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l'indagine

Chi è l'uomo che sparava col fucile ad aria compressa alle donne del quartiere Prati a Roma

Il profilo del disoccupato che, convinto dal suo legale, si è costituito ai carabinieri: mistero sul movente, sette le sue (presunte) vittime

17 Settembre 2026, 18:45

18:50

Chi è l'uomo che sparava col fucile ad aria compressa alle donne del quartiere Prati a Roma

La confessione resa ai carabinieri e il sequestro della carabina hanno offerto una prima risposta agli inquirenti. Restano però da chiarire i colpi segnalati nella stessa strada e le misure di tutela per chi è stato ferito. Per Cristina Stillitano, giornalista e scrittrice raggiunta da un pallino metallico mentre camminava in via della Giuliana, il sollievo è durato poco. Dopo aver appreso che l’uomo indicato come responsabile si era presentato ai carabinieri ammettendo di aver sparato, ha scoperto che Edoardo Ciardiello Crescimanno era stato denunciato a piede libero ed era rientrato nella sua abitazione, a poca distanza dal luogo dell’aggressione. Per lei e per il marito, la fine della ricerca del presunto autore non ha coinciso con la fine della paura.

Il fatto risale a lunedì 14 settembre. Stillitano stava percorrendo via della Giuliana quando ha sentito un colpo al braccio sinistro, seguito da dolore e sanguinamento. Al pronto soccorso del Santo Spirito gli esami hanno evidenziato un proiettile metallico conficcato in profondità; la donna è stata poi trasferita al Cto della Garbatella, dove i medici lo hanno rimosso chirurgicamente. Secondo le informazioni finora disponibili, il pallino non avrebbe lesionato ossa, nervi o grossi vasi; la prognosi iniziale è stata di 15 giorni. Il reperto è stato acquisito per gli accertamenti balistici.

La svolta è arrivata nella serata di mercoledì 16 settembre, quando Edoardo Ciardiello Crescimanno, cinquantenne residente nella stessa via, si è presentato nella caserma della Compagnia carabinieri San Pietro con il suo legale, Giampaolo Balzarelli. Davanti alla pm Alessandra D’Amore avrebbe ammesso di aver sparato. Al termine degli atti è stato denunciato a piede libero per lesioni, indicate da alcune fonti come aggravate, e ha fatto rientro a casa.

La denuncia in stato di libertà non chiude il procedimento né equivale a una valutazione definitiva delle responsabilità. È la cornice processuale attuale, mentre Procura e carabinieri proseguono la raccolta degli elementi. Non risultano al momento misure cautelari a suo carico né contestazioni definitive per tutti gli episodi segnalati nell’area.

Rilievi 3D, tracciatura delle traiettorie e controlli in armeria

L’indagine si è mossa rapidamente. Dopo il ferimento, via della Giuliana è stata ispezionata dagli specialisti del Ris, dai carabinieri della Compagnia San Pietro e dal Nucleo investigativo di Roma. Sono stati effettuati rilievi tridimensionali per ricostruire la traiettoria del pallino e circoscrivere gli edifici dai quali potrebbe essere partito il colpo. Nella zona sarebbero stati rinvenuti altri proiettili e tracce compatibili con episodi analoghi.

Parallelamente, gli investigatori hanno vagliato i registri di vendita delle armerie del quartiere. Dalla mappatura sarebbe emerso che Ciardiello Crescimanno aveva acquistato una carabina ad aria compressa nei primi giorni di settembre in un negozio non distante da casa. L’incrocio tra l’acquisto, la residenza e i rilievi tecnici ha orientato l’attenzione sul cinquantenne, la cui costituzione è arrivata quando l’indagine lo stava già delineando come principale sospettato.

Nell’abitazione dell’uomo sono stati sequestrati la carabina ritenuta compatibile con il ferimento, un’ottica di puntamento e altre armi ad aria compressa o a molla. Gli accertamenti balistici dovranno verificare la corrispondenza tra il proiettile estratto dal braccio della giornalista e l’arma sequestrata, nonché l’eventuale utilizzo degli altri strumenti trovati. Il sequestro è un passaggio cruciale: le ammissioni attribuite all’indagato devono essere riscontrate con dati tecnici, traiettorie e reperti.

Le frasi attribuite al cinquantenne e ciò che resta da chiarire

Ciardiello Crescimanno avrebbe dichiarato di aver sparato senza un bersaglio specifico e senza l’intenzione di ferire, inquadrando il gesto come un’azione compiuta “per gioco” o “per divertimento”. Avrebbe anche sostenuto di aver esploso diversi colpi verso passanti scelti casualmente e di essersi fermato dopo essersi reso conto di aver colpito Stillitano. Secondo una versione circolata, sarebbe persino sceso in strada con l’idea di soccorrerla, per poi tornare indietro. Si tratta, tuttavia, della narrazione fornita dall’uomo agli inquirenti: spetterà all’indagine valutarne attendibilità e coerenza con i fatti.

L’assenza dichiarata di un movente non attenua la concretezza del gesto né spiega, da sola, la sequenza. Sparare dall’alto verso una strada frequentata introduce un rischio incontrollabile nello spazio pubblico: la traiettoria può deviare, il bersaglio può muoversi, il proiettile può raggiungere zone vitali o colpire persone diverse da quelle inquadrate. Gli investigatori devono dunque stabilire con esattezza il numero dei colpi, i momenti in cui sono stati esplosi, le posizioni di tiro e i possibili obiettivi.

Inoltre, non è ancora certo se tutte le segnalazioni raccolte in via della Giuliana siano riconducibili alla stessa persona e alla medesima arma. Le affermazioni dell’indagato, per quanto rilevanti, non sostituiscono la verifica puntuale di ogni episodio: per ciascun fatto servono una denuncia, un reperto o elementi coerenti su orario, luogo e dinamica.

La seconda donna e le segnalazioni precedenti

Il ferimento di Stillitano potrebbe non essere isolato. Dopo aver letto la notizia, Angela P., commercialista con studio nella zona, ha riferito ai carabinieri di essere stata colpita al polpaccio nel tardo pomeriggio di venerdì 11 settembre, mentre rientrava dalla palestra. Avrebbe prima avvertito uno spostamento d’aria all’altezza della cintura, quindi un colpo alla gamba: il proiettile l’avrebbe sfiorata, provocando dolore e un ematoma, senza conseguenze paragonabili a quelle riportate dalla giornalista (Il Fatto Quotidiano). La donna inizialmente non aveva collegato l’episodio a uno sparo; ha deciso di denunciare dopo aver riconosciuto analogie con quanto accaduto tre giorni più tardi nello stesso tratto di via della Giuliana. Il suo racconto è ora al vaglio degli inquirenti.

Commercianti e residenti hanno inoltre segnalato pallini esplosi contro passanti, serrande, vetrine e un albero. Alcune persone sarebbero state solo sfiorate. I carabinieri stanno verificando almeno sette episodi analoghi, un numero che non corrisponde necessariamente ad altrettanti fatti già accertati o contestati. È una distinzione decisiva: nella fase iniziale, le segnalazioni aiutano a delineare un possibile schema, ma devono poi essere suffragate da riscontri su ciascun caso.

Resta da capire anche se vi sia stata una selezione delle vittime. Prime testimonianze avevano fatto ipotizzare che a essere prese di mira fossero soprattutto donne o turiste; il cinquantenne avrebbe negato di “avercela con le donne” e parlato di tiri casuali. Anche qui, la risposta potrà arrivare solo dalla ricostruzione completa della serie e dall’identificazione di chi è stato colpito o sfiorato.

“Prima il sollievo, poi lo sconcerto”: la paura della vittima

Dal letto d’ospedale, Stillitano ha raccontato di aver provato inizialmente sollievo sapendo dell’individuazione del presunto responsabile. Un sentimento durato poco: apprendere che l’uomo era stato denunciato a piede libero e aveva fatto ritorno nella stessa via in cui lei è stata ferita ha trasformato il sollievo in apprensione. La giornalista riferisce dolore persistente, due dita intorpidite e difficoltà nei movimenti del braccio. A inquietarla non sono solo gli esiti clinici, ma anche la prospettiva di incontrare il cinquantenne e il timore per la famiglia, ora esposta pubblicamente. In diretta a Ore 14 su Rai 2, ha definito l’uomo una possibile “bomba nel quartiere”, contestando la distanza tra la gravità del comportamento ammesso e la possibilità per l’indagato di muoversi liberamente.