il caso
A Firenze piove a dirotto, infiltrazioni agli Uffici e una teca salva dall'acqua un quadro di Caravaggio
Oltre 45 millimetri d'acqua in un'ora penetrano dal lucernario della sala del Seicento: la barriera protettiva tiene e nessuna delle sette opere riporta danni
Firenze, centro storico: per alcuni minuti l’acqua piovana, spinta da un nubifragio di straordinaria intensità, ha oltrepassato la copertura del museo penetrando al di sotto del lucernario della sala espositiva. In un’ora si sono riversati oltre 45 millimetri di pioggia (45 litri per metro quadrato), mettendo a dura prova sistemi di smaltimento, giunti e serramenti della struttura.
Le rilevazioni del Servizio Idrologico e del Centro Funzionale della Regione Toscana confermano picchi eccezionali e concentratissimi: alla stazione dell’Orto Botanico sono caduti 37,1 millimetri in un’ora, con 28,1 millimetri in soli 15 minuti; la stazione di Boboli ha registrato 33,1 millimetri orari. Il fenomeno è stato accompagnato da raffiche superiori ai 39 chilometri orari, che hanno convogliato le masse d’acqua lungo traiettorie anomale, aggravando lo stress sulla copertura.
Malgrado l’infiltrazione, il Bacco di Caravaggio non è mai entrato in contatto con l’acqua: le gocce si sono fermate sulla superficie esterna della teca protettiva in vetro. Se l’umidità avesse raggiunto la tela, sarebbe stato necessario un intervento diagnostico e di restauro per verificare eventuali effetti sul supporto tessile, sugli strati preparatori, sui pigmenti e sulla cornice. In questo caso, la vetrina ha assolto pienamente alla propria funzione di barriera, isolando l’opera da un ambiente momentaneamente compromesso.
Il personale delle Gallerie degli Uffizi è intervenuto con tempestività, disponendo la chiusura provvisoria della sala del Seicento per effettuare controlli puntuali su tutti e sette i dipinti presenti. Le ispezioni hanno dato esito rassicurante: nessuna opera ha riportato danni. Completate le verifiche tecniche sul lucernario, il museo ha programmato la regolare riapertura della sala per la mattina del 18 settembre 2026.
L’allarme suscitato dall’episodio è direttamente proporzionale al valore dell’opera. Il Bacco appartiene alla stagione giovanile di Caravaggio, realizzato a Roma sotto la protezione del cardinale Francesco Maria del Monte. Donato nel 1608 a Ferdinando I de’ Medici per le nozze di Cosimo II, il dipinto fu rinvenuto nei depositi degli Uffizi nel 1913 e attribuito con certezza a Michelangelo Merisi dallo storico dell’arte Roberto Longhi. Celebre per l’iperrealismo della natura morta e per l’ambigua sensualità del giovane dio, il quadro è inserito nel percorso caravaggesco accanto alla Medusa, al Sacrificio di Isacco e ai capolavori di Artemisia Gentileschi e di altri maestri del Seicento.