le rivelazioni della vigilia sulla diffusione di propaganda filorussa da parte di un dipendente del partito in Parlamento, episodio “duramente condannato” da Kristersson.

La decisione di presentare domanda di adesione alla NATO fu formalizzata dal governo Andersson nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, e perfezionata nel 2024 sotto l’esecutivo Kristersson, a testimonianza di una continuità strategica al di là degli esiti dei negoziati politici.