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PIETRACATELLA

Mistero della ricina, la svolta che cambia tutto: il veleno era in casa, sarebbe stato omicidio premeditato

Le prime indicazioni provenienti dalla Germania rafforzerebbero la pista dolosa. Restano da individuare il veicolo del veleno e chi lo avrebbe utilizzato

17 Settembre 2026, 17:46

17:51

Pietracatella, il giallo della ricina verso il duplice omicidio premeditato

Morte avvelenate: fonti, emersi elementi certi su omicidi

Per quasi nove mesi, nella casa di Pietracatella dove Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita trascorsero gli ultimi giorni di vita, gli investigatori hanno cercato una traccia capace di spiegare non soltanto che cosa le abbia uccise, ma come il veleno sia arrivato fino a loro. Ora, secondo fonti qualificate, sarebbero emersi elementi certi a sostegno della pista più grave: un duplice omicidio premeditato commesso con la ricina. Una svolta ancora affidata a indiscrezioni, in attesa delle relazioni ufficiali degli specialisti tedeschi.

La svolta costruita dalle analisi

Il fascicolo coordinato dalla Procura di Larino non nasce come un’indagine per omicidio. Dopo i decessi, avvenuti tra il 27 e il 28 dicembre 2025, l’ipotesi iniziale era quella di una tossinfezione alimentare. La direzione degli accertamenti è cambiata quando le analisi hanno individuato la ricina nei campioni biologici delle vittime.

A luglio è stata depositata una consulenza autoptica di oltre 900 pagine, nella quale la morte di Antonella e Sara viene ricondotta all’intossicazione provocata dalla sostanza. L’indagine principale, al momento contro ignoti, riguarda il duplice omicidio volontario; secondo le indiscrezioni emerse il 17 settembre 2026, gli elementi raccolti orienterebbero ora gli investigatori verso l’ipotesi della premeditazione.

Non si tratta ancora di una conclusione processuale. Le relazioni definitive attese dalla Germania dovranno chiarire quali tracce siano state effettivamente trovate, su quali reperti e con quale valore probatorio. Proprio l’incrocio fra i risultati biologici, gli alimenti sequestrati e i campioni ambientali potrebbe consentire di ricostruire il possibile veicolo dell’avvelenamento.

Il ruolo degli specialisti tedeschi

Gli accertamenti affidati al Robert Koch Institute sono iniziati a Berlino il 7 luglio 2026. Gli esperti incaricati dalla Procura hanno esaminato campioni prelevati durante le autopsie, sangue appartenente agli altri componenti della famiglia e alimenti sequestrati nell’abitazione di Pietracatella. Il lavoro è poi proseguito in Italia, con un sopralluogo congiunto nella casa e l’esecuzione di 131 prelievi ambientali, destinati a essere processati nei laboratori tedeschi.

Secondo fonti qualificate citate dall'Ansa, dagli specialisti tedeschi sarebbero giunte indicazioni informali compatibili con la pista del duplice omicidio premeditato. Sarebbero inoltre emerse anomalie riguardanti la possibile presenza di ricina su reperti o alimenti. Il condizionale resta indispensabile: soltanto le consulenze ufficiali potranno trasformare queste anticipazioni in dati utilizzabili nel procedimento.

La ricostruzione della Procura riguarda fatti collocati in un periodo anteriore e prossimo al 25 dicembre 2025, quando le due vittime cominciarono ad accusare i sintomi. Gli investigatori hanno valutato anche la possibilità che la sostanza sia stata assunta o somministrata in momenti differenti, circostanza decisiva per definire tempi, modalità e responsabilità.

Le audizioni e la pista alternativa

Parallelamente agli esami scientifici, la Squadra Mobile di Campobasso continua a ricostruire le ore precedenti ai decessi e le relazioni attorno alla famiglia. Il 16 settembre è stato nuovamente ascoltato l’infermiere, amico dei Di Vita, che aveva praticato alcune flebo in casa ad Antonella e Sara. Nei giorni precedenti erano state convocate altre persone vicine al nucleo familiare. Si tratta di audizioni investigative che, in assenza di contestazioni formali, non autorizzano attribuzioni di responsabilità.

La difesa di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, invita intanto a non scartare l’ipotesi accidentale. Il legale Vittorino Facciolla sostiene che questa possibilità debba essere valutata insieme alle altre e attende il confronto fra gli esiti sugli alimenti e quelli dei tamponi ambientali. È una lettura alternativa a quella che, secondo le fonti investigative, starebbe acquisendo consistenza.

Il punto fermo resta la causa delle due morti. Ciò che ancora manca è la risposta alle domande centrali: dove si trovava la ricina, come entrò in contatto con le vittime e se dietro l’avvelenamento vi fu una condotta deliberata. Le relazioni del Robert Koch Institute potrebbero segnare il passaggio dalle indicazioni investigative a una ricostruzione scientificamente documentata.