il caso
Polemica in Spagna: Mbappé, Vinicius e Konaté nascondono la maglia per Ceuta. «Non dimentico i migranti»
La stella francese chiarisce il gesto compiuto insieme ai compagni del Real prima della sfida con l’Elche: solidarietà alla città spagnola, ma senza cancellare la sofferenza umana dall’altra parte del confine
Nel tunnel del Martínez Valero una maglia bianca è diventata, in pochi istanti, qualcosa di più complesso di un simbolo di solidarietà. Kylian Mbappé, Vinicius Júnior e Ibrahima Konaté l’hanno indossata solo parzialmente prima di Elche-Real Madrid, lasciando coperta una parte del messaggio dedicato a Ceuta. La scritta era «Todos somos caballas». Caballas è il soprannome popolare degli abitanti di Ceuta, città autonoma spagnola sulla costa nordafricana. L’iniziativa “Todos somos caballas” è stata lanciata l’11 settembre 2026 dall’Asociación Valenciana de Empresarios (AVE), organizzazione guidata da Vicente Boluda Fos, presidente di Boluda Corporación Marítima ed ex presidente ad interim del Real Madrid nel 2009.
Secondo i promotori, la campagna vuole comunicare sostegno ai cittadini e alle imprese di Ceuta dopo la crisi migratoria cominciata il 30 luglio 2026, quando decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine del Tarajal provenendo dal Marocco. L’impatto sulla città, per dimensioni e rapidità, ha prodotto conseguenze sociali, economiche, amministrative e politiche che a metà settembre non risultavano ancora risolte. Il messaggio di fondo dell’iniziativa è che Ceuta non debba sentirsi abbandonata.
Il gesto ha acceso accuse e interpretazioni politiche. Poi Mbappé ha spiegato la propria scelta: sostenere la città senza dimenticare i migranti morti o intrappolati nella stessa crisi.
Un gesto preparato, un significato non condiviso
La sequenza del 15 settembre è durata pochi minuti, ma ha mostrato quanto sia difficile comprimere una crisi umanitaria e politica dentro una frase stampata su una maglia. Nel tunnel del Martínez Valero, poco prima della gara della sesta giornata della Liga, ai titolari di Elche e Real Madrid sono state consegnate le t-shirt bianche della campagna. Quasi tutti le hanno indossate normalmente. Mbappé, Vinicius e Konaté, invece, hanno scelto una modalità diversa.
Le immagini mostrano i tre calciatori entrare sul terreno di gioco con la maglia ripiegata sul busto. La parte superiore del messaggio risultava almeno parzialmente visibile, mentre la scritta collocata più in basso rimaneva coperta. Dopo la fotografia di squadra e il saluto agli avversari, i tre si sono tolti rapidamente l’indumento, prima rispetto alla maggior parte dei compagni.
Il silenzio iniziale dei protagonisti ha favorito letture molto diverse. Alcuni hanno visto nel comportamento dei tre madridisti una mancanza di rispetto verso Ceuta; altri lo hanno considerato un legittimo esercizio della libertà individuale. Nelle ore successive il dibattito si è spostato dal campo alla politica, dai programmi sportivi ai social network, attribuendo ai calciatori intenzioni che non avevano ancora espresso pubblicamente.
A interrompere questa dinamica è stato Mbappé. Parlando con il quotidiano AS, il francese ha chiarito di non aver voluto negare vicinanza alla popolazione della città autonoma. Ha spiegato di sentirsi solidale con Ceuta e con le vittime, ma di aver desiderato rivolgere un pensiero anche ai migranti morti e alle persone costrette a vivere in condizioni estreme. Il punto centrale del suo ragionamento è il rifiuto di stabilire una graduatoria del dolore: riconoscere la sofferenza dei residenti, senza cancellare quella di chi ha affrontato il confine o ha perso la vita nel tentativo di raggiungerlo.
La spiegazione di Mbappé
La posizione dell’attaccante nasce da una distinzione essenziale. Da un lato, Mbappé ha assicurato di non avere nulla contro i ceutí e di sostenere pienamente chi ha subito le conseguenze della crisi. Dall’altro, ha rivendicato la necessità di includere nella propria solidarietà tutte le persone coinvolte, anche quelle rimaste fuori dal messaggio ufficiale della campagna.
Il capitano della Francia ha riconosciuto che si trattava di una scelta difficile da comunicare, perché il gesto poteva essere scambiato per ostilità nei confronti di Ceuta. Ha tuttavia insistito sulla natura umanitaria della decisione: prima del calciatore, ha osservato, viene la persona. Il suo intento, nelle parole affidate ad AS, era trasmettere un messaggio di pace e auspicare una soluzione rapida della crisi.
La spiegazione non equivale automaticamente a quella di Vinicius Júnior e Ibrahima Konaté, che fino alla sera del 16 settembre non avevano illustrato pubblicamente le proprie motivazioni. Sarebbe quindi improprio attribuire ai due lo stesso ragionamento nei dettagli. È però significativo che tutti e tre abbiano adottato un comportamento simile e che il Real Madrid, secondo le ricostruzioni pubblicate in Spagna, abbia considerato l’episodio una scelta personale, maturata all’interno di uno spogliatoio composto da sensibilità differenti.
Nel caso di Mbappé e Vinicius, il gesto viene inevitabilmente letto anche alla luce del loro impegno pubblico contro il razzismo. Il brasiliano è stato protagonista di una lunga battaglia contro le discriminazioni negli stadi spagnoli; il francese è intervenuto più volte su questioni civili e politiche, sostenendo posizioni contrarie alla polarizzazione e ai movimenti che dividono la società. Questo retroterra non prova quale fosse l’intenzione dei tre al momento della consegna delle maglie, ma aiuta a comprendere perché abbiano potuto avvertire come incompleto un messaggio concentrato soltanto su una parte della tragedia.
La mobilitazione è passata rapidamente dal mondo imprenditoriale al calcio. Villarreal e Betis hanno aderito in occasione del loro incontro di campionato; il club andaluso ha inoltre annunciato una partita con l’AD Ceuta FC, con proventi destinati a Cáritas Ceuta. Successivamente l’iniziativa ha coinvolto altre società, tra cui Elche e Real Madrid. Non si trattava, tuttavia, di una campagna istituzionale della Liga o della federazione spagnola, bensì di un progetto privato accolto autonomamente dai club.