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Il caso del gioielliere

Roggero torna davanti ai giudici: «Avrei potuto essere meno impulsivo». Ora si decide sul differimento della pena

L'avvocato ha descritto il suo assistito come «dimagrito» ma «ancora battagliero», convinto che «la giustizia possa dargli qualcosa»

16 Settembre 2026, 12:11

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Roggero torna davanti ai giudici: «Avrei potuto essere meno impulsivo». Ora si decide sul differimento della pena

Mario Roggero, il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante l'assalto alla sua gioielleria nell'aprile del 2021, è tornato oggi davanti ai giudici. Questa volta al Tribunale di Sorveglianza di Milano, presieduto da Marcello Bortolato con giudice relatore Carmen D'Elia, chiamato a decidere sulla seconda richiesta di differimento della pena legata alla domanda di grazia rivolta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una prima istanza, presentata alla Sorveglianza di Torino, è stata rigettata due giorni fa.

Trasferito dal carcere di Bollate, dove è detenuto, Roggero ha varcato l'ingresso del Palazzo di giustizia sottraendosi alle telecamere. Ad assisterlo l'avvocato Stefano Marcolini, che ha depositato una memoria di una quindicina di pagine e ha chiesto al collegio di pronunciarsi nel merito, nonostante il precedente piemontese.

In aula, Roggero ha reso alcune dichiarazioni spontanee, riportate poi dal suo difensore: «Siamo tutte gocce nel grande oceano. Tutte le vite meritano rispetto. Quel giorno avrei potuto avere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo». Parole che l'avvocato ha definito l'inizio di un percorso di «rimeditazione critica», precisando però che il suo assistito non ha mai pronunciato i termini «pentimento» o «scuse». Dopo due mesi di detenzione, ha spiegato Marcolini, il gioielliere avrebbe avuto il tempo per riflettere su quanto accaduto.

Sulla vicenda si è confrontata anche la sostituta procuratrice generale Emma Gambardella, che vista la pronuncia già emessa a Torino ha chiesto che la nuova istanza venga dichiarata inammissibile. Di segno opposto la posizione della difesa, che ha insistito sulla possibilità per Milano di entrare nel merito della richiesta. Il collegio si è riservato: la decisione sarà depositata nei prossimi giorni, entro il termine di cinque giorni previsto dalla legge.

L'avvocato ha inoltre descritto il suo assistito come «dimagrito» ma «ancora battagliero», convinto che «la giustizia possa dargli qualcosa». Marcolini ha confermato l'intenzione di impugnare in Cassazione il rigetto della Sorveglianza di Torino, contestando in particolare il passaggio in cui i giudici piemontesi avrebbero definito un'eventuale decisione di merito una «invasione di campo» e una «intrusione della magistratura» rispetto a una prerogativa esclusiva del Capo dello Stato. Nel ricorso troverà spazio anche la mancata pronuncia sulla richiesta subordinata, quella della detenzione domiciliare.