Giudiziaria
Garlasco, la difesa di Sempio tra Dna, traccia 33 e la suola a pallini: sarà chiesto il rinvio a giudizio?
I legali difesa dell'attuale indagato per la morte di Chiara Poggi, a Roma riorganizzano le prove in vista della decisione della Procura di Pavia
Sul tavolo non c’è una prova sola, ma un mosaico di reperti vecchi di quasi vent’anni: profili genetici incompleti, una traccia di mano sulla parete delle scale e l’impronta di una scarpa che potrebbe diventare il punto decisivo. Mentre la Procura di Pavia si prepara a scegliere se chiedere il processo, la difesa di Andrea Sempio riunisce a Roma avvocati e consulenti per l’ultimo esame del fascicolo sull’omicidio di Chiara Poggi.
A Roma, lontano dalla villetta di via Pascoli e dagli uffici giudiziari di Pavia, il lavoro della difesa è entrato nella sua fase più delicata. Il vertice del 14 settembre 2026 è servito a mettere in ordine relazioni scientifiche, obiezioni metodologiche e possibili richieste istruttorie prima della decisione della Procura. Non un passaggio formale, ma una verifica complessiva della strategia costruita per contestare gli elementi raccolti contro Andrea Sempio, nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
Il termine indicato è quello del 28 settembre. Entro quella data, secondo quanto riferito da Fanpage.it, i magistrati pavesi dovranno scegliere se presentare al giudice la richiesta di rinvio a giudizio oppure domandare l’archiviazione. In entrambi i casi non si tratterà ancora di una decisione definitiva sulla responsabilità dell’indagato: l’ultima parola sul passaggio alla fase processuale spetterà al giudice per le indagini preliminari, nel rispetto delle procedure previste.
La distinzione è essenziale. Sempio è un indagato e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva. Sullo stesso omicidio esiste inoltre una condanna irrevocabile: quella inflitta ad Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, condannato a 16 anni di reclusione. La nuova inchiesta non cancella automaticamente quel verdetto e un eventuale processo a Sempio non produrrebbe, da solo, la revisione della posizione giudiziaria di Stasi. Si tratta di percorsi distinti, ciascuno sottoposto alle proprie regole e alle valutazioni dei giudici.
Il vertice di Roma e il lavoro dopo la chiusura delle indagini
La riunione romana ha coinvolto avvocati e consulenti incaricati di esaminare il materiale raccolto nell’inchiesta. Le indagini preliminari erano state dichiarate concluse il 7 maggio 2026, aprendo la fase nella quale la difesa ha potuto consultare il fascicolo e depositare memorie, documenti e valutazioni tecniche.
È in questo spazio processuale che il gruppo difensivo ha cercato di costruire una lettura alternativa rispetto a quella dell’accusa. Le consulenze hanno riguardato quattro aree considerate decisive: il DNA rilevato sulle unghie di Chiara Poggi, la cosiddetta traccia 33, la ricostruzione medico-legale della dinamica dell’aggressione e le impronte di calzatura repertate nella casa. Fra queste ultime, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla traccia ricondotta a una suola a pallini e associata, nelle ricostruzioni tecniche, a una scarpa Frau numero 42.
Il confronto non serviva necessariamente a produrre nuovi depositi, ma a valutare gli accertamenti compiuti anche dopo la consegna delle relazioni e a stabilire quali questioni sollevare qualora la Procura chiedesse il processo. Il vero terreno di scontro, infatti, non sarà soltanto l’esistenza delle singole tracce, ma il loro significato probatorio: quanto siano affidabili, se possano essere attribuite a una persona e, soprattutto, se siano realmente collegate all’azione omicidiaria.
Il DNA sulle unghie: compatibilità e limiti interpretativi
Il materiale genetico associato alle unghie della vittima è uno dei punti da cui ha preso forza la nuova indagine. Le elaborazioni più recenti hanno indicato una compatibilità tra una componente del cromosoma Y rilevata nei vecchi tracciati e la linea paterna della famiglia Sempio. La natura di questo risultato, tuttavia, richiede cautela: un profilo Y non identifica necessariamente un singolo individuo con la stessa capacità discriminante di un profilo autosomico completo e può essere condiviso da uomini appartenenti alla medesima linea paterna.
La perita nominata dal giudice, Denise Albani, ha associato il dato genetico alla linea familiare di Sempio, precisando però che gli esami non consentono di stabilire con rigore scientifico né quando il materiale sia stato depositato né attraverso quale modalità. Rimangono quindi aperte ipotesi differenti, dal contatto diretto al trasferimento mediato da un oggetto. Le unghie erano già state consumate durante le analisi eseguite negli anni precedenti: le valutazioni più recenti si sono dunque basate sui tracciati e sui dati allora ottenuti, non su un nuovo prelievo del reperto originario.
La consulente della difesa Marina Baldi ha definito il dato fragile, parziale e non individualizzante, richiamando la natura mista e incompleta dei profili e la presenza, su un altro dito, di un’ulteriore componente maschile non attribuita. La linea difensiva sostiene inoltre che il materiale genetico non dimostri un contatto violento, tantomeno un graffio prodotto dalla vittima durante una colluttazione. L’accusa, al contrario, dovrà spiegare se e come il dato possa essere inserito in un quadro indiziario unitario.
Il nodo non è soltanto stabilire se vi sia compatibilità genetica. Per assumere un peso determinante, il DNA dovrebbe essere collegato temporalmente e materialmente all’omicidio del 13 agosto 2007. Senza questa connessione, la traccia può costituire un elemento investigativo, ma la sua capacità di provare una partecipazione al delitto rimane oggetto di confronto tecnico e giudiziario.
La traccia 33 sulla parete delle scale
Un secondo fronte riguarda la traccia palmare numero 33, individuata sulla parete destra delle scale interne che conducono al locale nel quale fu trovato il corpo. Il reperto era stato acquisito già nel 2007, ma all’epoca era stato giudicato privo di dettagli sufficienti per un’attribuzione dattiloscopica utile. Nel maggio 2025 i consulenti della Procura hanno invece sostenuto di poterlo ricondurre ad Andrea Sempio, individuando una serie di corrispondenze con la sua mano.
La difesa contesta entrambe le premesse dell’impostazione accusatoria. Da un lato nega che la qualità della traccia permetta un’identificazione attendibile; dall’altro sostiene che la sua collocazione e le caratteristiche rilevate non consentano di collegarla alla dinamica dell’aggressione. È una differenza sostanziale: anche qualora una traccia fosse attribuibile, occorrerebbe comprenderne l’origine, tenendo conto che Sempio conosceva Marco Poggi, fratello di Chiara, e frequentava la casa prima dell’omicidio.
Per gli investigatori, invece, la posizione dell’impronta deve essere letta insieme alle altre evidenze repertate nell’area delle scale. L’ipotesi ricostruttiva è che l’autore del delitto abbia appoggiato una mano alla parete mentre si trovava vicino al punto dal quale il corpo era visibile. La difesa respinge questa interpretazione e considera la traccia estranea all’azione omicidiaria. Se il procedimento arriverà davanti a un giudice, sarà necessario verificare metodi di comparazione, qualità delle immagini, numero e affidabilità dei punti ritenuti coincidenti e rapporto fra il segno e le macchie presenti sulla parete.
L’impronta della scarpa Frau e la questione della larghezza del piede
La consulenza considerata più strategica dal gruppo difensivo riguarda l’impronta di una suola a pallini repertata nella villetta. La traccia è importante perché viene associata alle calzature indossate dall’assassino durante gli spostamenti sulla scena. Nei processi celebrati contro Alberto Stasi, le impronte di scarpa ebbero un ruolo nella ricostruzione complessiva accolta dai giudici della condanna.
Nella nuova indagine la Procura di Pavia ha affidato accertamenti anche all’antropologa forense Cristina Cattaneo, chiamata a valutare la compatibilità tra le caratteristiche del piede di Sempio e le tracce disponibili. Altri consulenti hanno ricevuto l’incarico di verificare se il disegno della suola possa effettivamente corrispondere a quello di una calzatura Frau di taglia 42.
Sempio ha dichiarato di calzare il numero 44. Secondo la consulenza difensiva, l’elemento determinante non sarebbe però il numero nominale della scarpa, che può cambiare fra modelli e produttori, ma la larghezza della pianta. I tecnici della difesa sostengono che il piede dell’indagato, indicato come largo circa 11,5-12 centimetri, non potrebbe essere contenuto in una scarpa la cui struttura interna arriverebbe a una larghezza massima di circa 9,2 centimetri. In precedenti dichiarazioni, i legali hanno riferito che la traccia sarebbe compatibile con un piede largo circa 9,5 centimetri, con un margine di tolleranza.
L’accertamento deve però confrontarsi con un limite documentale: non risultano conosciute con certezza le scarpe che Sempio possedeva il giorno del delitto, né la misura effettivamente utilizzata nell’agosto 2007. Per questa ragione la discussione non potrà essere risolta sulla base della sola dichiarazione relativa alla taglia, ma dovrà concentrarsi sulla morfologia del piede, sulle dimensioni della traccia, sull’eventuale deformazione prodotta dal movimento e sulle caratteristiche specifiche della calzatura ipotizzata.
Per la difesa, dimostrare l’incompatibilità significherebbe escludere Sempio da una delle tracce direttamente collegate all’autore dell’omicidio. Per l’accusa, al contrario, una compatibilità rafforzerebbe la lettura congiunta di impronta di scarpa, traccia palmare e materiale genetico. È proprio questa contrapposizione a spiegare perché gli approfondimenti sull’impronta siano proseguiti anche dopo il deposito delle prime consulenze.
Che cosa può accadere dopo il 28 settembre
La scelta della Procura segnerà il prossimo passaggio, non la conclusione del caso. Se i pubblici ministeri chiederanno il rinvio a giudizio, sarà fissata un’udienza preliminare nella quale la difesa potrà sollevare le proprie contestazioni e chiedere ulteriori verifiche, compreso un eventuale incidente probatorio su aspetti tecnici ritenuti non ripetibili o decisivi. Sarà il giudice a stabilire se gli elementi siano sufficienti per sostenere l’accusa in dibattimento.
Se invece verrà richiesta l’archiviazione, il fascicolo passerà comunque al gip, che potrà accogliere la domanda oppure adottare le determinazioni previste dal codice. Non esiste dunque alcun automatismo fra l’orientamento della Procura e l’esito giudiziario.
A quasi vent’anni dall’uccisione di Chiara Poggi, la difficoltà principale resta trasformare reperti già studiati, dati genetici parziali e immagini raccolte nel 2007 in prove capaci di reggere alle conoscenze scientifiche attuali e alle garanzie del processo. Il confronto di Roma ha chiuso il lavoro preparatorio della difesa. Il passaggio successivo si consumerà a Pavia, dove i magistrati dovranno decidere se le nuove acquisizioni meritino il vaglio di un’aula oppure se le obiezioni emerse impediscano di sostenere l’accusa oltre la fase delle indagini.