Palestina
Sanzioni mirate a Israele e stop agli insediamenti illegali. Tajani: «Fermezza e azione»
Il ministro degli Esteri alla Camera ribadisce la condanna contro i coloni violenti e promuove un quarto pacchetto di misure europee. Al centro dell'agenda la soluzione dei due Stati e le sanzioni proposte contro il ministro israeliano Ben Gvir.
Sono 21 i Paesi che, insieme alla Commissione Europea, hanno firmato a fine agosto una dichiarazione promossa dall'Italia per condannare con forza il progetto di insediamento israeliano E1 in Cisgiordania. A questa cifra si aggiungono i 3 pacchetti di sanzioni Ue già sostenuti contro i coloni violenti, a cui l'Italia punta ora ad aggiungere un 4° pacchetto di cui si fa attiva promotrice. Infine, sono appena 7 i Paesi dell'Unione Europea ad aver annunciato misure nazionali autonome, una via che il nostro Paese ritiene inefficace. Partendo proprio da questi numeri, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha illustrato al question time alla Camera la strategia italiana, chiarendo subito che «Di fronte a quanto sta accadendo in Cisgiordania il governo ha scelto la linea della fermezza e dell’azione».
La diplomazia italiana punta tutto su un'azione comunitaria forte e coesa. Tajani ha sottolineato infatti che «Per colpire in modo mirato ed efficace le attività e le fonti di finanziamento dei coloni violenti servono misure a livello europeo». L'approccio isolato da parte dei singoli Stati viene respinto poiché le «Misure nazionali poggiano su basi giuridiche deboli, con il rischio di produrre effetti limitati e di essere facilmente aggirate». Il vicepremier ha rivendicato con orgoglio il ruolo pionieristico dell'Italia: «In Europa siamo stati tra i primi Paesi a sostenere sanzioni mirate nei confronti di Hamas e dei coloni responsabili di atti di violenza». L'attenzione rimane altissima anche sulle responsabilità politiche, tanto che il ministro ha ricordato di aver portato in Consiglio Affari Esteri «la proposta di sanzioni contro il ministro Ben Gvir che è ancora all’attenzione dei ministri», definendo i suoi comportamenti «del tutto ingiustificabili».
L'applicazione delle misure restrittive richiede tuttavia grande equilibrio. Il titolare della Farnesina ha avvertito che «Le sanzioni devono essere mirate contro chi fomenta l’odio e la violenza, senza colpire indiscriminatamente la società civile israeliana. Il rischio è di rafforzare gli estremisti». Sulle azioni contro i beni prodotti negli insediamenti, il confronto con i partner continua, nella convinzione che «Soltanto una risposta unitaria a livello europeo può garantire misure realmente efficaci e coerenti». Pur mantenendo con Israele «un dialogo franco e molto fermo sui principi», Tajani ha precisato che «Tenere aperto il confronto non significa rinunciare a far valere con chiarezza le nostre posizioni». A tal proposito, la condanna sulle azioni nei territori è assoluta: «L'espansione degli insediamenti è inaccettabile. Nessuno può tollerare le violenze dei coloni. Nessuno può giustificare iniziative che compromettono la prospettiva della soluzione a due Stati».
L'orizzonte politico a lungo termine rimane incentrato sulla necessità di «preservare l’unica prospettiva politica per una pace duratura: due Stati che possano vivere fianco a fianco in pace e sicurezza». Un traguardo che, secondo il ministro degli Esteri, deve necessariamente fondarsi «sul rafforzamento dell’Autorità Nazionale Palestinese, sul disarmo di Hamas e sul reciproco riconoscimento». Su questi pilastri l'Italia proseguirà il suo lavoro in Europa e con i partner regionali. Un impegno costante che, come annunciato dallo stesso Tajani in chiusura di intervento, «sarà anche il messaggio che porterò in tutti i miei incontri che farò la settimana prossima alle Nazioni Unite a New York e alla nuova riunione dell’Alleanza Globale per la soluzione a due Stati, che è un seguito diretto di quella che ho ospitato il 29 luglio a Roma con il Ministro saudita Faisal».